Elizabeth Lim.
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IL SANGUE DELLE STELLE 2.
Volume 1. Parte 2.
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Titolo originale: SPIN THE DAWN. 2019.
Traduzione di: Laura Miccoli.
2021. Mondadori Libri, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Indice del Volume 1, Parte 2.
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PARTE SECONDA. IL VIAGGIO
PARTE TERZA. IL VOTO
RINGRAZIAMENTI
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Fine Indice.
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PARTE SECONDA.
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IL VIAGGIO.
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CAPITOLO 17.
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Essere nominata sarto imperiale avrebbe dovuto essere uno dei momenti pi felici della mia vita, ma l'accordo con l'imperatore gettava un'ombra sulla mia vittoria. Avrei dovuto compiacere Lady Sarnai. Altrimenti Baba e Keton sarebbero morti.
Non ero certo ansiosa di lavorare con la figlia dello shansen, ma mi aveva gi chiesto di creare scarpe fatte di vetro e casacche di carta... ed ero sopravvissuta.
Quanto avrebbe potuto essere difficile confezionare un altro abito?
Il cuore mi batteva fortissimo via via che mi avvicinavo alla Gran Sala delle Meraviglie. Era il salone per le udienze pi grande del Palazzo d'Estate, lungo quanto un ampio cortile e alto diversi piani; le scalinate erano intagliate e decorate con statue dorate di uccelli, elefanti e tigri. All'interno c'erano pareti ornate a mosaico (un dono degli amici di A'landi originari di Samaran), tappeti di un brillante rosso vermiglio che si stendevano a perdita d'occhio, finestre che splendevano nella luce del sole soffusa e tre sculture in giada disposte in bella vista che raffiguravano la dea Amana.
Edan si schiar la voce non appena comparve alle mie spalle. Sono felice di vedere che sei uscita da quel luogo ignobile.
Mi voltai per guardare in faccia lo stregone. Per una volta non c'era alcun sogghigno sulla sua bocca, n alcuna traccia di malizia nel suo sguardo. Al contrario, se ne stava l a braccia conserte a fissarmi con aria solenne.
Esitai. Hai davvero fatto in modo che tutti dimenticassero che sono una ragazza?
Pieg il capo da un lato. Qualunque cosa desideri Sua Maest sar fatto.
Come se nulla fosse? Aggrottai la fronte. Con un semplice cenno della mano. O schioccando le dita.
Edan si strinse nelle spalle. Aveva l'aria stanca e la zona intorno agli occhi era pesta e scura. Mi domandai se fosse proprio quella magia il motivo delle ombre che gli incupivano il volto.
 un po' pi complicato di cos si limit a dire. Prima che potessi ribattere, mi indic con un gesto il corridoio che conduceva alla sala principale. Vieni con me.
Lo seguii, ansiosa, avanzando sul tappeto come se mi stessi muovendo in mezzo a una boscaglia di rovi. Riconobbi qualche volto: il ministro Lorsa, Lady Sarnai e l'imperatore Khanujin. E anche Lord Xina, che, come mi aveva detto Ammi, era in visita a palazzo. Gli altri membri della corte mi erano sconosciuti: eunuchi, funzionari importanti e uno o due dignitari stranieri.
Continuavo ad aspettarmi che qualcuno gridasse:  una ragazza!  un'imbrogliona!. Invece era davvero come Edan aveva promesso: nessuno batt ciglio nel sentire pronunciare il mio nome, n nel vedere il mio volto.
Eppure ogni passo si faceva pi pesante del precedente. Quando finalmente raggiunsi il trono dell'imperatore respiravo a fatica, come se avessi camminato per cento miglia e non per cento passi.
La prova  giunta al termine annunci l'imperatore Khanujin mentre mi inginocchiavo di fronte a lui. Ho deciso di assegnare il posto di sarto imperiale a Keton Tamarin, il quale ricever un compenso di ventimila jen all'anno.
Ventimila jen all'anno! Per un momento mi concessi di rallegrarmi, sapendo che Baba e Keton non avrebbero pi patito la fame. Adesso ero un mastro sarto, e nessuno avrebbe pi potuto dubitare delle mie abilit.
Alzatevi, mastro Tamarin continu l'imperatore. Ora che servite il Figlio del Cielo come sarto dell'impero, siete un mastro del vostro mestiere agli occhi di tutti.
Mi sforzai di sorridere mentre mi alzavo. Grazie, Vostra Maest.
Grazie a voi, mastro Tamarin disse l'imperatore Khanujin. I ministri e i funzionari fecero eco alle sue parole. Lady Sarnai, mi avete chiesto di trovare il sarto pi talentuoso di A'landi per confezionare l'abito nuziale. Mastro Tamarin  ai vostri ordini.
Lady Sarnai non disse nulla. Come Edan, se ne stava in piedi alle spalle del trono dell'imperatore, ma stava fissando qualcosa - o qualcuno - con tanta intensit che il suo sguardo avrebbe potuto attraversare le pareti. Non riuscivo a vedere chi avesse catturato la sua attenzione, ma riconobbi la voce dell'uomo. Era profonda e ogni parola assomigliava a un ringhio.
Lo shansen desidera sapere quando si celebrer il matrimonio domand Lord Xina e se le condizioni poste da Lady Sarnai sono state soddisfatte.
Mi irrigidii, domandandomi se la nota di angoscia che avevo percepito nelle sue parole fosse solo frutto della mia immaginazione. Come doveva sentirsi, sapendo che le tattiche di Lady Sarnai per posticipare le nozze con l'imperatore erano fallite e che presto la donna che amava avrebbe sposato un altro uomo?
Potete riferire allo shansen che sua figlia ha richiesto un abito nuziale rispose senza giri di parole l'imperatore che verr confezionato da...
All'improvviso Lady Sarnai parl. Ci saranno tre abiti.
Distolse lo sguardo da Lord Xina e lo pos su di me. Nei suoi occhi c'era una luce che non mi piaceva affatto.
Un mormorio di terrore mi riboll nel petto. Lentamente, la figlia dello shansen scivol gi dai tre gradini del trono dell'imperatore fino al mio livello, arrivandomi cos vicina che sentivo la fragranza dell'olio di gelsomino che le profumava i capelli. Cos vicina che intravidi l'espressione confusa che le balen in volto quando mi guard bene.
Trattenni il fiato, sapendo esattamente che cosa stesse cercando di ricordare. L'incantesimo di Edan aveva funzionato per tutti gli altri, ma se Lady Sarnai...
A un tratto ammorbid l'espressione e scacci via qualunque pensiero l'avesse turbata. Non era importante quanto quello che voleva dire.
Conoscete per caso la leggenda del dio dei ladri? domand. Era cos abile che si vantava di poter rubare i figli di Amana: il sole, la luna e le stelle. Gli di risero di lui, ma non si fece scoraggiare. Cattur facilmente i primi due figli di Amana, ma le stelle... loro danzavano nel cielo ed erano difficili da prendere. Cos scagli loro contro delle frecce e ne colse l'essenza mentre sanguinavano nel cielo. Amana era cos furiosa che seppell il mondo nell'oscurit. La sua ira non si plac nemmeno quando il dio dei ladri ebbe restituito il maltolto.
Allora lui convoc il sarto del cielo perch facesse un regalo ad Amana. Aveva tenuto dei frammenti del sole, della luna e delle stelle e chiese al sarto di confezionare tre abiti, cos belli da accecare l'occhio di qualunque mortale. Il sarto riusc nell'impresa. Gli abiti erano talmente stupefacenti che Amana perdon il ladro e riport la luce sul mondo, ma soltanto per met del giorno: i frammenti che il ladro aveva dato al sarto per fabbricare gli abiti avrebbero impedito al giorno di tornare a essere un tutt'uno per sempre. Una lezione che ci insegna a non fare mai arrabbiare la dea madre.
Lady Sarnai fece una pausa e sulle sue labbra rosse prese forma un pericoloso sorriso. Voi siete il miglior sarto di A'landi, mastro Tamarin. Confezionate per me gli abiti di Amana.
Percepii il tono di scherno nella voce di Lady Sarnai e faticai a restare calma. Ogni sarto conosceva la storia degli abiti di Amana. E ogni sarto sapeva che nessuna mano umana era mai riuscita a confezionarli.
Uno intessuto con la risata del sole sussurrai. Un altro ricamato con le lacrime della luna e infine uno dipinto con il sangue delle stelle.
Immagino che avrete bisogno di affrontare un lungo viaggio comment Lady Sarnai con voce calma, per procurarvi i materiali necessari per ciascuna veste.
Ma, Vostra Altezza farfugliai, questi abiti appartengono al mito. Non si pu tessere la luce del sole in un filo, n quella della luna...
Ci avete mai provato?
Deglutii rumorosamente. No, Vostra Altezza.
Sono consapevole che molti hanno tentato di confezionare questi tre abiti e hanno fallito. Pregate che il vostro destino sia diverso.
Non avevano solo fallito. Erano scomparsi o morti: tutti inseguendo un'impresa impossibile da compiere. E per cosa? Intorno a quegli abiti erano nate cos tante leggende... Alcuni dicevano che Amana avrebbe concesso un desiderio - per quanto impossibile da realizzare - al sarto che fosse riuscito a confezionarli. Altri sostenevano che gli abiti avrebbero risvegliato un potere indicibile, tanto da provocare la fine del mondo.
Repressi un fremito. S, Vostra Altezza.
Mio padre arriver per la notte del sole rosso. Questo vi conceder un mese abbondante per ciascun abito. Sono sicura che l'imperatore vi abbia informato di quanto sia importante questo compito e di cosa accadrebbe se doveste fallire. Il suo tono si fece pi duro. Non deludetemi.
Tutte le risorse del palazzo saranno a vostra disposizione, mastro Tamarin disse l'imperatore, imperturbabile di fronte alle richieste di Lady Sarnai.
Ormai non stavo quasi pi ascoltando. Neanche con tutti gli jen del mondo avrei potuto comprare il sole, la luna e le stelle. Era una richiesta impossibile!
Lady Sarnai pieg il capo da un lato. Sembrate preoccupato, mastro Tamarin. Forse possiamo persuadere il Lord stregone ad aiutarvi.
Un brivido mi corse gi per la schiena. Lady Sarnai mi aveva gi chiesto di spiare Edan e adesso voleva che gli chiedessi di aiutarmi. Non poteva essere un semplice ripensamento, nei confronti di nessuno dei due.
Incrociai le braccia e mi inchinai, sperando che piegando il capo avrei nascosto il panico che cresceva dentro di me.
Lord stregone disse allora la dama, il mio giovane sarto sta per intraprendere un viaggio per procurarsi i materiali per i miei tre abiti. Pu contare sulla vostra assistenza?
Temo, Vostra Altezza rispose Edan con aria vagamente tesa, che mi sia impossibile allontanarmi dall'imperatore per un periodo prolungato.
Ah, non vi fidate a lasciare il vostro prezioso Khanujin insieme a me. Vi disturba che io non abbia ceduto ai suoi incanti, non  vero? Forse, se non sarete qui, le cose potrebbero andare diversamente.
Uno sguardo cupo attravers il viso dell'imperatore e udii un coro di esclamazioni soffocate alle mie spalle. Edan, per, mantenne la sua compostezza. Con tutto il rispetto, Vostra Altezza, devo rifiutare.
Lady Sarnai schiocc la lingua. Peccato. Potreste essere l'unico in grado di aiutare il povero mastro Tamarin, il quale trova la richiesta piuttosto scoraggiante.
Forse allora dovreste cambiarla. Edan serr la bocca in una linea sottile quando finalmente mi guard. Le abilit del sarto imperiale con ago e filo non hanno paragoni. Sono certo che potrebbe creare qualcos'altro in grado di compiacervi.
Sfortunatamente, ormai ho deciso concluse Lady Sarnai. Desidero gli abiti di Amana. Ripongo la massima fiducia nel fatto che mastro Tamarin abbia il talento necessario per confezionarli. Pensate a quanto resterebbe deluso Sua Maest se la tregua terminasse perch il nostro giovane sarto  morto prima di potermi cucire gli abiti nuziali.
Molto deluso. Fu l'imperatore Khanujin a parlare. Ma il Lord stregone  in grado di servire meglio il reame rimanendo al mio fianco.
I pugni di Edan si strinsero, ma la sua espressione non mut. Chin il capo ascoltando l'imperatore, che prosegu: Conferir con Edan questo pomeriggio su come soddisfare al meglio la vostra richiesta. Ora, se non c' altro, Lady Sarnai, io e i miei ministri abbiamo altre questioni di cui occuparci.
Mastro Tamarin, avete domande? mi chiese la dama.
No sussurrai, lievemente stordita.
Allora non c' altro. Lady Sarnai sorrise dolcemente e agit le mani per congedarmi. Con mia grande sorpresa, Edan mi segu.
Non posso venire con te sibil una volta che fummo all'esterno della sala.
Non ti ho chiesto di farlo tagliai corto. So che  un compito impossibile, persino per te.
Il suo viso si contorse in una maschera di collera. Non l'avevo mai visto arrabbiato. Mi spavent vedere quanto fossero diventati neri i suoi occhi: erano come l'onice, troppo scuri da penetrare. Non  impossibile;  una trappola per allontanarmi da Khanujin, per farmi imbarcare in un'impresa folle.
Allora andr da sola ribattei.
Digrign i denti. No, tu non capisci. L'imperatore ha minacciato di giustiziarti, se dovessi fallire. Ma non ne avrebbe bisogno.  molto probabile che rimarrai uccisa nella ricerca.
Uccisa. Come Finlei e Sendo. Erano morti al servizio di A'landi, proprio come avrei fatto io.
Mi morsi l'interno del labbro, ma non volevo lasciare che l'avvertimento di Edan mi dissuadesse. Confezionare gli abiti di Amana... Non l'ha mai fatto nessuno. Ho sempre creduto che fosse impossibile. Ma tu hai appena detto che non lo .
Ci non significa che dovrebbe essere fatto.
Allora aiutami dissi. Almeno dimmi: dove posso trovare una luce del sole cos pura da poterla filare? E una luce della luna cos densa da poterla intessere? E il sangue delle stelle... Non so nemmeno da dove cominciare con quello.
Ci ritrovammo ad attraversare uno stagno e Edan si ferm per sporgersi contro il parapetto del ponte di legno, arricciando le labbra. Cominciamo con il sole disse infine. Per i pochi fortunati che ne hanno visto uno, esiste un ragno di Niwa noto come il ragno dalla ruota d'oro. La seta delle sue ragnatele vale migliaia di jen all'oncia, perch  resistente al fuoco, fra le altre cose. Una caratteristica utile, quando si cerca di raccogliere la risata del sole.
Il petto mi riboll di speranza. Quindi, dove posso trovare un ragno di Niwa?
Nel deserto di Halakmarat. Sono rari, ma trovarne uno  solo il primo passo. Edan si scost dal ponte per guardarmi negli occhi. Dovresti andare via disse in tono pacato. Scappare.
Il suo tono di voce mi sorprese. Sembrava quasi... preoccupato. Mio padre e mio fratello contano su di me. Deglutii. Sua Maest ha detto che devo soddisfare le richieste di Lady Sarnai, altrimenti... La voce mi si spezz in gola. Li uccider.
Edan sospir. Allora verr con te.
Alzai lo sguardo, stupita. Pensavo avessi detto di non poter lasciare solo l'imperatore.
Non dovrei mi corresse. Nonostante il mio titolo, io stesso sono poco pi che un servitore aggiunse con amarezza. Un servo che ha bisogno del permesso di Khanujin per allontanarsi.
Prima che potessi chiedergli che cosa intendesse dire, prosegu. Aiutare te  il modo migliore per assicurarsi che non scoppi di nuovo la guerra. Inoltre, Sua Maest non ti negherebbe una scorta.
Arrossii. Neppure se quella scorta fossi tu?
Se formuler la richiesta con la giusta cautela, spero che non mi proibir specificamente di venire con te.
Perch non dovrebbe darti il permesso di andartene?
Edan fece una smorfia.  complicato. Io proteggo A'landi servendo l'imperatore. Se me ne andassi, Khanujin sarebbe vulnerabile. E a lui non piace esserlo.
Ma...
 tutto ci che devi sapere. Non ti intromettere nei miei affari, Maia. Ti troveresti in una posizione pericolosa.
Sembrava pi teso del solito. Ho intenzione di partire domani dissi allora.
Partiremo fra tre giorni mi corresse, tamburellando sulla lanterna a un'estremit del ponte. La luce tremolante fece sfarfallare l'acqua dello stagno.
Tre giorni? Aggrottai la fronte. Io non vedevo l'ora di andarmene dal palazzo, che stava iniziando ad assomigliare ogni giorno di pi a una gabbia.
Ho bisogno di tempo per i preparativi per il viaggio prosegu. Ti dar una lista di cose che ti serviranno.
So che cosa mi serve. La risata del sole, le lacrime della luna e il sangue delle stelle.
Esattamente ribatt Edan, senza cogliere il sarcasmo. Ci vuole un po' per mettere a punto un piano per procurarsi tutte quelle cose. Tu usa il tempo con saggezza. Fila o cuci, o fa qualunque altra cosa tu debba fare.
Non ho ancora niente da cucire... ed  per questo che devo partire il prima possibile.
Edan riflett sulle mie parole. Allora dopodomani mi concesse. Ti verr a cercare con la lista, quando sar pronto.

Fedele alla parola data, venne a cercarmi l'indomani appena dopo l'alba. Ero sveglia e stavo gi disegnando. A giudicare dal modo in cui inarc lievemente il sopracciglio, mi sembr colpito.
Ti sei svegliata presto comment.
Mi alzo sempre presto.
Ecco disse, porgendomi un pezzo di pergamena sottile.
Noci dalla cucina lessi con mia sorpresa. Noci?
Chiedi che ti diano le pi grosse. Me ne serviranno tre... no, prendine quattro. Continua a leggere.
Guanti, da confezionare a maglia con la seta del ragno...
Quelli dovrai realizzarli tu come prima cosa mi interruppe. Il deserto sar la nostra prima fermata.
Scarpe robuste, preferibilmente in pelle, con lacci solidi. Un tappeto con delle frange, di uno o due colori sar sufficiente. Aggrottai la fronte. Perch ci serve un tappeto?
Dovrai confezionare tu anche le scarpe e il tappeto rispose Edan invece di spiegarmi. Immagino che sarai impegnata.
Per ultimo, le forbici. Posai la lista. Posso chiederti una cosa? Perch Lady Sarnai  cos fissata con questi abiti incantati, se odia la magia?
Perch non crede che tu possa realizzarli rispose Edan, senza giri di parole. Spera che moriremo durante il viaggio. Poi, in tono un po' pi allegro, aggiunse: Non dovremo fare altro che dimostrare che si sbaglia, giusto?.
Nemmeno io sono sicura che si possano fare.
Dimmi. Per essere una ragazza con cos tanta immaginazione, perch sei cos scettica nei confronti della magia? disse allora lui.
Non sono scettica. Non pi. Solo che non mi fido.
Mi deludi mormor Edan. Dopo tutte le volte che ti ha salvato.
Tirai un sospiro profondo, sentendo di dovergli una spiegazione. Non mi fido nemmeno degli di, o quantomeno non credo che ci ascoltino. Mio padre prega Amana ogni mattina, ogni notte. Quando i miei fratelli sono partiti per la guerra pregavo anch'io - ogni dio, poi ogni fata, ogni spirito che mi venisse in mente - per chiedere che li riportassero a casa sani e salvi. Ma Finlei e Sendo sono morti, e Keton... Mi si form un nodo in gola, che mi strozz le parole. Lui  tornato a casa, ma potrebbe non camminare mai pi. Cosa  rimasto in cui credere?
 un'illusione pensare che gli di possano ascoltarti. Edan parl in tono gentile. Proprio come altri sono cos ingenui da pensare che la magia faccia miracoli. Non  sempre cos. Ma... Fece una pausa, abbozzando un ghigno. A volte, soprattutto nelle mani di uno stregone potente come me, i miracoli accadono. Forse nel nostro viaggio troveremo un modo per aiutare la tua famiglia.
Ripensai al modo in cui Edan mi aveva guarito la mano. Forse c'era davvero una speranza per Keton. E per Baba.
Il viaggio non dovrebbe durare pi di due mesi. Il che ti permetterebbe di avere altre tre settimane abbondanti per confezionare gli abiti, dopo il nostro ritorno.
L'idea di trascorrere due mesi da sola con Edan mi rendeva nervosa. Mi agitai come se fossi seduta su un puntaspilli. Magari potremmo unirci a una carovana.
Con degli sconosciuti? disse Edan. Meglio non attirare l'attenzione. Non dovrebbero esserci troppi predoni sulla Strada delle Spezie in questo periodo dell'anno, ma non possiamo correre rischi. Saremo pi veloci da soli. Quindi, anche se so che muori dalla voglia di abbandonare il tuo... mi squadr dall'alto in basso travestimento da uomo, potrebbe essere saggio mantenerlo ancora per un po'. Chin il capo da un lato, riflettendo. Anche se negoziare l'accesso al Passo Samarandano potrebbe essere pi semplice se tu fossi una ragazza.
Incrociai le braccia sul petto. Perch?
Potrei barattarti per almeno cinque cammelli mi prese in giro Edan. E rapirti di nuovo dopo qualche ora, prima che il mercante ti prenda come una delle sue mogli.
Feci un passo indietro. Non ci pensare nemmeno...
Va bene, fai il ragazzo. Nascose un sorriso di fronte alla mia angoscia.
Posso farcela dissi, ansiosa. Dove andremo?
Ai tre angoli del continente rispose Edan. Per la luce del sole andremo a ovest, attraverso il Passo Samarandano fino al cuore del deserto di Halakmarat; poi a nord, al confine di Agoria, per trovare la luce della luna; infine, per le stelle, a sud, alle Isole Dimenticate di Lapzur, nel lago Paduan. Si volt verso la porta. Acquisteremo tutto ci che ti servir per confezionare quanto scritto sulla lista. E, Maia... Indugi, pronunciando il mio nome. Porta le forbici.
Ho detto che lo far.
Mi stavo solo assicurando che non lo dimenticassi. Mi strizz l'occhio. Ti serviranno.
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CAPITOLO 18.
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Per una volta Edan non mi si avvicin di soppiatto. Arriv puntuale ai cancelli del palazzo all'alba dell'indomani, conducendo due cavalli robusti e ben nutriti, gi caricati e sellati.
Aveva abbandonato il solito abbigliamento tutto nero per una tunica di un verde spento che gli calzava male e dei pantaloni che avevano visto giorni migliori. Aveva i capelli nascosti sotto un mantello di mussola fulva, con alcuni riccioli ribelli che fuoriuscivano dal cappuccio. Diversi sacchetti di pelle gli pendevano dalla cintura, aveva una bisaccia gettata sulla spalla sinistra e sotto il braccio stringeva una pila massiccia di libri tenuti insieme da una cinghia.
Ti riconosco a malapena senza gli abiti eleganti di corte dissi. Non pensavo che possedessi altro, a parte i soliti abiti di seta nera.
Ho pensato che fosse saggio non apparire troppo benestante ribatt Edan, soffocando uno sbadiglio. E preferisco approfittare di qualunque opportunit per dormire qualche minuto in pi, piuttosto che sprecare tempo a vestirmi bene. Non sono un tipo mattiniero.
Lo vedo.
Il sole stava iniziando a penetrare il manto di nebbia che ci avvolgeva. Edan caric i libri sul dorso del suo cavallo, poi gett uno sguardo oltre la spalla.
Dovremmo andare disse. Le guardie ora sono mezze addormentate e preferirei non dover sprecare altra magia o affrontare il loro interrogatorio quando sono attente e vigili.
Quindi non aveva detto a Sua Maest che sarebbe venuto con me.
Mi aiut a montare in sella e mi porse un paio di cinghie di pelle. Tira indietro per fermarti, a sinistra o a destra per voltare. Non lasciarle andare.
Afferrai le redini. Come fai a sapere che non sono mai salita a cavallo prima d'ora?
Mi fece notare quanto fossi rigida seduta sulla sella e il fatto che stavo conficcando i piedi nel corpo del povero cavallo. Rilassati e dai un bel calcio con i tacchi quando vuoi partire. Non addormentarti, altrimenti cadrai.
Annuii e accarezzai timidamente la criniera del cavallo. Aveva un manto di un intenso color ambra, come le sabbie del deserto che avremmo attraversato. Come si chiama?
Zucca.
E il tuo?
Edan rivolse un sogghigno al proprio cavallo, il quale era di gran lunga pi grosso del mio e aveva uno splendido manto nero e la criniera argentata. Grazia Coraggiosa.
Ovviamente borbottai mentre saltava in sella con un balzo elegante e si metteva in marcia.
Diedi a Zucca un calcetto, ma lui nitr e cerc di disarcionarmi, prima di partire con uno strattone. Mi aggrappai, oscillando goffamente mentre si metteva al trotto. Almeno sapeva di dover seguire Edan.
Sembr trascorsa un'eternit quando Edan annunci che avremmo fatto una pausa. Non ne faremo molte altre dopo oggi mi avvert.
Non sono... stanca dissi, con il fiato corto. Possiamo... andare... avanti.
Edan mi lanci un'occhiata smaliziata. Cinque minuti. Siediti con la schiena dritta e riprendi fiato.
Piegai il collo all'indietro e mi sgranchii le gambe, gi doloranti dopo una sola ora di cavalcata. Con mio grande sconforto, notai che eravamo appena usciti da Niyan! Vedevo ancora in lontananza la sagoma sfocata del Palazzo d'Estate, minuscolo come una farfalla, con i suoi tetti dorati e spioventi e i cancelli scarlatti che sembravano due macchioline lucenti davanti alla vasta citt. Trattenni il fiato. Quanti giorni mancano per arrivare al Passo Samarandano?
Tre rispose Edan. Ma di questo passo, forse sette.
Feci una smorfia sofferente.
Scambieremo i cavalli per dei cammelli, una volta arrivati l. Il deserto di Halakmarat ha inizio ai confini estremi di A'landi; dovremo addentrarci un po' nel deserto se vogliamo sperare di trovare un ragno dalla ruota d'oro. Si frug in una tasca alla ricerca della mappa. E ancora di pi per raggiungere il Tempio del Sole.
Scrutai la mappa, incredula. Due mesi non basteranno per compiere questo viaggio.
Fidati di me disse Edan, arrotolando la mappa. Sar un po' tirato, ma ho tenuto conto di una o due... scorciatoie. Not il mio scetticismo. Scorciatoie magiche. Vedrai.
Inspirai, assaporando la fresca brezza proveniente dal fiume Jingan. Lo spero.
La Grande Strada delle Spezie iniziava come una via ampia. Pi la percorrevamo, pi si stringeva, ma Edan era costantemente dieci passi avanti a me, quindi non si pose mai il problema di cavalcare fianco a fianco. Quasi subito ci eravamo lasciati alle spalle i pochi mercanti locali che spingevano le loro carriole, e il traffico si sarebbe diradato ancora di pi, dato che dovevamo imboccare la biforcazione meridionale della Strada che attraversava il deserto di Halakmarat, meno frequentata e battuta.
Quando finalmente smisi di preoccuparmi ogni minuto della possibilit di cadere da Zucca, tirai fuori con ambizione i miei attrezzi da cucito per imbastire il primo abito per Lady Sarnai. Una impresa vana. Era impossibile avere la mano ferma avanzando a dorso di cavallo.
Frustrata, smisi di cucire e osservai il panorama che cambiava intorno a me.
Via via che viaggiavamo verso l'entroterra il sole mi bruciava la schiena, le zanzare mi pungevano le dita cos spesso che mi prudevano da matti e la fresca brezza del fiume era sparita. Avrei dovuto sentirmi distrutta, ma il panorama mi lasciava senza fiato. Rocce rosse quanto il sole al tramonto, lucertole che scattavano fra le dune smussate, con gli occhi che sporgevano ogni volta che si fermavano a fissarmi, e alberi che si facevano sempre pi piccoli, finch non rimasero solo le radici a serpeggiare sulla terra grezza.
Ci fermammo per accamparci prima del tramonto ed ero talmente esausta che mi addormentai subito dopo aver piantato la tenda.
Quando mi svegliai la notte stava gi svanendo e i primi raggi di sole facevano capolino all'orizzonte, filtrando fra le pieghe della mia tenda. Rotolai su un fianco e aprii la bisaccia in cerca del pennello e di un pezzo di pergamena.
Cari Baba e Maia,
in questi giorni penso sempre di pi a Finlei e a Sendo, ora che sono in viaggio sulla Strada. La notte scorsa ho dormito sotto le stelle per la prima volta da quando se ne sono andati dopo la guerra. Mi sono svegliato una o due volte nel cuore della notte, sicuro che Finlei mi avesse avvolto una coperta sulle spalle e che Sendo fosse l al mio fianco a confortarmi con una delle sue storie... come faceva sempre quando facevo un brutto sogno. Ma intorno a me c'era solo sabbia, e il silenzio spettrale di questa terra desolata.
Sollevai il pennello, non volevo continuare la lettera in un tono cos malinconico. In fondo alla pagina disegnai un'immagine del mio cavallo, le dune di sabbia e le lucertole. Meglio non menzionare Edan, che era svanito nella propria tenda appena dopo cena e non si era ancora svegliato.
Non avremo acqua per giorni nel deserto. Immaginate un po'! Io, cresciuta in riva al mare di Porto Kamalan, nel deserto! Mi manchi cos tanto, Baba. E, Maia: trentotto passi.
Piegai la lettera in due. Un soffio di sabbia si radun nella piega mentre infilavo la lettera nella bisaccia. Ero rimasta nel deserto gi abbastanza a lungo da sapere che era inutile cercare di ripulirla.
Sgattaiolai fuori dalla tenda e posai la testa all'indietro sulla sabbia, per osservare le stelle che sbiadivano. Il ricordo della morte di Finlei e Sendo mi aveva fatto venire nostalgia di casa e l, mentre vagavo per il mondo sconfinato, in un certo senso mi sentivo pi vicina a Baba e a Keton di quanto non mi fossi sentita a palazzo. Stranamente, nonostante fossi costretta a tornarvi per finire gli abiti di Lady Sarnai, non mi ero mai sentita cos libera.
Avevo davanti altri due mesi di viaggio. Iniziai a contare i giorni, incerta su che cosa mi attendesse.
Il Passo Samarandano giaceva al margine del deserto di Halakmarat, contrassegnato da due rocce sporgenti. In apparenza non era altro che un'enorme distesa di sabbia, alberi spogli ed erba appassita, tuttavia al suo interno sorgeva una piccola cittadina commerciale. L scambiammo i cavalli per dei cammelli. Non fui triste nel salutare Zucca: dopo quattro giorni in sua compagnia avevo le cosce e le ginocchia bluastre per i lividi, tanto che ormai era doloroso anche solo camminare.
Vedendo il deserto di Halakmarat all'orizzonte - e quanto fosse grande il sole da quelle parti - avvertii un fremito di eccitazione. Non ero mai stata cos a ovest nel regno di A'landi! Avevo gi visto molto pi mondo di quanto avessi mai osato sognare.
Andiamo disse Edan. Abbiamo un paio di fermate da fare.
Si mise il cappuccio e io lo imitai. I venti qui soffiavano forte, portando con s la sabbia del deserto, e l'aria arida mi irritava la pelle.
Il mercato era costituito da un unico, lungo agglomerato con una locanda all'estremit. Sbirciai dentro una bottega che vendeva riso glutinoso avvolto in foglie di palma e brocche di latte di datteri per i viaggiatori che si preparavano a addentrarsi nel deserto. Il prezzo dell'acqua mi fece strabuzzare gli occhi. Edan non si ferm a comprarne e mi domandai come ne avremmo trovata altra. D'altro canto, non avevo mai visto il Lord stregone fermarsi a riempire la borraccia, eppure chiss come era sempre piena.
Dove stiamo andando?
A fare provviste.
Aggrottai la fronte e guardai alle mie spalle. Ma il mercato  da quella parte.
Edan mi ignor, dirigendosi verso l'osteria.
Non preoccuparti mi rassicur. Questo  uno dei locali pi rispettabili. Non sono permesse le risse e tutti sono obbligati a indossare la camicia.
Sorrisi nervosamente mentre un gruppo di uomini ubriachi ci urtava per passare. Questo mi fa sentire molto meglio.
Non avevo mai visto una folla di uomini cos variegata. Mercanti, giocatori d'azzardo, soldati e persino uno o due monaci. Circa un terzo di essi erano a'landani, un buon numero era composto da agoriani e alcuni, notai con un sussulto, sembravano balardani: barbari che avevano combattuto contro A'landi per anni. Erano stati loro ad aiutare lo shansen nella sua campagna contro l'imperatore Khanujin.
Edan indic un uomo che beveva da solo, in un angolo. Il miglior mercante di pelle in citt. Va' a parlare con lui. Devi fabbricare un paio di scarpe. Mi tocc la spalla e mi si avvicin. Un consiglio per negoziare: non sorridere cos tanto. Lo fai quando sei nervosa, ma questi mercanti penseranno solo che tu sia una stupida.
Aggrottai la fronte. Dove stai andando?
Dai mercanti di seta rispose, dirigendosi verso un gruppo di uomini che giocavano a carte.
Sbuffai: avrei preferito di gran lunga contrattare con i venditori di seta.
Scacchi? mi domand il mercante di pelle quando mi fermai accanto al suo tavolo. Stava gi preparando i pezzi per la prossima partita.
Mi grattai una puntura di zanzara sul braccio e ignorai la proposta. Gli scacchi erano sempre stati il gioco preferito di Finlei, non il mio; per non ero cos male. In effetti, in tutta Porto Kamalan, Finlei era l'unico che riusciva a battermi.
Sfoderai la mia pi fiera espressione da negoziatrice. Mi hanno detto che avete della pelle da vendere.
Questa  un'osteria, ragazzo ribatt il mercante. Aveva una faccia uguale ai prodotti che vendeva: dura, con un sacco di grinze. Se non sei qui per giocare, non sono dell'umore per fare affari.
Mi accomodai sullo sgabello di fronte a lui. Era come ai vecchi tempi. Di solito i mercanti che passavano per Porto Kamalan erano troppo stanchi per fare i difficili, anche se avevo dovuto trattare con i peggiori fra loro. Allora che ne dite di una partita? Se vinco io, mi darete una striscia della vostra pelle migliore. Gratis.
Devi avere della sabbia negli occhi. Il mercante rise e bevve un altro sorso di vino. Mi ricordava Longhai, ma era evidente che dietro le sue chiacchiere amichevoli c'era l'intenzione di fregarmi. Non mescolo mai gli affari con il piacere.
Nemmeno per questa? Tirai fuori una sacca di jen che mi avevano dato a palazzo e allentai il laccio quanto bastava per mostrare al mercante il contenuto.
Spalanc gli occhi. L ce n' abbastanza per comprare venti strisce di pelle, ragazzo.
Oh, adesso preferite venderla?
Allora fiss la sacca con avidit. Nemmeno per sogno.
Bene. Otterr una striscia di pelle gratis. E dimostrer a Edan che so contrattare meglio di lui. Iniziate voi.
Mentre faceva la sua mossa, esaminai la mia parte di scacchiera. Gli scacchi sono una battaglia fra due eserciti; catturare il generale dell'avversario significa vincere. Finlei era stato un vero maestro e l'unica maniera di batterlo era fargli credere che stesse per vincere fino all'ultimo momento, quando si accorgeva di non riuscire a penetrare le difese che avevo predisposto intorno al mio generale.
La strategia funzion. Fu una bella lotta, ma riuscii a battere il mercante senza grossi problemi. Cercando di non pavoneggiarmi troppo, mi arrotolai la striscia di pelle nuova di zecca sotto il braccio e andai a cercare Edan.
L'osteria si era riempita ancora di pi. Ovunque c'erano uomini che gridavano: Altro cibo! Altro vino! ai ragazzi della servit, i quali si destreggiavano fra otri di vino e ciotole di spaghetti di riso fumanti, e anche chi era gi ubriaco urlava, recitando pessime poesie a voce pi alta di quanto fosse necessario. Ma mentre mi facevo strada nel caos, una risata familiare risuon fra gli schiamazzi di diversi uomini intenti a scommettere dietro un paravento di bamb.
Il cuore mi sobbalz nel petto. Norbu?
Un cappello di paglia gli copriva i capelli e portava un abito molto pi grezzo di quelli che indossava a palazzo, ma avrei riconosciuto quella sagoma - e quella risata - ovunque.
I suoi occhi dalle palpebre pesanti si posarono su di me e mi affrettai a distogliere lo sguardo, ma non fui abbastanza veloce. Norbu si era accorto che lo stavo fissando. Sollev appena gli occhi e la sua bocca si incurv in un ghigno che mi fece venire la pelle d'oca sulle braccia.
Sussurr qualcosa ai balardani al suo fianco per poi sgattaiolare fuori dalla sala delle scommesse. Con il cuore che batteva all'impazzata cercai di seguirlo, ma quando riuscii a farmi strada in mezzo alla calca Norbu era sparito.
Inoltre, avevo trovato Edan... o meglio, l'avevo sentito. Era sul retro, con le gambe lunghe distese sul tappeto, a ridere, bere e giocare a carte con i mercanti di seta. Feci per raggiungerlo, ma Edan finse di non vedermi.
Avete sentito? gli stava dicendo uno dei mercanti. L'imperatore Khanujin  malato. Nessuno lo vede da giorni. Non esce mai dalla sua stanza.
Come al solito, il mio compagno di viaggio sfoder un sorriso imperscrutabile, che poteva non avere alcun senso oppure poteva significare che sapeva qualcosa di cui nessun altro era a conoscenza. Be' comment, ignorandomi, dobbiamo sperare che la salute di Sua Maest migliori prima che parta per il Palazzo d'Autunno.
S ribatt il mercante in tono solenne. Mi ricordo che da bambino era sempre malato. Correva voce che il padre fosse lieto che il principe Khanujin fosse il secondo nella successione al trono. Non avrei mai creduto che il ragazzo ce l'avrebbe fatta ad arrivare all'et adulta. Prego che sposi Lady Sarnai in fretta e che abbia un erede.
Edan rispose: S, una preghiera per la salute di Sua Maest.
Il mercante di seta lo abbracci.  sempre un piacere fare affari con te, Gallan. Cerca di non pagare troppo la prossima volta.
Pagare troppo? gli feci eco non appena Edan mi raggiunse. Usc dalla porta sul retro, dirigendosi verso una stalla per ritirare la merce acquistata.
Quell'uomo non sa di cosa parla rispose. Ho ottenuto tutto questo per duecento jen. Con gli omaggi dei miei amici del tavolo da gioco.
Esaminai il suo premio: dieci iarde di seta grezza. Hai barato?
Uno stregone non rivela mai i propri segreti ribatt Edan con fare misterioso.
Io direi che qualcuno ti ha ingannato. Incrociai le braccia. Avrei potuto ottenere tutto questo per cinquanta, a Porto Kamalan. Sarebbe stato meglio se avessi lasciato a me il compito di trattare con i mercanti di seta.
Il sorrisetto gli scomparve dalle labbra. Con l'aria piuttosto imbronciata, mi domand: E tu quanto hai pagato?.
Allora fu il mio turno per sfoderare un sorrisetto. Tirai fuori la mia mercanzia. Tutta la pelle che ci serve. Ottima qualit. Gratis.
Gratis?
Ho vinto a scacchi. In modo onesto e leale.
Ricordami di non sottovalutarti. Edan sorrise, con un'aria vagamente orgogliosa.
Sentii le guance arrossire, ma non gli restituii il sorriso. Mi guardai intorno, per assicurarmi che fossimo soli, poi domandai: Chi  Gallan?.
Uno dei miei tanti nomi rispose con indifferenza. Non chiamarmi Edan quando siamo lontani da palazzo.
Perch no? Come dovrei chiamarti?
In qualunque altro modo. Esit, d'un tratto pensieroso. L'imperatore non sar stato felice della mia partenza. Potrebbe inviare qualcuno a cercarmi. O peggio, se si spargesse la voce che sono in viaggio, lo shansen potrebbe cercare di catturarmi.
Deglutii, a disagio. Devo dirti una cosa: ho visto Norbu proprio adesso. Nella locanda.
Norbu? Edan inarc un sopracciglio.
Annuii. Pensavo che fosse stato giustiziato.
Potrebbe avere corrotto qualcuno per uscire di prigione riflett. Con la sua ricchezza e la sua reputazione, non sarebbe la prima volta. Non devi preoccuparti di lui, comunque. Non si ricorder che sei una donna.
Non era per quello che ero preoccupata. Era insieme a un gruppo di balardani.
Scroll le spalle.  probabile che li abbia assunti per portarlo fuori da A'landi. A seconda di come  scappato, i soldati dell'imperatore potrebbero essere sulle sue tracce. Noi siamo l'ultimo dei suoi problemi. E, cosa pi importante, lui  l'ultimo dei nostri.
Speravo che avesse ragione.
Feci un lungo sospiro e lanciai uno sguardo al cielo. Il sole ora stava tramontando, un cerchio di un cremisi intenso e ardente. Nell'arco di tre mesi, quando il sole sarebbe stato rosso fuoco, lo shansen sarebbe arrivato al Palazzo d'Autunno e l'imperatore Khanujin e Lady Sarnai sarebbero convolati a nozze.
Un promemoria su quanto fosse limitato il tempo a mia disposizione.
Dopo che Edan ebbe recuperato i cammelli, li guidammo fuori citt e ci accampammo nei pressi di un piccolo stagno oltre il Passo Samarandano. L'acqua era bassa e ricoperta di mosche, ma riempii comunque le borracce fino all'orlo. Edan mi aveva avvertito che il suo incantesimo sulle borracce non sarebbe durato molto attraverso il deserto e lo stagno sarebbe stato l'ultima fonte sicura di acqua per giorni.
Quell'espressione preoccupata ti rimarr per sempre scolpita in volto, se non la smetti di aggrottare la fronte mi fece notare mentre me ne stavo seduta a gambe incrociate, intenta a tagliare della stoffa per il corpetto di uno degli abiti.
Facile per te dirlo ribattei. Non sei tu quello che deve compiere un'impresa impossibile per compiacere Lady Sarnai. Scommetto che sta contando i giorni che mancano al momento in cui potr emettere la mia sentenza di morte.
Be', l'imperatore Khanujin di certo non mi accoglier a braccia aperte se fallirai. Gli ho disubbidito per venire con te.
Era vero, e non gli avevo dimostrato la mia gratitudine.
Posai il colletto sul grembo. Ho sentito che quel mercante ha detto che Sua Maest  malato.
Edan fece scrocchiare le nocche, cosa che non gli avevo mai visto fare. L'imperatore Khanujin  incline ad ammalarsi, di tanto in tanto. I tuoi di veglieranno su di lui.
Non dovresti tornare indietro per guarirlo?
Tirando a indovinare, direi che  pi arrabbiato che indisposto.
Non capivo che cosa intendesse dire, ma il suo tono di voce teso mi suggeriva di non indagare oltre. Be', grazie per essere venuto con me.
Ringraziami dopo che avrai confezionato gli abiti.
Scossi la testa. Continuo a credere che non sia possibile. Gli di vivono in un mondo separato dal nostro spiegai. I nostri mondi non si toccano.
Tranne che con la magia mi corresse. Non mentivo quando ho detto che gli abiti di Amana posso davvero essere realizzati.
Hai anche detto che non si dovrebbe.
Vero disse Edan. Quegli abiti hanno un enorme potere: un potere che non dovrebbe esistere nel mondo mortale. Ma  un bene che tu sia riluttante. Questo potrebbe salvarti la vita.
Non l'avevo mai visto cos serio. Stai cercando di spaventarmi?
No. Il ghigno sulle labbra di Edan non mut. Voglio che tu sappia che alcuni viaggi hanno una fine, ma non questo. Questo viaggio ti cambier. In maniera irrevocabile.
Non accade con tutti i viaggi?
Non  la stessa cosa. Si chin in avanti. Anch'io, un tempo, sono partito alla volta delle stelle.
E che cosa hai trovato?
La sua voce si fece tremendamente sinuosa. Questo  solo l'inizio.
Si alz e se ne and. Se mai dovessi cambiare idea e volessi tornare indietro, dillo. Non mi opporr.
Che vuol dire che  solo l'inizio? gli urlai dietro.
Ma naturalmente non rispose.
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CAPITOLO 19.
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...
L'indomani Edan aveva di nuovo il solito umore giocoso e, con mio sollievo, non disse nulla riguardo alla conversazione della notte prima. Ero impaziente di riprendere il viaggio. Prima avessimo portato a termine la missione, prima sarei potuta tornare a palazzo per confezionare gli abiti e liberarmi del pesante fardello di dover assicurare la pace per A'landi.
I cammelli erano pi veloci dei cavalli e molto pi piacevoli da cavalcare. Non mi dava fastidio nemmeno la puzza. Mi ci volle un po' per abituarmi alla gobba, ma il mio cammello - una femmina che avevo chiamato Latte - faceva molto meno lo schizzinoso rispetto a Zucca.
Latte? comment Edan quando gli dissi il nuovo nome del cammello. La sua sagoma si stagliava scura e asciutta contro il sole. Il mio lo chiamer Piedineve. Indic il pelo bianco sugli zoccoli del suo.
Che ne dici di Pestilenza? suggerii bonariamente.
Le labbra di Edan si incurvarono in un sorrisetto. Adesso mi prendi in giro, eh?  un bel passo avanti.
Allungai la mano per accarezzare le piccole orecchie a forma di petalo di Latte. Le lunghe ciglia color miele sbatterono quando le toccai e un brontolio irritato le sfugg dalle strette fessure delle narici. Mi rimisi a sedere composta, come se mi avesse rimproverato. Latte camminava con un'andatura abbastanza regolare da permettermi di tirare fuori il blocco da disegno e iniziare ad abbozzare l'abito del sole. Ricordai di aver aiutato Mama a disegnare un vestito per la statua di Amana di casa nostra, quando ero piccola, ma realizzare l'abito da zero sarebbe stato diverso rispetto a adattarne uno per una statuetta. I racconti dicevano poco su come fosse fatto l'abito di Amana, fatta eccezione per la sottana, che sfolgorava come i raggi del sole. Questo indizio mi bast per iniziare a buttare gi qualche idea.
Via via che ci inoltravamo nel deserto di Halakmarat il sudore mi gocciolava gi per la curva del collo. Non ero fatta per il deserto, come i cammelli... o come Edan, a quanto pareva. Mentre io soffrivo e mi arrossavo sotto il sole, la sua pelle liscia e bronzea non sudava nemmeno.
E cos iniziai a farmi domande su di lui. Come me, Edan teneva la bisaccia sempre attaccata al fianco. Solo che la sua era piena di fiale che contenevano polveri e liquidi vari di cui non riuscivo nemmeno a pronunciare il nome. Come i miei fili e i miei aghi, pensai. Ciascuno di noi era maestro nella propria arte.
Stavo iniziando a capire che i suoi occhi cambiavano colore a seconda dell'umore. Neri quando era arrabbiato, con le iridi cupe come nubi temporalesche. Gialli quando usava la magia, con le pupille tonde come due lune piene. Azzurri quando era tranquillo, come il cielo chiaro sopra di noi.
Pensavo che ora che eravamo compagni di viaggio avrei scoperto di pi sul suo passato, ma lui era diventato ancora pi misterioso. Spariva sempre al crepuscolo ed era sempre sveglio prima di me, nonostante avesse affermato che detestava alzarsi presto. E negli ultimi giorni aveva sempre l'aria esausta.
Sei silenzioso gli feci notare.
Parlare riduce la mia energia rispose Edan, voltando una pagina del suo libro. Tra tutti i territori, il deserto  quello che mi piace meno.
Perch?
 arido. E ventilato. E poi c' il sole. Il deserto  il luogo in cui il suo potere brilla al massimo dello splendore, in cui ti ricorda quanto tu sia piccolo e insignificante. Con il tempo brucer via tutto ci che hai, dalla speranza alla dignit, fino alla tua stessa vita. Si ferm, torcendo le labbra in una smorfia contrita. Immagino di aver trascorso troppo tempo nei deserti.
Trovai la forza di sorridergli. Il calore era davvero intenso. Pensavo che non credessi negli di di A'landi.
Non sono a'landano ribatt Edan. Ma il sole  venerato in molte terre.  una divinit brillante, brutale. E ora ci troviamo nel cuore del suo regno.
C' sempre stato un deserto qui? Ho sentito dire che un tempo A'landi era circondato da foreste.
Edan mise gi il libro, mentre il sole calante ci lasciava in balia delle ombre. Era quasi il tramonto. Perch lo chiedi?
Perch... La voce mi si affievol. Pensavo lo sapessi. Sembra che tu sia gi stato qui...
Sono stato in molti posti.
Cos hai detto risposi, ricordando di aver pensato che fosse troppo giovane per aver compiuto cos tante imprese e che le sue vanterie non fossero altro che aria fritta. Ora non ne ero pi cos sicura. Quando sei stato qui?
Nei suoi occhi balen un raggio di sole, poi si volt, sorridendo. Pi ti racconto, meno mi troverai affascinante.
Alzai gli occhi al cielo, ma una sensazione di calore mi solletic il collo. Io non ti trovo affascinante.
Ah, allora c' ancora meno da dire.
Non avevo intenzione di arrendermi cos facilmente. Ho sentito dire che hai servito la famiglia dell'imperatore Khanujin per tre generazioni.
Non  carino chiedere l'et a un uomo ribatt Edan, divertito. Perch all'improvviso sei cos curiosa nei miei confronti?
Spronai Latte per avanzare di qualche passo, finch non ci trovammo al suo fianco. Mi balen nella mente un ricordo del piccolo flauto e del cavallino di legno che avevo visto nelle stanze di Edan: che fossero tracce del suo passato, del ragazzino che un tempo doveva essere stato?
Pensavo che ci saremmo conosciuti un po' meglio dissi. Non abbiamo molte alternative, in fatto di compagnia.
Ah, avresti dovuto portare con te pi libri da leggere, allora. Vuoi uno dei miei?
Fui davvero tentata di prenderlo e lanciarglielo in testa. Senti, se hai intenzione di proteggermi per i prossimi due mesi, potrebbe essermi utile sapere che cosa sai fare.
Chin il capo da un lato, pensieroso. Non sento n il caldo n il freddo, tranne che in condizioni estreme... Ho una vista eccezionale per un umano. Il mio udito  particolarmente sensibile e il mio senso dell'olfatto  sopra la media - il che mi rende molto perspicace quando si tratta di magia - ma non ho il senso del gusto. Ecco, ora sai pi cose sugli stregoni di quasi chiunque altro al mondo.
Sbattei le palpebre. Questo non mi dice nulla, sul serio. Da dove vieni...
Da nessuna parte e da ogni parte mi interruppe Edan, allungando la mano verso la bisaccia. Poi mi lanci la borraccia. La voce ti sta diventando rauca.
Era lo stesso t al sapore di zenzero che mi aveva costretto a bere in altre occasioni. Solo che il sapore era un po' pi forte. Mi leccai le labbra e feci una smorfia. Non hai il senso del gusto. Non mi stupisce che ti piaccia tanto bere questo t disgustoso.
Chi ha detto che  t? Edan si strofin le mani, godendosi la mia espressione inorridita. Lo zenzero si usa spesso nelle pozioni. Sieri della verit, pozioni d'amore...
Che cosa sto bevendo? chiesi ansimando.
Riprese la borraccia e ne bevve un sorso. T allo zenzero.
Digrignai i denti. Sei impossibile.
Sei cos ingenua. Rise e ripose la borraccia. Non avrei mai bisogno di usare un siero della verit su di te, Maia. Non riusciresti a mentire nemmeno per salvarti la vita.
Non posso dire lo stesso di te.
S, be', in un certo senso  vero.
Il modo in cui pronunci quelle parole era quasi triste. Gli lanciai un rapido sguardo, aveva dei cerchi scuri sotto gli occhi azzurri e vitrei.
Hai l'aria stanca dissi.
La maggior parte degli stregoni pi potenti ha problemi a dormire. Nulla di cui tu debba preoccuparti.
Che cosa ti tiene sveglio la notte? domandai. Non sei mai nella tua tenda.
Una nube gli oscur il volto. Demoni e fantasmi. Con un sorriso debole, aggiunse: E il fatto che non ho abbastanza libri da leggere.
I venti soffiavano sempre pi forte, sollevando la sabbia del deserto fino a farmi prudere ogni punto del corpo. Perfino quando respiravo inalavo pi sabbia che aria.
Questo mi sembra un buon posto per accamparci disse d'un tratto. Smont dal cammello.  in arrivo una tempesta di sabbia. Se ci fermiamo adesso, eviteremo il peggio.
Piantammo le due tende e mi infilai nella mia, certa di aver rovesciato una libbra di sabbia soltanto togliendomi il mantello.
Hai fame? mi domand Edan, seguendomi all'interno. Srotol quella che sembrava una piccola tovaglia, poco pi larga di una scacchiera. Non possiamo usarla troppo spesso: la magia va preservata. Ma ho pensato che dovremmo premiarci dopo una buona giornata di viaggio. Si sedette a gambe incrociate sulla sabbia. Immagina ci che vorresti mangiare e batti le mani una volta.
Lo fissai, incredula.
Provaci. Lo farei io stesso, ma non sono granch come cuoco, dal momento che sono quasi privo del senso del gusto.
Se mi fossi trovata di fronte Keton, mi sarei preparata per qualche scherzo. Mio fratello mi prendeva sempre in giro per il mio appetito, soprattutto quando eravamo poveri e avevamo poco da mangiare. Se solo tu potessi ricavare degli spaghetti di riso da tutto quel filo che tessi, non patiremmo pi la fame.
Ma Keton non era qui; era a casa con Baba. Quanto speravo che stesse migliorando. Quanto speravo che potesse di nuovo prendermi in giro, se mai fossi riuscita a tornare a casa.
Edan aspettava, cos chiusi gli occhi e immaginai la zuppa di pollo di mia madre, fumante, con erba cipollina e zenzero, i ravioli preferiti di Keton con l'olio piccante e abbastanza dolci da durarmi una settimana: panini al cocco al vapore, focaccia fritta, riso glutinoso con noci e albicocche a fette. Oh, e acqua. Brocche traboccanti di acqua.
Battei le mani. E aspettai.
Sentii profumo di zenzero. Allora aprii gli occhi e rimasi a bocca aperta: tutto ci che avevo immaginato era comparso di fronte a me.
Ti sei lasciata un po' prendere la mano comment Edan, con un cenno di approvazione.
Il cibo strabordava dalla tovaglia. ... reale?
Mi porse una ciotola. Controlla tu stessa.
Le mani si incurvarono intorno alla ciotola e una pungente fitta di fame mi contorse le viscere. Raccolsi un raviolo, diedi un morso all'impasto, masticai, ingoiai. Sentii le spalle sciogliersi per la soddisfazione e mangiai avidamente, senza disturbarmi a fare altre domande.
Edan rise di me.
Che c' di cos divertente?
La tua faccia. Raccolse una manciata di datteri e uva passa. Non ho mai visto nessuno cos famelico dalla fine della Grande Carestia. Forse saresti dovuta diventare un assaggiatore di corte, invece che un sarto.
Non posso farci niente se tu non senti i sapori. Mandai gi una cucchiaiata di zuppa, poi mi avventai su uno dei panini al cocco.
Mi accorsi che Edan non stava toccando il pollo. Masticava la frutta lentamente, come se stesse rimuginando su qualcosa.
Allora posai il panino al cocco. Sei cresciuto ai tempi della Grande Carestia?
Era un altro tipo di carestia comment Edan. La mia matrigna era una pessima cuoca e mio padre un contadino terribile. Sono cresciuto quasi come un selvaggio, mangiando erba e sabbia. E patate dolci, quando riuscivo a trovarle.
Era la cosa pi intima che mi avesse mai raccontato sul suo passato.  per questo che non mangi molto?
No,  solo che non sono affamato quanto te mi prese in giro. Mangia. Basta parlare di carestie.
Quando allung la mano su un pezzo di focaccia, un braccialetto d'oro gli sbuc da sotto la manica. No, non era un braccialetto. Era un bracciale rigido da polso liscio, senza ornamenti n gioielli. Non l'avevo mai visto prima, le maniche gli coprivano sempre i polsi. Che fosse il talismano che aveva detto di non potermi mostrare?
Hai accennato al fatto che gli stregoni incanalano la magia attraverso i talismani esordii. Ho notato che l'imperatore Khanujin indossa sempre un amuleto con un uccello inciso sopra. Lui non  uno stregone. Che cos'?
Edan affond le dita nella sabbia pallida. Qualcosa che lo protegge rispose con noncuranza.
Perch gli serve un amuleto? Pensavo fosse compito tuo proteggerlo.
 mio compito servirlo mi corresse Edan.  diverso.
Guardai di nuovo il polso di Edan e mi domandai ancora cosa fosse il bracciale dorato. Ripresi in mano la mia ciotola, mandando gi un boccone prima di avere il coraggio di chiedergli: Faresti qualunque cosa, se te lo chiedesse?.
Edan si irrigid. Il pane giaceva sul suo grembo, intonso. Sembrava essersene dimenticato... o forse aveva perso l'appetito. Sono venuto qui con te, no? Nonostante lui mi avesse detto di non farlo.
Aggrottai la fronte. Questo dimostra solo che sei bravo a sottrarti agli ordini diretti.
S borbott Edan, pi a se stesso che a me. Sfortunatamente, Khanujin ha imparato a essere piuttosto preciso quando parla.
Quindi devi ubbidirgli?
S.
Altrimenti?
Basta con le domande per oggi, xitara disse Edan.  quasi buio e, al contrario di quanto pensi, ho intenzione di ritirarmi nella mia tenda. Si alz, tirandosi su il cappuccio. Attenta a serpenti e scorpioni. Fece una pausa. Ma dimmelo se vedi qualche ragno.
Poi spar nella sua tenda.
Quella notte non vidi nessun ragno.
. . . .
Giunti al settimo giorno nel deserto, capii perch Edan odiava tanto quel posto. Ogni respiro era una fitta ai polmoni e la pelle mi bruciava cos tanto che perfino muoversi era un'agonia. Edan era diventato brutale nel razionamento di cibo e acqua, cosa che mi lasciava perplessa. Avevo visto quali erano i poteri della sua tovaglia. Avrei potuto immaginare secchi e secchi di acqua fresca e frizzante. Qualunque cosa potesse placare la sete.
Dobbiamo proprio conservare l'acqua in questo modo? lo supplicai.
La magia scarseggia via via che ci addentriamo nel deserto.
Migliorer?
Pi o meno.
Pi o meno. Mi strofinai il collo, che era indolenzito. Mi faceva male la testa e la gola bramava un po' d'acqua, ma mi rifiutavo di mostrarmi debole. Non volevo che rallentassimo per colpa mia.
Perci rimasi sorpresa quando, poche ore prima del tramonto, Edan dichiar che ci saremmo fermati e accampati. Di solito era irremovibile sulla necessit di viaggiare fino al calar delle tenebre.
Non c'era nulla di speciale nel posto in cui ci trovavamo. Per quanto riuscivo a vedere non c'era altro che sabbia, ma qualcosa aveva messo Edan di buonumore.
Frug nella bisaccia in cerca di un barattolo vuoto.
A che cosa serve quel barattolo? domandai. La mia voce era irriconoscibile. Secca e gracchiante.
Per la caccia al ragno rispose Edan, come se fosse la cosa pi naturale del mondo. I ragni dalla ruota d'oro sono estremamente rari, ma ho la sensazione che la fortuna sia dalla nostra parte.
Come faremo a trovarne uno?
Tenendo gli occhi aperti. Si distese sul ventre, raccogliendo una manciata di sabbia per poi lasciarla cadere a cascata fra le dita. Ci stiamo avvicinando.
 come cercare un ago in un pagliaio.
Lascia fare a me, allora.
Mi riparai gli occhi con la mano. La sabbia scottava. Ti brucerai se rimarrai l a lungo.
Io non mi brucio ribatt. Ma tu s. Cerc nella bisaccia un barattolino minuscolo con il coperchio e me lo lanci.  una pomata. Non ce n' molta, ma il calore all'inizio peggiorer e tu non sei abituata alla vita nel deserto. Mettitene un po' e bendati il viso per ripararlo dal sole. Fidati di me, ti aiuter.
La pomata profumava di cocco, con un tocco di miele e rosa. Con cautela, me ne misi un po' sul naso e sulle guance. La sensazione di disagio svan. Aveva davvero lenito le scottature. Arricciai le labbra, commossa. Grazie.
Non ringraziarmi disse con un ghigno sarcastico.  pi per me che per te. Preferisco risparmiarmi lo spettacolo della tua faccia che si riempie di vesciche e pus.
Oh, tu sei un... Pensai a un migliaio di insulti con cui apostrofarlo ma, non appena vidi gli angoli della sua bocca incurvarsi in un sorriso malizioso e i suoi occhi brillare di quell'azzurro intenso che a sua insaputa adoravo, non riuscii a pronunciarne nemmeno uno. Cos sbuffai e mi allontanai per montare la tenda.
Assicurati di applicarla ogni mattina e ogni sera mi grid. Non voglio viaggiare con una mummia.
. . . .
Poco dopo l'alba, Edan mi svegli. Qualcosa si contorceva nel barattolo fra le sue mani.
Lo allontanai con uno strillo. Che stai...
 un ragno notturno mi interruppe. Mentre tu dormivi, io lavoravo.
Mi strofinai gli occhi, riuscendo finalmente a vedere il ragno nel barattolo. Zampe affusolate, zanne bianco latte e un corpo bulboso largo quasi quanto un palmo.
Edan pos il barattolo a terra. Il ragno si confondeva alla perfezione con il giallo pallido della sabbia.
Un ragno dalla ruota d'oro spieg. Chiamato cos per il modo in cui allarga le zampe e rotola via sulla sabbia.  veloce.
Poi si infil con noncuranza il barattolo sotto il braccio. Dovrai filare la sua seta mi disse. Ti mostrer dove si trova la sua tana. Se vedi qualcuno dei suoi fratelli o sorelle, non toccarli. Il morso  letale.
Lo seguii, portando con me le forbici. La tana non era distante dall'accampamento, circondata da rocce di un marrone rossiccio che sbucavano dalla sabbia come denti. Una ragnatela di un argento lucente si tendeva ad arco da uno spuntone all'altro. Facendo attenzione, mi inginocchiai e iniziai a roteare le lame delle forbici, avvolgendo la preziosa tela senza spezzarne un solo filo.
Una volta finito tornai da Edan perch potesse liberare il ragno dal barattolo. Ma lui lo stava studiando.
Hai intenzione di lasciarlo andare?
Solo un minuto disse, porgendomi una piccola fiala di vetro. Aprila, per favore.
Servendosi di un cucchiaio di legno sottile, tampon con destrezza le zanne del ragno, raccogliendo un campione viscoso dalla bocca.
Mi accovacciai al suo fianco mentre depositava il campione nella fialetta. Raccogliere veleni fa parte del tuo lavoro al servizio dell'imperatore?
Non  veleno spieg Edan in tono piuttosto serio, e lo sto raccogliendo per me stesso. Poi si acquatt con il ragno ancora dentro il barattolo. Stai indietro.
Con delicatezza, sollev il coperchio, poi rovesci il barattolo sulla sabbia. Il ragno dorato ruzzol via, sollevando la sabbia con le otto zampe.
Edan stringeva in mano tre rocchetti legati con cura della seta di Niwa che avevo appena filato. Ero cos incantata dalla seta che non ebbi il tempo di domandarmi come fosse finita dalle lame delle mie forbici alle sue mani. La seta era iridescente, quasi argentea alla luce del sole, ed era il filo pi robusto che avessi mai visto.
All'improvviso accese un fiammifero e diede fuoco ai rocchetti.
No! urlai.
Edan mi blocc con il braccio. Ci che rende questa seta cos speciale  il fatto che il fuoco non pu consumarla mi ricord. Non pu nemmeno essere congelata, se  per questo.
Con un sorrisetto trionfante, spense il fuoco soffiandoci sopra e mi porse la seta del ragno. Ammira, mastro sarto, il primo passo per completare la tua ricerca e domare il sole e la luna.
Ammaliata dai fili setosi e lucenti, nonch dalla speranza che dopotutto l'impresa non fosse cos impossibile, lo abbracciai senza pensarci. Grazie!
Edan si affrett a divincolarsi dall'abbraccio. Le sue guance si tinsero di rosa e la sua espressione si fece accigliata.
Scusa dissi, indietreggiando.
Non sono uno dei tuoi fratelli mi ricord senza troppi giri di parole e non sono tuo amico. Sembrava che stesse cercando di rimproverarmi, ma non riusc ad assumere un tono abbastanza severo. Sono qui per assicurarmi che tu non venga uccisa.
Deglutii. Non succeder pi.
Cavalcammo in silenzio per il resto della giornata, ma a me non importava. Nonostante il sole cocente, ero di ottimo umore. Finalmente potevo fare qualcosa che non fosse disegnare, mentre ero in sella a Latte: potevo lavorare a maglia!
Impaziente, tirai fuori un ferro da maglia e cominciai con la prima fila di punti. Confezionare dei guanti, come mi aveva indicato Edan nella sua lista, era complicato, perch, se non fossi stata attenta, sarebbero rimasti i buchi fra le dita. Cos me la presi comoda, cominciando con un motivo a coste per i polsini, per poi fare un punto croce tra un dito e l'altro in modo da ridurre i buchi. Ero talmente assorta nel lavoro che non notai nemmeno l'albero solitario di fronte a noi finch il cammello di Edan non ci si ferm davanti.
In qualunque altro luogo un albero non sarebbe stato uno spettacolo cos emozionante, ma vederne uno nel bel mezzo dell'Halakmarat mi fece quasi cadere dal cammello.
L'albero era nodoso e appuntito, con i rami spogli che affondavano come artigli nel cielo sconfinato e senza nuvole. Tutto intorno c'erano arbusti secchi e malaticci e rocce che si protendevano dal terreno come ossa della terra.
Con mio immenso disappunto, non trovai una sola goccia d'acqua accanto alle radici.
Edan leg i cammelli all'albero. Monta la tenda mi disse, strofinandosi la fronte. Domani sar una lunga giornata. Ci dirigeremo a est, nel cuore del deserto.  l che cattureremo il sole.
Ubbidiente, piantai il bastone da passeggio a terra e ci spiegai sopra la tenda. Mentre Edan era distratto, per, lo osservai di sottecchi.
Aveva le guance rosse e il sudore gli imperlava le sopracciglia. No, non poteva essere: aveva detto che era insensibile al caldo... a meno che non fosse estremo. Stava bene quel pomeriggio, durante le ore pi cocenti del giorno. Ora il sole stava per tramontare, l'aria si stava finalmente rinfrescando... eppure lo stregone non aveva affatto l'aspetto instancabile di sempre.
Che cosa gli stava succedendo?
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CAPITOLO 20.
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Il grido di un falco mi dest dai miei sogni. Scattai a sedere, sfiorando lo spiovente della tenda con la testa. Era difficile sentire qualcosa che non fosse l'ululare del vento, eppure ecco che il falco strill di nuovo. Pi forte. Non sembrava lontano.
Edan! chiamai, scostando da un lato la coperta.
Nessuna risposta.
Sbucai con la testa fuori dalla tenda. La luna luminosa si stagliava contro il nero di un cielo senza stelle. Non c'era traccia del mio compagno di viaggio, ma il falco si era fiondato dritto su una delle bisacce di Edan. E ora stava volando via con un sacchetto rosso brillante nel becco.
Cominciai a rincorrerlo, ma i cammelli attirarono la mia attenzione. Tiravano le corde, scalciando nella sabbia con gli zoccoli. Stavano cercando di scappare, ma da cosa?
Rimasi immobile. Nessuna tempesta di sabbia all'orizzonte. E non sentivo cavalli nelle vicinanze. Inoltre erano i cavalli ad avere paura dei cammelli, non il contrario.
Predoni? No...
Socchiusi gli occhi, scorgendo delle ombre che si muovevano in branco in lontananza. Mi si strinse il petto.
Lupi.
Erano vicini. Avevo scambiato i loro ululati per il suono del vento. Per l'alito dei demoni, non c'era da stupirsi che i cammelli fossero agitati! Indietreggiai, mentre i loro lamenti coprivano il battito del mio cuore al galoppo.
Mi tremavano le mani mentre frugavo nei bagagli e nella bisaccia di Edan. Libri, carteggi, penne e ancora libri. Amuleti che a me non sarebbero serviti a nulla. Non aveva portato nessuna arma?
Eccola! Un pugnale. Lo tirai fuori ma non fui in grado di sguainarlo.
No, no, no.
Riprovai. Ancora una volta non volle cedere.
Il sangue mi schizz alle orecchie. In preda alla disperazione, tornai di corsa nella mia tenda e cercai fra le mie cose. Seta, raso, lino. Non potevo lanciare una coperta su un branco di lupi, n gettare loro addosso degli aghi.
Fu allora che vidi le forbici.
Mi morsi il labbro. Di sicuro Edan poi mi avrebbe rimproverato per aver perduto i cammelli, ma non potevo lasciare che fossero divorati. Schizzai fuori dalla tenda, tagliai le redini e diedi loro uno schiaffo sulla groppa.
Ah! Ah! gridai. Andate!
Il fuoco ormai era ridotto a brace, quindi non potevo accendere una torcia per spaventare i lupi. E non potevo fuggire da nessuna parte. Sarei dovuta restare a combattere.
Avevo soltanto le forbici. Brillarono e, per una volta, ne fui grata. Le appoggiai contro la mussola grezza della tenda e iniziarono a spuntare e tagliuzzare, aiutandomi mentre intrecciavo e intessevo con foga fino a ottenere una fune robusta. La lanciai sull'albero e mi arrampicai, graffiandomi la pelle ogni volta che sfioravo la corteccia secca. Il ringhio sotto di me diventava sempre pi forte.
Poi i lupi mi furono addosso. Alla luce della luna intravidi la pelliccia nera e gli occhi iniettati di sangue, affamati. Ce n'erano cinque, anzi, sei.
Soffocai un urlo. C' del cibo nella tenda avrei voluto dire loro. Una parte di me provava piet per le loro figure scarne e trasandate. Ma poi i loro occhi si posarono su di me: ero io la loro preda.
Il primo lupo spicc un balzo. Addent la fune tra le fauci lucenti e tir. Allora lasciai andare la corda, avvolgendo le braccia intorno a un ramo. Il branco saltava per afferrarmi le gambe a penzoloni. Gridai, scalciando e cercando di issarmi pi in alto.
Sopra di me vidi tornare il falco, con il sacchetto rosso di Edan stretto nel becco. Poi scese in picchiata per avventarsi sul lupo pi grosso.
Il falco si ritir, ma solo per attaccare di nuovo. Stavolta, con gli artigli provoc uno squarcio dietro le orecchie del capobranco, poi gett il sacchetto rosso tra le fauci della bestia. Le zanne del lupo si serrarono di colpo sull'ala del falco, ma fui io a gridare.
Il lupo agit la testa violentemente mentre il falco batteva l'ala libera per divincolarsi. Avrei voluto aiutarlo, ma il resto del branco mi stava ancora aspettando ai piedi dell'albero.
Allora accadde qualcosa di strano. Il capobranco ringhi e si avvent contro gli altri lupi, come se fosse posseduto. Lasci andare il falco e part all'attacco, scagliandosi invece contro uno dei fratelli. Ben presto i lupi mi dimenticarono, iniziando a combattere fra loro. Fu uno spettacolo raccapricciante: sangue sulle pellicce e sulla sabbia. Nascosi il viso fra le mani finch i ringhi non si ridussero a guaiti, e poi non si sent pi nulla.
Avevo ancora la testa fra le mani quando il falco torn, appollaiandosi sul ramo sopra di me. Con la punta dell'ala mi sfior la schiena e alzai lo sguardo. Aveva le piume nere come l'inchiostro, le punte delle ali bianche come il latte e gli occhi di un giallo acceso, luminoso... e stranamente familiare.
Esausta, avvolsi le braccia intorno all'albero e mi addormentai.
. . . .
Maia!
Mi svegliai al suono del mio nome. Socchiusi gli occhi e vidi la sagoma alta e snella di Edan che svettava sopra di me. C'erano anche Latte e Piedineve.
Annaspai per scendere dall'albero. Dov'eri? Sono quasi morta.
Stavo recuperando i cammelli che hai perso.
Come poteva essere cos calmo? Non hai sentito cos'ho detto? gridai. Stavo per morire. Indicai i cammelli. Anche loro stavano per morire. Dov'eri?
Edan non rispose, il che mi fece infuriare ancora di pi.
Come pensi di proteggermi se non sei nemmeno qui?
Sei ancora viva, no?
Gli lanciai un'occhiataccia tagliente, poi mi spolverai via la sabbia dai pantaloni. Era tutto cos arido. La bocca, la lingua, la gola. Se Edan fosse stato in grado di far apparire una sorgente dal nulla, quello sarebbe stato il momento giusto. Ma non avevo voglia di ascoltare un'altra ramanzina sulla necessit di preservare la magia.
Anche lui aveva le labbra secche. Notai che teneva il braccio destro sotto il mantello e aveva la mano sinistra scorticata. Di norma, quando parlava gesticolava con le mani, perci il fatto che stesse cos fermo mi insospett.
Gli pungolai la spalla e Edan si lasci sfuggire un lieve lamento. Che cosa fai?
Sei ferito dissi.
Edan alz gli occhi al cielo. Mi sono graffiato.
Fammi dare un'occhiata.
No. Si ritrasse. Guarir da solo.
Lo guardai in cagnesco. Pensavo avessi detto che la magia scarseggia nel deserto.
Infatti. Ma guarir. Prima o poi.
Almeno lascia che pulisca la ferita.
Lui allontan di scatto il braccio. Dobbiamo proseguire.
Allora gli fissai le labbra screpolate. Dovresti bere un po' d'acqua.
Il labbro di Edan si sollev da un lato. Quindi adesso devo chiamarti mamma?
Sbuffai e incrociai le braccia. Quanto siamo lontani dal Tempio del Sole?
Non molto.
Come mai non ne ho mai sentito parlare?
In pochi lo conoscono. Fu abbandonato centinaia di anni fa e per la maggior parte  sepolto sotto la sabbia. Ma l sarai in grado di catturare un frammento puro di luce del sole. Edan fatic a svitare il tappo della borraccia. Con l'aiuto dei guanti.
Vedendolo armeggiare con la borraccia la mia rabbia si attenu. Hai aiutato la mia mano a guarire. Se la magia qui scarseggia, allora lascia che ti aiuti con il braccio.
Edan scosse la testa.
I tuoi occhi stanno diventando neri. Avevo sempre pensato che fosse indice del fatto che era arrabbiato, ma forse era anche un segnale di dolore.
Un muscolo gli guizz sulla mandibola; a quel punto si arrese. Fai in fretta. Si arrotol la manica. Al tramonto dobbiamo essere cinquanta miglia a est da qui.
Edan aveva gi tentato di bendarsi il braccio. Con delicatezza, sciolsi le bende. La ferita era profonda, la carne in parte squarciata. Notai che aveva del sangue sotto le unghie e mi torn in mente il falco. Aveva affondato gli artigli nella pelle dei lupi.
Il battito mi acceler e feci di tutto per restare calma. I punti di sutura sono tutti storti. Dovr sfilarli e rifarli. Sar doloroso... Hai del vino di riso?
Fallo e basta mi esort Edan con un grugnito. Strinse i pugni, con le nocche che sbiancavano mentre iniziavo con cautela il lavoro.
Ricucivo sempre i miei fratelli dissi, per fare conversazione, nel tentativo di distrarlo dal dolore. Finlei e Keton erano i peggiori. Facevano a botte per le cose pi stupide. Poi Sendo cercava di sedare la rissa e ci finiva dritto in mezzo.
 per questo che sei cos brava a ricucire la pelle?
Ho fatto pratica su di loro, ma mio padre mi aveva gi insegnato prima di allora. Quando il lavoro scarseggiava, a volte il dottore lo chiamava ad aiutarlo... pi che altro per compassione. Spesso andavo io al suo posto.
Un tempo sono stato un apprendista come te disse Edan a denti stretti. Solo che il mio insegnante mi insegnava ad aprire il cranio di un uomo, a dissezionare scorpioni pur lasciandoli in vita, a distinguere la cicuta dall'edera. Diede un colpo di tosse. Abilit utili per un giovane stregone fin troppo curioso. Ma non molto efficaci per badare a me stesso.
Io non ho avuto altra scelta che imparare ribattei. Mia madre mor quando avevo solo sette anni. Dovevo prendermi cura di tre ragazzini che crescevano e di mio padre. Arricciai le labbra, ricordando il tempo in cui la mia famiglia era ancora unita. Sembrava cos lontano ormai, perduto nel passato. Che mi dici dei tuoi genitori?
Me li ricordo a malapena rispose. Sono morti molto tempo fa.
Mi dispiace dissi piano.
Non c' nulla per cui essere dispiaciuti. La sua voce era distante. Mia madre mor dandomi alla luce, e mio padre... Non ero molto legato a lui. N ai miei fratelli. Un tempo avevo anch'io dei fratelli.
Non aggiunse altro. Aveva un'aria assente, era talmente diverso dallo stregone sicuro di s che avevo conosciuto che mi domandai se avessi appena avuto un assaggio del vero Edan: il ragazzino che si nascondeva dietro la magia e il potere.
Ecco fatto. Gli avvolsi la benda sul braccio e la legai con un nodo. Finito.
Bel lavoro. Si abbass la manica e ritrov la compostezza di sempre. Vorrei essere stato qui ieri notte, ma ti sei difesa bene anche da sola.
Sicuro che non fossi qui?
Fece una risata secca. Lo saprei, o sbaglio?
Io non risi. I lupi hanno iniziato a lottare fra loro, come se fossero stregati. E c'era un falco:  andato a frugare tra le tue cose.
Davvero? Che cos'ha preso?
Un sacchetto rosso dalla tua bisaccia. Indugiai per lasciare che le parole andassero a segno. Sembrava che sapesse esattamente dove trovarlo.
I falchi sono creature intelligenti ribatt Edan. Doveva essere alla ricerca di cibo.
Forse dissi, ma non gli credevo affatto.
Adesso ne ero sicura.
Il falco era Edan.
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CAPITOLO 21.
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Quando finalmente vedemmo il Tempio del Sole ebbi il timore che si trattasse di un miraggio. Incorniciato da alberi scuri che parevano carbonizzati, svettava in mezzo a un mare di dune, con uno stagno ai piedi dell'ingresso che sembrava ampio quanto un lago e lungo quanto un fiume.
Mi inerpicai in quella direzione. Il corpo bramava acqua, la gola era riarsa per la sete. Ma quando mi inginocchiai per raccogliere le sue gloriose acque tutto ci che vidi fu il mio riflesso vitreo.
Non era affatto uno stagno! Era solo uno specchio adagiato sulla sabbia, inondato dal grigio-azzurro del cielo. Mi lasciai sfuggire un singhiozzo silenzioso. Non avevo pi lacrime da piangere.
In un lontano passato il tempio poteva anche essere stato d'avorio, ma - come ogni altra cosa nel deserto - nei secoli aveva assunto il colore della sabbia. Gli occhi mi bruciarono quando cercai di guardare la cupola, che sfavillava nella violenta luce del sole.
Dovrai entrare da sola mi disse Edan, fermandosi accanto allo specchio.
Battei le palpebre. Tu non vieni?
Non posso rispose. L'imperatore Khanujin me l'ha proibito.
Che importanza ha? Ti ha proibito di metterti in viaggio, eppure eccoti qui.
Si incup in volto. Non  del tutto vero. Ho formulato la richiesta facendo molta attenzione. Mi ha proibito di procurarmi i figli di Amana per te. Non ha specificato che non potevo intraprendere la missione. Edan giunse le mani in un gesto di scuse. Temo che dovrai fare il lavoro duro da sola.
E mio padre diceva sempre che io ero quella ubbidiente. Sbuffai. Molto bene, allora se verrai nel tempio con me non lo dir all'imperatore.
Edan scosse la testa, stranamente irremovibile. Andrai da sola. Non preoccuparti: non  affatto pericoloso come le prossime due prove.
Quell'affermazione non mi piaceva per niente.
Mi porse la borraccia, piena solo per un quarto. Il tempio  un labirinto. Prendi sempre la svolta pi luminosa, a prescindere da quanto ti sembri insopportabile. Al centro troverai uno specchio rotondo che riflette direttamente il sole. Dovrai arrivare sopra la passerella che si protende sullo specchio. Indossa i guanti e sporgiti solo con le mani. Dopo un secondo interminabile, aggiunse: Qualunque parte non protetta del corpo brucer.
Trasalii. Che devo fare dopo?
Apr il pugno, mostrandomi l'ultima cosa che mi sarei mai aspettata di vedere.
Una noce?
Non avrai pensato di poter intrappolare la luce del sole e della luna in un barattolo, vero? Edan si lecc le labbra per inumidirle. A quanto pare non conosci il racconto. Dopo aver rubato il sole e la luna, il dio dei ladri ne custod la luce...
Nei gusci di noce lo interruppi, ricordando tutto. Le noci erano il suo cibo preferito, e chi avrebbe mai pensato di guardare in una noce?
Edan annu. Coincidenza oppure no, le noci hanno propriet magiche eccezionali. Non solo riescono a immagazzinare la magia, ma sono anche in grado di celarla... agli occhi degli altri stregoni, o di individui simili.
I tuoi bagagli sono fatti di legno di noce osservai. Cos come l'elsa del tuo pugnale.
Esatto. Mi porse il guscio. Aprila quando ti trovi vicino allo specchio e il sole  allo zenit. Non guardare dritto verso il sole. Ripetilo.
Non guarder dritto verso il sole.
Bene. Io ti aspetter qui.
Dopo il primo passo all'interno del tempio il calore rovente minacciava gi di soffocarmi. Non c'era alcun tetto a proteggermi dai raggi solari e non osavo toccare le pareti. Avanzai sollevando i lembi della tunica e legandomeli intorno alla vita. La pelle ribolliva per il sudore e il caldo mi bruciava gli occhi.
Il sole era davvero un dio brutale, lo ricordavo dai racconti di Sendo. Brutale e spietato, accecava quanti erano abbastanza stolti da guardare dritto verso di lui. Ora mi stava osservando, mentre mi avventuravo all'interno del suo labirinto? Mi avrebbe punito o aiutato, nell'impresa di realizzare gli abiti di sua madre? Era molto pi probabile che non avrebbe fatto proprio nulla. Di rado gli di si mostravano agli umani.
Via via che mi addentravo nel tempio i sentieri si restringevano e si biforcavano. Come mi aveva detto Edan, c'erano sempre un sentiero all'ombra e uno esposto alla brillante luce del sole. Per quanto desiderassi trovare riparo fra le ombre, scelsi sempre il percorso pi luminoso. Il labirinto era una fornace che intrappolava tutto il calore del deserto. Se quella era la prova pi facile delle tre, non volevo sapere che cosa mi aspettasse nelle altre due.
La maggior parte dei sentieri era cosparsa di cocci rotti che mi rallentavano, ma i passaggi sepolti dalla sabbia erano i peggiori, perch ero costretta a percorrerli lentamente per non affondare ma abbastanza in fretta da non cuocermi sotto il sole.
Finalmente raggiunsi il cuore del labirinto, dove il potere dell'astro era quasi accecante. Intravidi la corte interna con lo specchio rotondo, prima di chiudere gli occhi per proteggerli. Lo specchio assomigliava a quello che si trovava all'esterno del tempio, ma la luce era mille volte pi potente. Sbattei le palpebre, spiando una scaletta di legno appoggiata contro una delle pareti. In cima c'era una passerella che si protendeva sopra lo specchio.
Cieca per met, mi avvicinai alla scala. Il legno scricchiol sotto i miei piedi e pregai che i pioli rinsecchiti non si spezzassero. Il vento continuava a farmi cadere in ginocchio, cos affondai le unghie nel legno per non volare via.
Amana, abbi piet pensai mentre mi arrampicavo, lanciando un'occhiata furtiva alla passerella sopra di me. Sporgeva sopra lo specchio come una mano tesa, con la sabbia che le scivolava fra le dita.
Il sole si abbatteva sullo sventurato specchio, cos luminoso che il suo riflesso era un muro d'oro bianco che squarciava il cielo.
Ogni sguardo mi infuocava gli occhi. Mi si inondarono di lacrime, che scivolavano gi per le guance screpolate.
La superficie della passerella mi irritava i palmi e le ginocchia e mi bruciava la pelle. Mi torn in mente Baba, mentre avanzavo strisciando a testa bassa. Sei sempre stata tu quella forte mi aveva detto l'ultimo giorno che avevo trascorso a casa. Come tua madre. Non potevo deluderlo.
Mi trascinai verso il bordo... verso la cascata di luce. Il sole stava raggiungendo lo zenit e il calore mi gonfiava le mani a tal punto che faticavo a indossare i guanti di seta di ragno. Ci infilai dentro le dita, ignorando il dolore.
Non avevo intenzione di arrendermi adesso. Non avevo intenzione di morire l.
Chiusi gli occhi. Raccogli la luce del sole.
Il cuore mi batteva all'impazzata e lo stomaco si contorceva per la paura, ma mi avventurai un'ultima volta in avanti.
Frugai nella tasca in cerca della noce e affondai le unghie nella costa del guscio per spaccarlo in due, ma i guanti mi ostacolavano la presa, cos fui costretta a usare i denti.
Protesi la noce verso l'esterno, facendo attenzione.
La luce del sole mi travolse le dita. Il guscio divenne pesante, bollente. Trem, vibrando come se la luce al suo interno fosse viva. Richiusi velocemente l'altra met e sgattaiolai indietro. Finii con il piede fuori dalla passerella e il sole sibil, ustionandomi la pelle senza piet.
Gridai, ma avevo la gola cos secca che non usc alcun suono. Gli occhi mi si spalancarono e un lampo di luce bianca mi accec.
A poco a poco mi sollevai fino a mettermi in ginocchio sulla passerella, annaspando e ansimando.
Avevo vesciche ed escoriazioni ovunque. Avrei solo voluto stendermi: non avevo forze per fare altro.
No! Non puoi arrenderti adesso.
Era la mia voce o quella di Edan? Non riuscivo a capirlo. Tuttavia bast a darmi la forza di strisciare gi dalla passerella. Riparandomi gli occhi, mi infilai la noce in tasca e scesi il primo gradino della scala.
Un passo. Poi un altro. E un altro ancora.
Per fortuna il sentiero che conduceva fuori dal labirinto era dritto e ampio. Quando finalmente riuscii a intravedere la sabbia all'esterno iniziai a correre, cos forte che quasi scivolai fuori dai cancelli del tempio. Tutto il corpo mi ardeva come il fuoco, ma nonostante questo mi sfugg una risata secca e strozzata.
Edan allora mi sollev e mi avvicin la borraccia alle labbra. Vedo che il Tempio del Sole ti ha cotta per bene... Gli tremava la voce e aveva l'espressione preoccupata. Non hai un bell'aspetto, Maia.
Bevvi avidamente; poi mi alzai piano e mi levai la polvere di dosso. Sto bene. Ce l'ho fatta. Gli porsi la noce, ma invece di prenderla lui mi strinse fra le braccia.
Ce l'hai fatta disse, tenendomi in piedi con il braccio buono. Ben fatto. Mi sfior la guancia con il dorso della mano. Sei bollente.
Il contatto fu doloroso; avevo la pelle tutta escoriata e stavo quasi delirando.
Le vesciche si gonfiavano sulle palpebre e sussultai quando mi copr gli occhi con la mano.
Tieni gli occhi chiusi.
Sto bene. C' solo tanta luce.
Senza alcun avvertimento mi prese in braccio - il suo mento toccava la mia fronte - e mi port all'ombra degli alberi. I venti soffiavano con forza, ma lui mi riparava dalle raffiche di sabbia.
Stavo per abbracciarlo, ma i suoi occhi divennero gialli e lucenti come il sole... e mi spaventarono. Mi divincolai dalla presa e corsi in direzione di Latte, prima di accasciarmi sulla sabbia.
. . . .
Quando mi svegliai, Edan stava leggendo alla fievole luce della lanterna. Il mio movimento spavent Latte... e anche me. Ero legata alla sella, ma ora che ero sveglia e mi agitavo iniziai a perdere l'equilibrio. Latte si inginocchi un attimo prima che le mie gambe rotolassero gi dal dorso sulla sabbia e sbatt gli occhioni color ambra verso di me. Poi mi lecc le guance.
Edan fece un verso a Piedineve e smont dal cammello. Sei sveglia.
Mentre scioglieva le corde che mi assicuravano alla sella, cercai di alzarmi in piedi. Avevo il corpo rigido e il dolore delle ustioni era un pulsare sordo. Avevo il viso e le braccia appiccicosi, spalmati di unguento.
Hai avuto un colpo di calore mi spieg Edan. Cerca di non togliere la pomata, altrimenti le scottature suppureranno e si infetteranno.
Tenendomi stretta con il braccio, mi porse una borraccia. Bevvi un lungo, lunghissimo sorso, d'un tratto grata che avesse gestito le scorte con cos tanta prudenza.
Come ti senti adesso?
Bene tagliai corto. Ho fame.
Non mi stupisce. Hai dormito per quasi due giorni.
Due giorni!
Mi porse una borsa. Dentro c'erano gallette, frutta secca e carne essiccata. Un vero banchetto.
Edan torn in sella al cammello con un balzo e riprese in mano il libro. Le ombre che gli cerchiavano gli occhi erano pi scure che mai e le iridi erano pi pallide di quanto le avessi mai viste: quasi grigie. Non finire tutto mi avvert, agitando il libro verso di me. Mancano ancora quattro giorni prima di arrivare ad Agoria.
Agoria, dove ci attendevano le Montagne della Luna e dove Keton aveva combattuto contro gli uomini dello shansen durante la Guerra dei Cinque Inverni. Dove era morto Sendo.
Gli uomini dello shansen e l'esercito dell'imperatore avevano raggiunto una situazione di stallo sulle Montagne della Luna mi aveva raccontato Keton quando era tornato a casa. Io ero l. Fui colpito da alcune frecce e Sendo mi trascin in salvo. C'erano corpi ovunque, sparpagliati sulla montagna. Al termine della notte, erano morti migliaia di uomini. Compreso Sendo.
Masticai e deglutii; d'un tratto avevo perso l'appetito. Mentre stringevo il cordone della borsa mi voltai per ricompormi. Edan stava ancora leggendo a dorso di cammello.
Dov' la noce? domandai mentre accarezzavo Latte per farla inginocchiare e risalire in sella.
La terr io in custodia, se non ti dispiace rispose Edan.
Qualche sarto ha mai intessuto la luce del sole prima d'ora?
Non che io sappia disse Edan, togliendosi il cappuccio. I riccioli neri brillarono di sabbia. Sabbia e sudore, notai aggrottando la fronte.
Cucire con la magia  un dono raro aggiunse. Ancora pi raro nelle mani di una sarta talentuosa come te. Detto tra amici, ammetto che Lady Sarnai ti ha gi dato per spacciata, ma ho fiducia nel fatto che tu possa davvero confezionare quegli abiti. Ti aiuter in qualunque modo possibile.
Inarcai un sopracciglio. Pensavo avessi detto che non eravamo amici.
Non lo eravamo. Ma gli stregoni sono volubili. Mi rivolse un sorrisetto. Potrei aver cambiato idea.
Mi travolse un'ondata di calore. Se non fosse stato per Edan, non avrei saputo da dove iniziare. Anche se bisticciavamo, era l'unico amico che avevo, qua fuori. E forse ovunque, a essere onesta.
Tuo padre non  stato in grado di maneggiare le forbici, vero? domand Edan.
No. Ha detto che appartenevano a mia nonna.
Mi si avvicin, come se stesse studiando un esemplare delicato. Buffo. Mi sfior il mento. Di solito gli stregoni non hanno discendenti.
Non capii perch quel commento mi avesse fatto arrossire. O perch il suo contatto, cos rapido e delicato da svanire quasi subito, mi avesse fatto provare una scarica di brividi su tutta la pelle. Mi ritrassi, nella speranza che l'imbarazzo non fosse evidente. Non so molto dei miei antenati.
Non pensarci ribatt Edan, ristabilendo una adeguata distanza fra noi. Hai tre compiti: catturare il sole, la luna e le stelle per gli abiti di Amana. Questi compiti si traducono in tre prove: una per il corpo, una per la mente, una per l'anima. La luce del sole era una prova per il corpo. Per vedere quanto dolore saresti riuscita a sopportare.
Mi massaggiai le guance, ancora appiccicose per via della pomata, ma la pelle non era pi cos rovinata. E me lo dici solo ora?
Non volevo che avessi paura. Inspir. La pi difficile sar l'ultima.
Il sangue delle stelle? Quando annu, lo incalzai: Che cosa puoi dirmi al riguardo?.
Non so di preciso che cosa dovrai affrontare ammise. Ma so quando. Una volta all'anno le stelle si schiudono al mondo mortale.
Conoscevo quel racconto. Nel nono giorno del nono mese, la dea della luna si riunisce con suo marito, il dio del sole. Soltanto per questa unica notte all'anno possono stare insieme. Camminano l'uno incontro all'altra su un sentiero stellato, un ponte che il dio dei ladri deve sorreggere sulle spalle come punizione per avere una volta rubato le stelle. Quando il tempo  scaduto il ponte crolla e le stelle, distrutte dal dolore della separazione, sanguinano nella notte.
S conferm Edan strascicando le parole. Piuttosto romantico, no?
Aggrottai la fronte. Il nono giorno del nono mese. Mancavano quaranta giorni. E il lago Paduan era dall'altra parte del continente.
Credevo fosse solo una leggenda.
Tutte le leggende hanno un barlume di verit. A volte pi di un semplice barlume. Edan si ripar il viso dal sole. Dovresti iniziare a confezionare le scarpe. Avere qualcosa da fare ti aiuter a guarire pi in fretta. Assicurati che...
Che siano impermeabili conclusi io. Dopo settimane trascorse a bruciare lentamente fino alla morte, non riuscivo nemmeno a immaginare di aver bisogno di proteggermi dall'acqua.
Te lo ricordi. Edan si volt e si tampon le tempie. Bene.
Finii di mangiare la carne essiccata e mi leccai via ogni briciola dalle dita. I pantaloni mi stavano talmente larghi che mi scivolavano gi dai fianchi. Ma se io avevo fame, Edan doveva averne ancora di pi. Mangiava sempre meno di me, affermando, con il suo solito tono fiero, che gli stregoni non soffrivano mai la fame.
Non ero pi sicura di credergli.
Edan fischiettava, mantenendo una maschera di spensieratezza mentre ci guidava verso montagne troppo lontane perch potessi vederle. Mi preoccupava l'idea che, se anche fosse stato in pericolo, non me l'avrebbe mai confessato. Era cos arrogante, troppo orgoglioso per ammettere qualunque debolezza.
Decisi che quella notte avrei agito: quella notte sarei rimasta sveglia per scoprire che cosa mi stesse nascondendo.
...
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CAPITOLO 22.
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Tirai su la testa di scatto. Avevo le redini di Latte in mano ed ero di nuovo in sella, con le gambe piegate proprio davanti alla gobba dell'animale. Non ricordavo di essermi addormentata.
Stropicciandomi gli occhi guardai Edan, e poi il cielo. Era appena passata l'alba e lui aveva sembianze umane.
Digrignai i denti. Chiss come, Edan aveva ostacolato i miei piani. Non era possibile che mi fossi addormentata, a meno che lui...
Incrociai le braccia, indignata. Mi hai fatto un incantesimo?
Oh, buongiorno anche a te.
Mi hai fatto un incantesimo per farmi addormentare? domandai di nuovo.
Edan sollev una mano, facendomi segno di fare silenzio. Ferm Piedineve e, dopo un secondo di ribellione, io feci lo stesso con Latte. Mi riparai gli occhi, desiderando che il vento la smettesse di scompigliarmi i capelli davanti al viso.
Edan indic di fronte a s.
Oltre la foschia del deserto, mi sembr di scorgere la promessa di alcuni alberi. Alberi, fiori, colori che non vedevo da giorni. Abbassai lo sguardo. La sabbia fra gli zoccoli di Latte era diventata pi granulosa, pi simile alla terra. Intorno a noi frusciavano cespugli marroni e gialli. Eravamo vicini al confine del deserto.
Non era questo, per, che aveva catturato l'attenzione di Edan. Il fumo di un fuoco da campo. Cavalli. Cammelli. Uomini.
Predoni? sussurrai.
Edan aspett un attimo prima di rispondere. No.
Senza aggiungere altro, il mio compagno di viaggio smont dal cammello e salut il gruppo davanti a noi.
Gli sconosciuti sguainarono le armi in un istante e si precipitarono verso di noi, ma Edan si abbass il cappuccio e rivolse loro un inchino educato. Io sono Delann disse. Non appena lo ebbi raggiunto, mi tocc la spalla. Questo  mio cugino Keton.
Aveva mentito con una tale facilit che a malapena battei le palpebre quando mi present.
Mi inchinai, muovendomi in modo pi impacciato rispetto a Edan. Mi affrettai a togliermi il cappello per coprirmi il petto. Avevo smesso di fasciarlo da settimane. Salve.
Orksan ribatt il capo. Aveva la pelle del colore del bronzo e portava i capelli castano scuro intrecciati a perline rosse che assomigliavano a bacche di goji. Uno stile molto diffuso fra i balardani.
Sorrisi nervosamente, poi mi morsi il labbro inferiore per smettere. Non era il momento giusto per sembrare un'ebete.
Che cosa vi porta nell'Halakmarat? domand Orksan. Non abbass la guardia. Teneva la mano sull'elsa della spada e avrei voluto che Edan o io avessimo un'arma. Dov'era il pugnale che aveva portato? Non glielo vedevo legato alla cinta.
A dire il vero ce lo stiamo lasciando alle spalle ribatt Edan.
Orksan squadr i nostri bauli, facendo crescere ulteriormente la mia apprensione. Andate a Niyan per mercanteggiare?
Non abbiamo pi niente da vendere rispose Edan. Una volta lasciato l'Halakmarat, viaggeremo sulla Strada delle Spezie.
Che cosa vi porta sulla Strada? Non sembrate mercenari. N mercanti.
Mio cugino  un sarto spieg Edan, in tono piuttosto fiero. Il migliore del regno.
Orksan mi lanci un'occhiata frettolosa. Non sembrava molto colpito. Avevo i pantaloni strappati e il colore della mia tunica era sbiadito da un verde brillante a un verde oliva spento. Mi scostai intimidita.
E voi? domand Orksan.
Mio padre faceva il mercante sulla Strada. Spos mia madre ed ebbero me. Edan sfoder un sorrisetto ammaliante. Temo di non essere bravo con i soldi, quindi faccio l'esploratore. Siamo in viaggio per trovare delle tinture per mio cugino, poi andremo ad A'landi perch possa aprire un negozio.
Senza preavviso, Edan infil le mani nella bisaccia che tenevo appesa alla spalla. Orksan e i suoi uomini alzarono le armi, ma le dita di Edan si mossero in fretta. Tir fuori una manica a cui avevo lavorato per Lady Sarnai.
Guardate disse, mostrando la manica come se fosse un gioiello prezioso.  opera di mio cugino.
La manica era incompleta, ma avevo ricamato dei fiori dorati lungo le cuciture e applicato dozzine di minuscole perle intorno al polsino. Chiunque avrebbe potuto vedere che era un lavoro di squisita fattura.
Orksan allora mi guard con un rispetto tutto nuovo. Sapete rammendare?
Feci per parlare, ma Edan rispose per me: A occhi chiusi.
La diffidenza di Orksan diminu un poco. Ormai doveva aver notato che eravamo disarmati. Mia moglie  una cuoca eccezionale, ma non sa cucire un solo punto. Scost all'indietro il mantello per mostrare le maniche stracciate. Magari vostro cugino pu insegnarle un paio di cose.
Ne sarebbe felice disse Edan, dandomi una bella pacca sulla schiena. Inciampai in avanti e gli lanciai un'occhiataccia, ma il sorrisetto compiaciuto sulle sue labbra non svan.
Allora, quelli sono i miei tre fratelli e i miei due cognati prosegu, presentandoci il gruppo. Noi siamo diretti a nordest. Perch non vi unite a noi per qualche giorno? Festeggiate il solstizio d'estate con noi. Abbiamo vino a volont e Korin prepara lo stufato migliore che troverete lungo la Strada!
Il pensiero di avere cibo e bevande a disposizione mi aveva gi stuzzicato lo stomaco, ma spalancai gli occhi, allarmata. Non potevamo unirci a un gruppo di balardani!
Ne saremmo onorati rispose Edan, ignorando il mio disagio.
Bene. Queste strade sono pericolose. Mi sorprende che viaggiate da soli.
Vi siete imbattuti in qualche gruppo di predoni? domand Edan con disinvoltura. O di soldati?
Feci una smorfia. Perch stava chiedendo dei soldati?
Nessuno, grazie al cielo ribatt Orksan. Ma siamo stati trattenuti al Passo Buuti per qualche settimana. Il principe della provincia non voleva lasciarci passare senza documenti. Diceva che stavamo contrabbandando vino fuori dal Paese per venderlo agli a'landani. Orksan sbuff. Come se potessimo vendere il suo vino. Sa di piscio di cavallo.
Il nostro viaggio ci porta a nord disse Edan. Siamo diretti alle Montagne della Luna.
 un bel po' di strada da qui comment Orksan. Viaggerete al di fuori della Strada.
Ne siamo consapevoli disse Edan, senza fornire spiegazioni.
Orksan non fece altre domande. Potete venire con noi ad Agoria. Ma il ragazzo dovr fare qualche rammendo. Mi guard e mi affrettai ad annuire.
 agitato come un grillo disse Orksan a Edan.  muto?
Si sta riprendendo dalla febbre del deserto.  la prima volta che viaggia cos lontano da casa.
Allora gli occhi di Orksan si riempirono di comprensione e l'uomo ci fece cenno di seguirlo verso il fuoco da campo.
Sei sicuro? sussurrai a Edan quando Orksan non fu pi a portata d'orecchi.
Ci servono cibo e bevande e loro ce li stanno offrendo. Perch rifiutare?
Sono balardani dissi, stringendo ancora il cappello contro il petto.
Balar  un Paese molto vasto mi rimprover Edan. Non sono tutti barbari. E non tutti i balardani hanno combattuto nella Guerra dei Cinque Inverni.
Aggrottai la fronte, ferma nella mia diffidenza. Finch non vidi i figli di Orksan.
I loro vestiti, stracciati e logori, svolazzavano al vento mentre i piccoli ci correvano incontro. Un bambino mi tir per i pantaloni, porgendomi un mucchietto di abiti stracciati. Puoi sistemarli? Pap dice che puoi.
Mi inginocchiai accanto ai due figli di Orksan - non potevano avere pi di quattro o cinque anni - e presi i vestiti. Torneranno come nuovi dissi loro con un sorriso.
Korin, la moglie di Orksan, ridacchi, poi con delicatezza allontan i bambini. Correte a giocare con i cammelli. La mamma ha bisogno di cucire insieme al nostro nuovo amico.
Questo  vostro? disse Korin, sollevando il coperchio del mio baule, dal quale sbuc l'orlo dell'abito di Lady Sarnai.
Scattai in piedi. Non toccatelo!
Sul viso di Korin balen un'espressione ferita. Lasci subito andare il coperchio. Mi dispiace.
Serrai le labbra, poi sospirai. Smettila di essere maleducata, Maia. Non ti sta puntando un pugnale al cuore. No, sono io che devo scusarmi.  solo che...  stato un lungo viaggio.
Sollevai il coperchio del baule e tirai fuori quanto avevo cucito fino a quel momento dell'abito per Lady Sarnai. Non avevo ancora usato la luce del sole che avevo catturato, tuttavia la veste stava prendendo forma, con il corpetto increspato e una manica fluente. L'orlo brillava di foglie e fiori dorati.
Korin trattenne il fiato, meravigliata per il mio lavoro. Lo avete ricamato voi?
S risposi con fermezza. In verit avevo usato le forbici, ma mi stavo lentamente abituando all'idea che la loro opera fosse anche mia. Avevo capito che erano in grado di migliorare le mie abilit naturali e mi permettevano di sperimentare con modelli che non avevo mai osato realizzare. Piegai con cura l'abito e iniziai a insegnare a Korin a rammendare i vestiti di famiglia.
Mentre faceva pratica su quelli di Orksan, persi il conto di quanti erano i pantaloni a cui avevo fatto l'orlo e le maniche che avevo rammendato, ma ero comunque lieta di avere qualcosa con cui tenere impegnate le mani. Sebbene Korin sembrasse contenta di avermi intorno e cercasse di parlare con me, continuavo a stare sulla difensiva. Non ero molto brava a fare conversazione.
La mia prima asola fatta come si deve comment Korin, asciugandosi una goccia di sudore dalla fronte. Eravamo all'ombra di una tenda, ma faceva comunque un caldo infernale.
Esaminai il lavoro e le feci un cenno di approvazione. Cos va bene.
Lei si lasci sfuggire un sospiro di sollievo. Non so come facciate a essere cos veloce. Cucire  faticoso.
 il mio lavoro. Orksan dice che siete un'ottima cuoca. Io non potrei nemmeno immaginare di sfamare tutti questi uomini ogni giorno.
S, per voi  pi facile, visto che siete solo in due. Ridacchi e fece una pausa. Allora, da quanto siete sposati voi e Delann?
Il fiato mi si blocc in gola e, trasalendo, spezzai il filo. Sposati?
Fissai i punti cuciti e rimediai all'errore appena commesso. Mi misi il filo in bocca per inumidirlo, poi lo infilai di nuovo nell'ago e ricominciai da capo. Korin rimase in attesa di una risposta.
Come potremmo essere... sposati? domandai, balbettando sul finire della frase. Siamo cugini. Quasi fratelli.
Non mi ingannate mi disse con una risata. E nemmeno Orksan. Ho capito che siete una donna nel momento in cui vi ho vista.  il motivo per cui Orksan non ha usato le armi contro il vostro compagno l fuori.
Oh... oh farfugliai, abbassando lo sguardo sul petto. Avevamo incrociato la carovana cos all'improvviso che non avevo avuto modo di bendarlo prima di incontrare Orksan.
Korin rise di me. Non ha nulla a che fare con questo, amica mia. Ho visto quanto  protettivo Delann nei vostri confronti. Eppure vi rispetta. Io ho impiegato anni per convincere Orksan a portarmi in viaggio con lui sulla Strada. Ma ora che i bambini sono pi grandi e la guerra  finita  pi disponibile in questo senso. Certo, non mi ha fatto vestire da uomo, ma probabilmente  una buona idea, visto che viaggiate da soli.
Tornai a concentrarmi sul lavoro di cucito. Orksan e i suoi fratelli hanno combattuto in guerra?
 per questo che siete cos restia a parlare con noi? domand Korin. Pensate che abbiano combattuto con lo shansen?
Non risposi. Avevo sentito racconti terribili sui guerrieri balardani, storie di citt saccheggiate, di donne e bambini uccisi.
No continu Korin. Mio marito non  un soldato. Il suo coltello taglia solo pellicce e carne... Lo shansen assoldava per lo pi mercenari... combattenti di professione.
Serrai le labbra. Spero di non avervi offesa.
 comprensibile. Korin mi pos una mano sul fianco. Io vengo dal Balar, a differenza di Orksan. Mio marito  nato e cresciuto sulla Strada delle Spezie.  in ansia quando non  in viaggio con una carovana o su una barca.
Non sono mai salita su una barca confessai, cercando di aprirmi un po'. Anche se sono cresciuta in una citt portuale.
E Delann? Non sembra originario di A'landi. Dove vi siete conosciuti?
Meglio attenermi alla verit, data la mia goffaggine nel mentire. A Niyan.
Vostro marito  un tipo affascinante. Siete una ragazza fortunata.
Annodai il filo, sfilando l'ago dalla stoffa. Non ... Chiusi la bocca. Forse era meglio farle credere che fossi davvero la moglie di Edan. In questo modo avrebbe fatto meno domande. Non ... sempre affascinante dissi invece. A volte sa essere piuttosto irritante.
Ah, ma vi fidate di lui ribatt Korin. E non date fiducia facilmente.
Non sapevo che cosa rispondere, cos mi limitai a sorridere. Era una sconosciuta e per di pi balardana, ma potevo essere amichevole con lei. Inoltre, dopo settimane di viaggio da sola con Edan, era piacevole parlare con un'altra donna, stando nei panni di una donna.
Per il resto del pomeriggio mostrai a Korin come annodare una rete che potesse proteggerla dalle punture di zanzara, rammendare i calzini e rattoppare per bene i buchi. In cambio mi insegn a preparare uno stufato saporito usando solo tre ingredienti. Mentre lavoravamo, mi intrattenne con i racconti sui figli e sui viaggi di Orksan.
Quando la cena era quasi pronta uscii dalla tenda di Korin. Edan era fuori a giocare con i bambini, intento a estrarre monete dalle orecchie e a fare apparire dei fiori del deserto dalle sue maniche.
Sei bravo con i bambini notai.
Sembri sorpresa mi stuzzic. Sono stato un bambino anch'io, sai com'.
Magari cent'anni fa risposi seccamente. La rispostaccia fu ricambiata da una risata soffocata. Stavo imparando a capire che meno chiedevo a Edan del suo passato e pi si sentiva a suo agio a parlarmene.
Non aggiunse altro, ma si accomod a terra al mio fianco. Stanotte ci sar una luna rosa mi disse. La guarderai sorgere?
Tu ci sarai?
Annu, ma solo dopo una breve esitazione. S. Almeno finch ci sar luce.
Era la risposta pi simile a un'ammissione del fatto che di notte sparisse.
Lo studiai, osservando le pagliuzze dorate brillare nelle sue iridi azzurro pallido. Sebbene non avessi pi visto il falco dalla notte dei lupi, ero certa che si trattasse di Edan.
Era come se il sole e la luna lo stessero aiutando a mantenere il segreto. Le ultime giornate erano diventate cos lunghe che la notte durava appena qualche ora. E, quando calava la sera, la luna si nascondeva dietro le nuvole, avvolgendo il paesaggio in un manto cos scuro che era impossibile restare svegli. Presto, per, le giornate si sarebbero di nuovo accorciate.
Come hai fatto a far sparire la moneta? domandai.
Con i bambini? disse Edan.  solo un trucchetto che ho imparato a fare durante i miei viaggi, non  magia vera. Posso mostrartelo, se ti va.
Capii che quella notte non avrei scoperto il suo segreto, almeno non mentre eravamo accampati insieme alla famiglia di Orksan. Mi alzai. Magari quando avr finito con gli abiti.
Andai a sedermi da sola su una roccia accanto ai cammelli. L, con il sole alle spalle, mi misi a lavorare al ricamo. La luce era delicata, anche se brillante, e proiettava sulla sabbia un alone rosso-arancio. Dopo il calvario che avevo dovuto sopportare al Tempio del Sole, non mi sarei mai aspettata di godere di nuovo della sua luce.
Basta cucire adesso disse Orksan, arrivandomi alle spalle.
Infilai l'ago nell'orlo del ricamo per non farlo cadere nella sabbia. Non sto cuc...
Abbiamo aperto tre barili e vostro marito sta gi prendendo parte ai festeggiamenti. Unitevi a lui.
Quindi tutti pensavano davvero che fossimo sposati. Spalancai gli occhi. Io non bevo molto. Devo proprio rimettermi al lavoro...
Donna, avete tutta la vita davanti per cucire cose carine mi interruppe Orksan. Divertitevi, per una sera. Cosa pensate: che il mondo finir, se non porterete a termine quel lavoro di cucito?
S fui quasi sul punto di borbottare.
Ma poi vidi Edan. Stava sorridendo e con la mano mi fece cenno di raggiungerlo. Quanto sembrava felice l... Pi felice di quanto l'avessi mai visto a palazzo.
Mia moglie ama il buon cibo disse Edan, avvolgendomi un braccio intorno alle spalle, anche se ci che ha da offrire il deserto le rende difficile preparare un pasto decente.
Quando Edan parl di me come sua moglie non mi sentii cos mortificata come mi sarei aspettata. E questo era mortificante di per s!
Vuoi smetterla di blaterare cos possiamo iniziare a mangiare? gridai.
Tutti risero e io arrossii. Non era mia intenzione urlare cos forte. Ero talmente abituata a stare da sola con Edan che avevo dimenticato le buone maniere.
Nessuno, comunque, sembr offendersi e mi alzai per aiutare Korin a servire gli uomini e i bambini. Lo stufato aveva un profumo delizioso. Era un trionfo di spezie, con pezzi di cactus e rametti di ginepro, ma non riuscivo a riconoscere la carne.
Che cosa mangiamo? domandai a Korin.
Lei mi lanci un'occhiata, come a dirmi che era meglio non saperlo.
Potete dirmelo.
Qualche giorno fa c' stata una tempesta e, la mattina seguente, il campo brulicava di ratti. Sbirciai nella pentola con aria scettica mentre la donna proseguiva. Non ho mai sentito gli uomini imprecare cos tanto durante la caccia. Le sue spalle sobbalzavano per le risate. Ho iniziato a essiccarne alcuni per farne della carne secca, ma siamo talmente vicini al confine dell'Halakmarat che Orksan voleva un bello stufato.
Oh... commentai, servendone una cucchiaiata in pi a Edan. La mia fame, invece, si era placata.
Korin allora mi sorrise. Sono deliziosi, lo giuro. E ci sono anche un po' di fagioli che avevo tenuto da parte. Visto che ormai siamo fuori dal deserto e abbiamo dei nuovi amici, quale occasione migliore per condividerli?
Mangiammo, ridemmo e iniziammo a conoscerci finch uno dei fratelli di Orksan non reclam la coperta al mio fianco. Non sorrideva come tutti gli altri. Una collanina di monete intervallate da denti umani gli pendeva intorno al collo e aveva un orecchino di rame al lobo sinistro. Mi metteva a disagio.
Voi non sembrate a'landano disse il fratello di Orksan, scrutando Edan con sospetto. Il vostro baule  pieno di libri e amuleti. Libri in lingue che non ho mai visto.
Vachir! lo rimprover Orksan. Hai frugato tra le sue cose?
Edan fece un cenno con la mano per sminuire la questione, ma era chiaro che il suo sorriso era forzato. Va tutto bene.
Lo sguardo di Vachir rimase fisso su Edan. Si dice in giro che lo stregone dell'imperatore Khanujin sia in viaggio. Lo shansen ha offerto una grossa somma di denaro per la sua cattura.
Edan ridacchi. Ho l'aria di essere uno stregone?
Lo stregone  via per una missione ripet Vachir. Allora spost lo sguardo su di me. Insieme al sarto imperiale. Sono stati avvistati al Passo Samarandano.
Il mio respiro si fece affannoso.
Che Norbu avesse visto anche Edan? Doveva aver sparso la voce che viaggiavamo insieme, sapendo di crearci problemi.
Digrignando i denti, mi feci coraggio. Il sarto imperiale  un uomo! esclamai nel tono pi scioccato possibile. Io non potrei mai cucire per l'imperatore. Non sarebbe appropriato.
Forse la ragazza  chi dice di essere comment in modo burbero Vachir, ma tu... Punt il boccale di birra in direzione di Edan. Tu non sei soltanto un esploratore.
Vachir lo ammon Orksan.  da maleducati interrogare i nostri ospiti.
Vachir si alz con un grugnito. Lanci un'occhiataccia cupa e prolungata a Edan, poi spar dietro i cavalli.
Non fate caso a lui si scus Orksan. Non piace nemmeno a mia moglie. Per fortuna, va e viene dall'accampamento.
Questo non attenu affatto le mie preoccupazioni. Edan rise insieme agli uomini di Orksan, cercando di sminuire l'incidente. Ma i muscoli intorno ai suoi occhi erano tesi: era preoccupato.
Beviamo! esclamarono gli uomini di Orksan, facendo girare una zucca piena di vino. Beviamo!
Mi portai la zucca al naso e annusai. Feci una smorfia: il vino aveva un odore acido.
Anche le donne possono bere. Non c' nessuna legge che lo vieti.
Solo un sorso dissi, assaggiandolo. Tossii. Brucia.
Edan allora mi prese la zucca dalle mani e mi diede una pacca sulla schiena. Non hai mai bevuto del vino prima d'ora?
Certo che s sbottai.
Il vino al tempio non conta mi prese in giro.
Mi aveva beccata. L'unico vino che avessi mai bevuto era il vino di riso del tempio e non ne avevo mai assaggiato pi di un sorso. Una volta, per, i miei fratelli avevano fatto fermentare della birra dall'orzo e il risultato era stato terribile. L'avevano bevuta tutta in una notte, dopodich i loro vestiti puzzavano cos tanto che mi ci era voluta un'intera giornata per lavare via l'odore.
Mi vennero gli occhi lucidi al ricordo di quando Finlei, Sendo, Keton e io eravamo bambini. Mi domandai come stesse Baba, se avesse ricevuto le lettere che gli avevo mandato dal Passo Samarandano e la notizia che ora ero diventata il sarto imperiale. Speravo che fosse fiero di me, che lui e Keton avessero speso i soldi che avevo mandato loro e che avessero abbastanza da mangiare. L'inverno arrivava sempre troppo presto a Porto Kamalan. Mi ripromisi di scrivere loro quella stessa notte.
Non era abitudine di mio padre tenere del vino in casa dissi in tono evasivo, ricordando i mesi difficili che Baba aveva dovuto superare dopo la morte di Mama.
Ma avevi tre fratelli.
Tre fratelli iperprotettivi gli ricordai. E uno ce l'ho ancora.
Un giorno mi piacerebbe conoscerlo mi disse Edan dopo aver finito lo stufato. Aveva uno schizzo di salsa sulla guancia e lottai contro l'impulso di pulirglielo con il dito. Credi che mi approverebbe... come tuo marito? Mi strizz l'occhio e fui costretta a stringere i pugni per trattenermi dal dargli una gomitata nelle costole.
Non hai ancora conosciuto la famiglia della ragazza? domand Orksan.
Siamo diretti a casa sua proprio ora rispose Edan con leggerezza.
Mentre Edan si imbarcava in un ridicolo racconto su come ci eravamo conosciuti e sposati, io desideravo solo nascondere il viso fra le mani. Spieg che ero fuggita da un'orribile unione con il macellaio del posto, nascondendomi nella sua carovana, e poi Edan si era innamorato di me: ero cos imbarazzata che non potei fare a meno di bere un altro sorso. E poi un altro. Pi bevevo, meno il vino mi bruciava la gola. E meno mi preoccupavo per gli abiti di Lady Sarnai, o per Vachir, o Keton e Baba rimasti a casa da soli.
Vacci piano mi disse Edan, allontanandomi il vino.
Non vuole che vi addormentiate troppo facilmente salt su uno degli uomini di Orksan.
Tutti risero, ma non Edan. Io chinai il capo, senza sapere se il rossore sulle guance fosse dovuto all'imbarazzo o al vino.
Poi iniziarono a raccontarsi storie a vicenda e, quando fu il turno di Edan, tir fuori dalle pieghe del mantello un piccolo flauto di legno. Fischiettava spesso mentre eravamo in viaggio, ma non l'avevo mai sentito suonare.
Non riesco mai a ricordare le parole di canzoni e storie disse con una risata. Ma so ricordare le note di un motivetto.
Si port il flauto alle labbra. Il suono era dolce e la melodia era intrisa di una sorta di innocenza che mi commosse nel profondo. Perfino i bambini rimasero in silenzio mentre Edan suonava, battendo i piedini a ritmo di musica.
Sopra di noi sorse la luna rosa. Il cielo era del colore dell'ambra, striato di miele e di arancio. La luna sal a passo costante, una rosa di un rosa acceso che sbocciava tra morbide fiamme.
Mi sedetti a gambe incrociate sulla coperta a osservare Edan. Di norma non l'avrei mai fissato in maniera cos evidente, ma il vino aveva cancellato ogni cautela. Avvertii uno sfarfallio allo stomaco mentre lo ascoltavo. Non volevo che quella notte finisse.
Edan aveva un'aria placida mentre suonava, come se stesse facendo una serenata alla luna. Il suo viso era bruciato e abbronzato, come doveva apparire il mio. Il cielo lentamente si tinse di mogano.
Poi la canzone fin. Tutti applaudirono e Edan chin il capo. Sembrava stanco, ma aveva un accenno di sorriso sulle labbra. Io e mia moglie dovremmo ritirarci. Si sta facendo tardi.
Non  tardi protestai levando lo sguardo al cielo. Vuoi andartene solo perch cos puoi volare via.
Se non avessi bevuto cos tanto, avrei percepito il sussulto di Edan, ma fu solo per un istante e lo notai a malapena. Lui si sforz di ridere e mi batt sulla spalla. Su, andiamo. La moglie ha bisogno di riposare.
Niente bacio della buonanotte? ci stuzzic Orksan.
I fratelli di Orksan si intromisero. Baciatela.
Non potete andarvene senza un bacio.
Lo sfarfallio allo stomaco torn. La testa mi pesava pi di quanto ricordassi mentre mi voltai per guardare in faccia Edan. Mi stava gi fissando, con una strana e fugace esitazione negli occhi. Aveva intenzione di baciarmi? Orksan e i fratelli cantavano in sottofondo e il mio cuore acceler. Si stava chinando in avanti?
Non riuscii a sopportare l'attesa. Cos, d'istinto, mi sorpresi a baciare Edan sulla guancia. Uno schiocco veloce, poi scattai indietro cos in fretta che Edan dovette afferrarmi per la vita per non farmi cadere.
Mi avvolse un braccio intorno alle spalle. Non riuscii a oppormi. Il cuore batteva all'impazzata e il sangue mi schizz alla testa quando mi sfior l'angolo delle labbra con un bacio delicato, mancando la bocca di un soffio.
Aveva le labbra morbide, nonostante l'implacabile arsura del deserto. Un brivido mi corse su e gi per la schiena, anche se il suo respiro era tiepido e il braccio intorno a me ancora pi caldo.
Il mondo inizi a girare. Sentii le mani di Edan afferrarmi sotto le ginocchia e il peso del corpo svan. Mi aveva presa in braccio! Ma ero troppo stanca per oppormi. Era forte e si accovacci per entrare in una tenda. Scostai il viso dalla luce.
Non stregarmi per farmi addormentare lo avvisai con aria assonnata.
Non credo che ti serva aiuto, stanotte.
Sapevo che aveva ragione, perfino mentre cercavo ostinatamente di soffocare uno sbadiglio. Ho intenzione di restare sveglia. Voglio vederti mentre ti trasformi in falco. Non azzardarti a toccarmi. So che ieri notte mi hai fatto un incantesimo.
Edan indugi con la mano sopra la mia fronte, ma poi la ritrasse e non os sfiorarmi. Dormi bene, mia Maia.
Accidenti a lui, non riuscivo a tenere gli occhi aperti. Si chiusero e la mente si sofferm su un pensiero proibito prima di scivolare nel sonno.
Vorrei che Edan mi avesse baciato.
...
.
...
CAPITOLO 23.
...
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...
Il dolore mi ruggiva nelle orecchie. La testa mi pulsava con una tale violenza che temevo si spaccasse in due. Quando mi alzai la situazione non fece che peggiorare e ogni passo che facevo mi provocava una fitta al cranio.
Il ghigno di Edan non miglior le cose. 'Giorno, xitara.
Non hai qualcosa per far sparire il dolore? lo supplicai.
Ho portato medicine per tagli, bruciature e contusioni rispose con una risata. Nulla per i postumi di una bella sbornia.
Lo fissai sconsolata. Sei stato tu a dirmi di bere.
Non sapevo che ti saresti scolata tutta la zucca!
Non ricordarmelo. Mi strinsi le tempie, gemendo. Mi sento come se la mia testa fosse attaccata dai demoni.
Non sei a quei livelli mi assicur Edan. Aveva di nuovo le occhiaie e mi domandai quanto avesse dormito. Fidati.
Mi porse una borraccia piena di t alla citronella che Korin aveva preparato. Tieni, ti aiuter. Mentre bevevo mi squadr con aria sincera. Non avrei dovuto spingerti a bere, soprattutto subito dopo un colpo di calore. Non sono abituato a prendermi cura di un'altra persona.
Mi addolcii, mio malgrado. Quello dello stregone mi sembra un lavoro solitario. Vale lo stesso per i sarti. Mi schiarii la voce, sentendomi all'improvviso in imbarazzo.
Edan ridacchi. Andiamo. Gli altri si stanno preparando per la partenza.
A mezzogiorno dell'indomani fummo fuori dal deserto. Baciai quasi la Strada, quando la vidi. Da questo lato del continente la via non era che un sentiero stretto lastricato di ciottoli, ma non mi importava. La terra, gli uccelli, perfino il ronzio dei moscerini che un tempo avevo odiato cos tanto: gli occhi mi si riempirono di lacrime per il sollievo nel rivedere tutto ci. E il fiume nelle vicinanze... c'era cos tanta acqua!
Lasciarci il deserto alle spalle significava anche separarci dai nostri nuovi amici, compresi i due cammelli che Edan aveva concordato di scambiare per due dei cavalli di Orksan.
Io e Korin ci abbracciammo. Buona fortuna con i vostri abiti mi disse. E grazie per l'aiuto. Scrivetemi quando vi sarete sistemati nel nuovo negozio.
Lo far risposi, mordendomi le labbra. Avrei voluto non essere costretta a mentirle. Spero che le nostre strade si incrocino ancora.
Io e Edan li salutammo mentre Orksan e la sua famiglia se ne andavano. Vachir non era insieme al gruppo; non lo vedevo dalla notte del solstizio e questo mi turbava, ma non potevo farci nulla.
Credo che ti piacer pi di Zucca comment Edan, porgendomi le redini del nuovo cavallo. Le giumente balardane non sono possenti come quelle a'landane, ma sono molto fedeli. Ridacchi. Ha perfino le lentiggini come te.
Mi avvicinai alla cavalla con cautela. Zucca scalciava ogni volta che lo facevo. Ha un nome?
In balardano, ma Orksan ti ha invitato a sceglierne uno nuovo. Ho intenzione di chiamare il mio cavallo Corvo.
La mia la chiamer Opale.
Le lentiggini di Opale assomigliavano a macchioline di miele, ma per il resto aveva la criniera e il manto bianchi come la seta. Nitr lievemente quando allungai la mano per accarezzarle la guancia. Mi innamorai di lei all'istante.
Ti piace pi di quanto ti piaccia io disse Edan facendo il broncio.
Non  poi cos difficile. La accarezzai di nuovo; poi rivolsi a Edan un accenno di sorriso. Comunque grazie.
Si schiar la voce. Hai finito le scarpe?
Al solo ricordo sbuffai. Secondo i miei calcoli, ero indietro di almeno una settimana. Tirai fuori l'ago, certa di poter finire di ricamare una delle maniche per Lady Sarnai prima di ripartire. No. Le mie sono in buone condizioni e devo lavorare all'abito intessuto di sole.
Ti suggerisco di rivedere le tue priorit. Indic le Montagne della Luna che si ergevano in lontananza. Mentre la maggior parte dei monti era caratterizzata da pendii dolci e inclinati, ce n'era uno cos scosceso che l'avevo quasi scambiato per un pino. Perfino in estate, era ricoperto di neve. Lo vedi quello?
Il Picco della Pioggia dissi, annuendo. Le mani continuarono a lavorare mentre alzai lo sguardo. Assomiglia a un ago che fora il cielo.
Dovrai scalarlo.
Cosa? trasalii. Sarebbe un suicidio.
Non con le scarpe giuste.
Con un sospiro, misi da parte il lavoro e sfogliai il blocco da disegno in cerca dello schizzo che aveva disegnato Edan. Presi le forbici per iniziare a tagliare la pelle. Ormai usarle stava diventando un'abitudine e ne apprezzavo l'aiuto. Era come se conoscessero gi le dimensioni dei miei piedi e, nel giro di pochi minuti, avevo gi una suola perfetta su cui lavorare.
Come farai a incantarle? domandai, appoggiando la suola contro il piede.
Con una magia che ti far arrivare in cima. Viva.
E per scendere? domandai.
Edan mont a cavallo, invitandomi a fare lo stesso. Ci preoccuperemo pi tardi di questo.
Pi avanti si stendeva la foresta di Dhoya, ma seguimmo il fiume finch non fummo costretti ad allontanarcene.
Ci fermammo per riposare presso una piccola sorgente gorgogliante. Lavai alcuni dei miei vestiti e lottai contro la tentazione di tuffarmi in acqua per fare un bagno, non l'avrei mai fatto di fronte a Edan. Fu comunque bello potermi lavare la faccia per la prima volta dopo settimane. La mia pelle era ancora in via di guarigione, ma il clima gi pi fresco e pi umido aiutava a curare vesciche e spellature.
Edan osserv il cielo con un'espressione cupa che gli adombr il viso. Non possiamo fermarci qui a lungo.
Mi strofinai i palmi delle mani. Perch no?
Siamo vicini alle montagne, ma dobbiamo spingerci pi a nord se vogliamo raggiungere il Picco della Pioggia. La prossima luna piena sar fra quattro giorni. E la notte nella foresta  pericolosa.
Aggrottai la fronte. Non lo vedevo fare incantesimi da quando avevamo catturato il filo di seta nel deserto. Ora che siamo usciti dal deserto, non puoi usare la tua magia per farci oltrepassare la foresta in tutta sicurezza?
Edan strinse le labbra. Non funziona cos.
Allora spiegami.
Dovresti imparare a usare un pugnale mi disse, cambiando argomento. Incontreremo molti pi pericoli qui che nell'Halakmarat.
Perch? Strizzai la parte inferiore della camicia. Hai di nuovo in programma di sparire di notte? Non aspettai che inventasse una scusa. Dove vai, a proposito?
Nella tenda, proprio come te rispose Edan, con una nota di diffidenza.
Strinsi i pugni lungo i fianchi. Smettila di mentirmi. Sono stanca. Potrai anche pensare che sia una stupida, ma ti conosco abbastanza da sapere che mi stai nascondendo qualcosa...
Maia disse. Calmati.
No che non mi calmo! gridai. Sono stata attaccata dai lupi, e tu dov'eri? Sei tornato con uno squarcio sul braccio e non mi hai mai spiegato che cosa fosse successo. E ogni volta che ti chiedo una spiegazione, tu...
Te lo dir mi interruppe. Mi strinse le mani, ma non mi ero accorta che me le avesse prese. Cercai di allontanarlo, ma mi teneva stretta forte. Avevo intenzione di dirti tutto.
Ero ancora arrabbiata. Allora perch non l'hai fatto?
Volevo proteggere te ribatt Edan, lasciandomi le mani. E me stesso. Non volevo che mi vedessi per quello che sono.
Ogni traccia di arroganza era svanita. Incrociai le braccia per non fargli capire che era riuscito ad ammorbidirmi cos in fretta.
Hai ragione continu Edan. Dovresti saperlo. Sarebbe un bene continuare a viaggiare di notte e dovresti conoscere i limiti della mia magia.
Allora si tolse il mantello e si tir su la manica; poi indic il bracciale dorato che portava al polso. Quello che avevo gi notato.
Questo  un simbolo del mio voto mi spieg, stendendo il braccio. Il voto di servire colui che  in possesso del mio sigillo: l'amuleto che in maniera cos acuta hai notato al collo dell'imperatore.
Edan si abbass di nuovo la manica. Deglutii. Quindi... non hai scelto tu di servirlo?
Chiunque possieda l'amuleto  il mio padrone.
Il tuo padrone ripetei. L'imperatore Khanujin.
A lui non piace quando lo chiamo padrone comment Edan in tono aspro. Ma s,  questo che .
Ma... perch? sussurrai. Avevo sempre pensato che gli stregoni fossero come mercenari, liberi di servire chiunque potesse permettersi i loro esorbitanti onorari.
Si strinse nelle spalle.  il prezzo da pagare per il potere. Tutti gli stregoni devono fare un giuramento: ci impedisce di diventare troppo potenti, o troppo avidi. La magia... crea dipendenza, sai? E con il tempo pu corrompere.
Lo capivo bene. Ricordavo il modo in cui le forbici ronzavano, quanto mi sentissi bene quando le usavo per cucire. Mi riempivano di un potere cos irresistibile che le mani mi prudevano e mi pulsavano anche dopo averle usate.
Puoi essere libero? domandai con delicatezza.
 una domanda complicata rispose Edan. Mi sollev il mento e mi prese per mano con dolcezza. Khanujin  stato buono con me. Non  cos male come sembra.
Rabbrividii di fronte all'intimit di quel gesto. Il cuore - il mio cuore ribelle - inizi a scalpitare. E... se lo lasciassi?
Edan mi lasci andare il mento. Resterei intrappolato in forma di spirito per sempre.
In forma di spirito...
Un falco mormorai.
Che ragazza sveglia sussurr, lasciandomi la mano.
Ma tu sei... sei un falco solo di notte.
Annu. Quando sono vicino al mio padrone posso mutare ogni volta che lo desidero.  utile per spiare le persone: durante la guerra lo  stato particolarmente. Ma, via via che mi allontano, le notti mi vengono rubate e devo trascorrerle sotto forma di spirito. La magia si fa sempre pi debole man mano che mi allontano da lui, finch non sar pi in grado di ritrasformarmi in un uomo.
Un gelido nodo di paura mi si strinse nelle viscere. Quanto tempo manca prima che...
Qui fuori? Diede un calcio alla terra, poi si sedette a gambe incrociate sul terreno. Abbastanza da permetterci di tornare a palazzo. Non preoccuparti per me.
Ma io ero preoccupata per lui. Ora capivo la fatica che gli leggevo nello sguardo accigliato, i segreti e le risposte evasive.
Poi appoggi la fronte contro la mia. Rallegrati mi disse, con voce rauca. Non  poi cos male essere un falco. Posso viaggiare pi in fretta di quanto riesca a fare in forma umana e non mi serve cos tanto cibo.
Sentii una fitta di dolore stringermi la gola. La tua pelle si sta bruciando. L'avevo notato da qualche giorno, ma solo ora glielo feci notare. Hai detto di non sentire n il caldo n il freddo.
Come ho detto, pi mi allontano e pi resto separato dal mio padrone, meno sono in armonia con la magia.
Hai detto che nel deserto scarseggiava.
Questo  vero. Ma il vero problema  stare lontano da Khanujin. La mia forma di spirito cerca istintivamente di tornare da lui ogni notte; accorciare le distanze - anche solo per breve tempo - mi  d'aiuto. Ma ormai  un bel po' che siamo lontani dal palazzo.
Provai un moto di compassione per lui e mi inginocchiai al suo fianco. Quindi il tuo voto...  eterno?
Scosse la testa. Tutti gli stregoni a un certo punto si liberano. Dopo che abbiamo servito per un migliaio di anni, la magia ci abbandona e possiamo vivere il resto dei giorni come comuni mortali.
Sentii accendersi in me la speranza. Per quanti anni hai prestato servizio?
Sono a poco pi di met strada.
Oh. Deglutii a fatica. Edan aveva pi di cinquecento anni! Riuscivo a stento a crederci. Non sembrava averne pi di venti. Non puoi chiedere all'imperatore Khanujin di liberarti?
Edan si chin in avanti, appoggiando i gomiti sulle ginocchia. Pensavo che l'avrebbe fatto disse infine, ma ora non pi. Suo padre promise di liberarmi dopo aver unificato A'landi. Aspettai per anni, ma aveva sempre paura che lo shansen insorgesse contro di lui. Quando alla fine si era deciso a mantenere la promessa, mor. E le sue paure sullo shansen si compirono.
Ma la tregua...
Le tensioni con lo shansen sono ancora forti. Il matrimonio potrebbe tenere insieme le cose per un po', ma Khanujin  preoccupato che lo shansen possa infrangere la tregua.
Sarebbe un disonore.
Forse mi concesse Edan, ma finch sar una minaccia, Khanujin non mi lascer mai libero. Soprattutto dal momento che lo shansen sa che lui  debole senza di me.
Che vuoi dire?
Il suo sguardo si fece penetrante. Khanujin attinge alla mia magia per diventare pi forte, pi potente... pi affascinante.  cos che conquista tutti. Perfino te.
Perfino me. Arrossii, ma non potevo certo negarlo. Il magnetismo che avevo provato in presenza dell'imperatore Khanujin era difficile da ignorare. Serrai le labbra. Ma non Lady Sarnai.
Non so come faccia a resistergli. Lei non possiede abilit magiche.
Adesso cos tante cose avevano un senso. Era questo il segreto che Lady Sarnai stava cercando di scoprire. Un segreto che il suo stesso padre, lo shansen, le aveva nascosto. Girava tutto intorno a Edan. Quindi  per questo che l'imperatore non vuole lasciare i suoi alloggi: perch sei lontano da lui. Ecco perch non voleva che venissi.
Mi sono allontanato perch un matrimonio fra Lady Sarnai e l'imperatore  l'opzione migliore ai fini della pace, e ho promesso al padre di Khanujin che avrei fatto qualunque cosa in mio potere per mantenere la pace ad A'landi.
Hai aiutato l'imperatore Khanujin a vincere la guerra.
S ammise Edan, ma a un prezzo enorme per la tua gente.
Strappai un ciuffo d'erba, poi lasciai che il vento la soffiasse via dalla mia mano. Era un sacrilegio dare voce ai miei pensieri, ma non riuscii a trattenermi. Saresti libero, se lui morisse?
Edan si volt a guardare i cavalli. Erano cos sereni, intenti a brucare l'erba del prato. No, non funziona cos. L'amuleto tornerebbe fra le sabbie o nel mare, e il primo uomo a trovarlo diventerebbe il mio nuovo padrone.
E nel frattempo...
Rimarrei un falco concluse. Durante gli anni trascorsi fra un padrone e l'altro ho visto gran parte del mondo sotto questa forma. Abbozz un sorrisetto. Quindi in realt non sono proprio vecchio come pensi.
Il suo tentativo di farmi ridere non ebbe effetto. Mi trem il labbro. E se io rubassi l'amuleto?
Diventeresti il mio padrone, s, ma anche il bersaglio di ogni assassino di A'landi. Maia, non  cos semplice. Possedere l'amuleto fa sempre s che i padroni... cambino. E non vorrei mai che accadesse a te. Assunse un'aria malinconica. Un tempo ero entusiasta della magia, prima del voto. Credevo nella sua parte buona. Nella parte buona delle persone. Il vento gli appiatt i capelli, mettendo in risalto il suo viso di ragazzino mentre si voltava a guardarmi. Tu mi fai ricordare una parte di me che avevo dimenticato.
Sembra proprio che mi sarebbe piaciuto di pi il vecchio Edan dissi a bassa voce.
 probabile ammise. Era meno orgoglioso. Pi onesto, ma anche pi spericolato. Pi ragazzino che uomo.
Gli rivolsi un mezzo sorriso. Sei ancora un ragazzino. Nessun uomo chiamerebbe il suo cavallo Grazia Coraggiosa.
Ridendo, allung una mano per sfiorarmi la guancia. Vorrei che ci fossimo conosciuti in circostanze diverse, Maia. Poi ritrasse la mano. Ma sono venuto con te per aiutarti. Gli di sanno quanto ne hai bisogno.
La sua vicinanza mi faceva sentire le farfalle nello stomaco.
A tale proposito disse Edan, come se mi stesse leggendo nella mente. Basta fingere di essere un ragazzo. Se la gente sta cercando il Lord stregone e il sarto imperiale che viaggiano insieme,  meglio che tu sia una ragazza.
Mi sistemai all'indietro una ciocca di capelli, che mi si arricci sulla spalla. Ormai erano abbastanza lunghi da poter essere raccolti in una treccia, ma mi mancava il modo in cui li portavo un tempo, quando mi cadevano sulla schiena.
E poi aggiunse mi piaci con i capelli lunghi.
Lo stomaco sfarfall di nuovo e le guance arrossirono.
Puoi fingere di nuovo di essere mia cugina.
Non tua moglie? fui quasi tentata di chiedere. Non ha funzionato molto bene l'ultima volta. E poi, come possiamo fingere di essere parenti? Viaggiamo insieme da settimane e non so nemmeno da dove vieni!
Nemmeno io so molto di te puntualizz.
Quella constatazione mi prese alla sprovvista. Tu sai molto pi di me di quanto io sappia di te! Mi spiavi, quando ero al Palazzo d'Estate.
Edan rise e le sue spalle sussultarono appena. Khanujin mi ha chiesto di tenere d'occhio Lady Sarnai, che era incaricata di gestire la prova. Non avevo altra scelta che spiare tutti voi.
Ma hai spiato pi me degli altri ribattei risoluta.
Solo perch eri una ragazza che fingeva di essere un ragazzo. Era interessante. Gli altri non erano cos interessanti. N cos carini.
Nascosi un sorriso. Quindi cos'hai scoperto su di me?
Hai un debole per i dolci mi disse in tono pacato e per i panini al vapore, soprattutto quelli al cocco o alla pasta di semi di loto. Sei un'artista di talento, anche se a volte la scelta dei soggetti  discutibile. Arrossii, ricordando i disegni dell'imperatore Khanujin. E il tuo colore preferito  l'azzurro. Come l'oceano.
E come i tuoi occhi non potei fare a meno di pensare. Adesso erano quasi color zaffiro, come le profondit del mare. Mi schiarii la voce, certa di essere arrossita come un pomodoro.
Per non so cosa ti faccia ridere o piangere. Edan si chin in avanti, fermandosi prima di avvicinarsi troppo. So solo che ti mancano la tua famiglia e la tua casa. La maggior parte delle ragazze della tua et  sposata. Magari hai un ragazzo a Porto Kamalan che si strugge per te.
Il tono disinvolto di Edan era in contrasto con il suo sguardo intenso.
Distolsi lo sguardo. Il figlio del fornaio mi ha chiesto di sposarlo. Feci una smorfia. Non ero interessata.
Bene, mi fa piacere. Non ti avrebbe meritato. Si schiar la voce, mentre a poco a poco un lieve rossore gli imporporava il collo. Un giorno mi piacerebbe incontrare tuo padre e tuo fratello. Incurv le labbra in un ghigno. In quanto tuo marito,  scandaloso che non li abbia ancora conosciuti.
Credevo fossi mio cugino.
Avevi ragione, non ha funzionato molto bene l'ultima volta. Gli brillarono gli occhi. Forse dovremmo continuare a fingere di essere sposati.
Io non ho detto che dovremmo essere sposati.
E adesso ti ho infastidito osserv Edan. Pieghi le labbra ogni volta che sei irritata. Succede spesso quando ci sono io.
Mi affrettai a distendere le labbra. Ti piace stuzzicarmi, eh?
Starti vicino  l'unica cosa che mi rende piacevole tutto questo.
Tutto questo. Stare lontano dall'imperatore. Trascorrere le notti sotto forma di falco.
Ora che sei troppo lontano per tornare in volo da lui, dove vai quando muti? domandai
A caccia rispose con un sorriso cupo.
Almeno non feci nessuna smorfia, ma deglutii rumorosamente. Edan... mi dispiace.
Non  cos male disse. Quell'espressione stanca gli attravers di nuovo il volto: era esausto, quasi tormentato. Non ancora. Ma peggiorer.
Aspettai che si spiegasse meglio.
Il voto sa che mi sto allontanando. Mi obbligher a tornare dal mio padrone e mi punir se non lo far. Ci sono anche altri pericoli: l'imperatore e io abbiamo dei nemici. Se non riusciranno a rubargli l'amuleto, verranno a cercare me. Soprattutto se sanno che sono lontano.
Edan rischiava di essere ucciso? Rabbrividii, senza sapere se volessi davvero conoscere la risposta. Lo shansen mander degli uomini sulle nostre tracce? domandai ansiosa.
 probabile rispose Edan in tono grave. Prima uomini. Poi forse qualcos'altro.
Un brivido freddo mi serpeggi in tutto il corpo. Demoni?
Come ultima risorsa. I demoni sono legati in modo simile agli stregoni, ma a un luogo, non a un padrone. Questo li rende pi difficili da controllare e spesso pretendono un caro prezzo in cambio dei loro servigi.
Ripensai a quanto Lady Sarnai aveva detto riguardo agli accordi che il padre aveva preso con i demoni, poi agli avvertimenti di Yindi. Ne hai mai incontrato uno?
Uno dei miei insegnanti  diventato un demone. Molto tempo fa. Edan percep la mia paura e aggiunse: Non preoccuparti di questo, e nemmeno dello shansen. Ho scelto di venire con te e rester al tuo fianco.
Tranne che di notte dissi a bassa voce.
S ammise. Quando sono un falco non puoi contare sul mio aiuto, ma te lo dar se sar in grado.
Pensando a Vachir e agli altri nemici che avremmo potuto incontrare nel resto del viaggio, dissi in tono deciso: Insegnami a usare il pugnale.
Edan ce l'aveva addosso. Era quello che avevo visto nella sua stanza e nel baule, con la guaina argentata e il sottile cordino rosso.
La lama del pugnale  a doppio taglio perch  composta da due armi mi spieg. Un lato funziona meglio se usato contro gli umani. L'altro lato  fatto di meteorite e va usato contro... creature che spero non incontreremo. Per sguainarlo devi afferrare l'elsa e pronunciare il mio nome.
Afferrare l'elsa e dire Edan ripetei.  abbastanza semplice.
Scosse la testa. Gli stregoni hanno molti nomi, a volte migliaia. Edan  solo uno dei miei nomi.
L'imperatore Khanujin ha mille nomi.
Lui ha dei titoli. E dire che sono mille  un'esagerazione. Sono pi o meno cinquantadue e sono tutte varianti della stessa cosa.
Incrociai le braccia, scettica. Tu invece, potente Lord stregone, hai un migliaio di nomi.
Circa un migliaio ammise.
Ci creder quando li sentir.
Non vorrei che li sentissi proprio tutti mi confess, divertito. Alcuni sono piuttosto offensivi. E infondati.
Davvero?
Fattucchiere che Banchetta con gli Occhi dei Bambini: Enlai'naden. Abominevole Padrone dei Malvagi: Kylofeldal. E via dicendo.
E quello che sblocca il pugnale?
Esit per un attimo prima di rispondere. Jinn disse. Uno dei miei primi nomi.
Jinn ripetei.
Portalo sempre con te. Mi porse il pugnale, ancora nel fodero. Se qualcuno ti attacca, il modo pi rapido per difenderti  tagliargli la gola. Edan si indic il collo, disegnando una linea. Punta la lama dove pulsa l'arteria, poi recidila.
Finlei aveva cercato di insegnarmi a combattere, quando eravamo bambini. Quando mai avr bisogno di combattere con qualcuno? gli avevo chiesto allora.
Se solo avessi saputo. Imitai il movimento di Edan.
Oppure puoi pugnalarlo al petto. Qui. Edan avvolse la mano intorno alla mia in modo che stringessimo insieme il pugnale. Si port la lama al petto, avvicinandomi a lui. Mira fra le costole per colpire i polmoni, poi spingi verso l'alto per arrivare al cuore.
Ancora una volta imitai il movimento, ma Edan non mi lasci andare la mano. Sentii il suo cuore battere contro il palmo quando gli posai la mano sul petto. Aveva il battito accelerato, quasi pi veloce del mio.
Con l'altro braccio, Edan trov il mio fianco; allora si chin in avanti fino a essere cos vicino che riuscivo a sentire il calore del suo respiro sul naso.
Il suo alito mi sfior la bocca, quando le sue labbra lambirono le mie in un contatto delicato. Chiusi gli occhi. Non riuscivo a sentire nulla: n la sinfonia della foresta n i cavalli che sbuffavano impazienti alle nostre spalle.
Un battito. Due battiti. Il cuore si contrasse, in preda al desiderio.
Poi... Edan mi lasci andare la mano.
Spalancai gli occhi e tutto il fiato che avevo trattenuto fino a quel momento si liber in un unico sospiro. Cosa...
Si sta facendo tardi tagli corto Edan, abbassando il pugnale.  stato un buon inizio, ma per oggi basta.
Chiusi la bocca, tradita e delusa. Avrei giurato che fosse sul punto di baciarmi. Sentivo che avrebbe voluto farlo.
So che vuoi farti un bagno. Andiamo, ti trover un posto migliore.
Lo seguii, ammutolita, dando un calcio a un mucchietto di terra mentre non guardava.
Che uomo ambiguo.
...
.
...
CAPITOLO 24.
...
.
...
La Grande Strada delle Spezie proseguiva girando intorno alle Montagne della Luna, un sentiero stretto e tortuoso attraverso le fitte foreste che le cingevano da lontano. L'aria si faceva sempre pi gelida via via che ci addentravamo nei boschi e, quando alzai lo sguardo, vidi la neve su alcune delle cime.
Tirai fuori le scarpe, canticchiando fra me e me mentre Opale trottava verso i monti, e controllai il lavoro svolto la sera precedente. Solo dopo un po' mi accorsi che stavo intonando il motivetto che Edan spesso fischiettava.
Naturalmente le sue orecchie da stregone mi avevano sentito. Ridacchiando, port il cavallo vicino al mio in modo da cavalcare fianco a fianco.  una bella canzone. Piuttosto orecchiabile, se posso dirlo.
Non ero pronta a parlargli. Da quando mi aveva quasi baciata, l'aria fra noi era diventata pesante. Diversa.
Spronai Opale con un calcetto e lei si allontan dal fianco di Corvo e trott in avanti.
Non cavalcare al sole mi grid Edan. Le lentiggini si stanno moltiplicando.
Gli lanciai un'occhiataccia, urlando: Sai proprio cosa vuole sentirsi dire una ragazza!.
Guidai comunque Opale all'ombra, maledicendo sottovoce Edan... e il mio cuore che martellava all'impazzata. Quanto mi dava sui nervi il suo modo di stuzzicarmi! Come mi faceva battere il cuore e mi infiammava le guance! Le battute dei miei fratelli non avevano mai avuto questo effetto.
Edan mi raggiunse, assumendo un'aria pi solenne del solito. Sei arrabbiata con me, Maia? Si sforz di sorridere. Stavo scherzando riguardo alle lentiggini. Mi piacciono molto. Tutte quante.
Aveva gli occhi troppo azzurri. Distolsi lo sguardo e cercai le parole giuste. Perch ti diverti a tormentarmi?
Rimase in silenzio per qualche secondo straziante; poi, accidenti a lui, si limit a sbattere le palpebre, confuso. Tormentarti?
Per l'alito dei demoni! Quanto era ottuso?
Era tutto il giorno che avevo sulla punta della lingua un groviglio di parole e a quel punto non potei fare a meno di srotolarle tutte. Tutto questo prendermi in giro e fare finta che ti importi di me. Iniziai a gesticolare, come se imitare il suo modo di fare potesse aiutarlo a capire. E l'altra sera, quando hai cercato di baciarmi, ho pensato... ho pensato che potesse...
Mi fermai, mentre l'imbarazzo mi infiammava le guance di un rosso bollente. D'un tratto desiderai che la terra si aprisse e mi inghiottisse.
Santi di, che cosa avevo appena fatto? Che cosa avevo detto?
Di colpo smontai da cavallo, ma Edan mi afferr per un braccio prima che potessi andarmene. Pensavi che potesse, cosa? domand. Non c'era pi traccia di umorismo nella sua voce e non riuscivo a sopportare l'intensit del suo sguardo.
Niente borbottai.
Maia... Maia. Guardami.
Non potevo. Non volevo.
Edan non voleva lasciarmi andare. La sua voce si fece morbida. Pensavi che potesse importarmi di te?
Chiusi forte gli occhi, sforzandomi di sembrare accigliata. Ho detto che non  niente.
Non  cos per me ribatt, ancora tranquillo. Non stavo fingendo. Mi importa di te.
Allora lo guardai, quasi sicura di trovare un ghigno sulle sue labbra e un luccichio malizioso nei suoi occhi, ma non vidi nulla di tutto ci.
Mi importa ripet. Ma quando sei uno stregone non c' molto tempo per il romanticismo. Nessuna ragazza mi ha mai spinto a metterlo in discussione. La sua voce si fece ancora pi delicata, per quanto sembrasse impossibile. D'altra parte, nessuna era come te.
Allora mi tremarono le ginocchia e l'espressione arrabbiata svan dal mio viso. Io?
A volte sei cos distratta, mia xitara.
Smettila di prendermi in giro dissi, con il labbro inferiore che tremava. Non  divertente.
Le spalle ampie di Edan si irrigidirono, ma i suoi occhi - i suoi profondi occhi color zaffiro - erano chiari. Ho cercato di dirtelo, ma pensavo... Inspir. L'Edan che conoscevo non era mai rimasto senza parole.
Che cosa?
Fece un passo avanti. Pensavo che mi trovassi spregevole.
Un altro passo. Infatti dissi con il fiato sospeso. Lo sguardo ardente di Edan mi trapassava e, nonostante ci che stavo dicendo, il mio corpo non si ribell alla sua vicinanza, sempre pi evidente. Assolutamente spregevole. E insopportabile.
E arrogante mormor Edan. I nasi si sfiorarono. Non dimentichiamo arrogante.
Come potrei dimenticarlo? dissi, affannata.
Mi avvicin a s, sollevandomi quasi da terra, e mi baci.
Le labbra premevano contro le mie. Prima con delicatezza, poi con una foga sempre maggiore via via che rispondevo al bacio, mettendo a nudo il mio desiderio.
La sua mano, salda sulla vita, impediva alle mie ginocchia tremanti di cedere. L'altra mano mi scivol su per la schiena, trov l'estremit della treccia e la sciolse. Poi mi pass le dita fra i capelli, facendomeli ricadere in morbide onde sulle spalle.
Allora mi lasci andare, come se si fosse ricordato che dovevo respirare.
Fece un passo indietro. Aveva la mandibola serrata, le spalle rigide.
Che problema c'? domandai.
No disse, alzando una mano per mantenere le distanze. Fece un respiro profondo.  sbagliato.  stato un momento di debolezza.
Sentii una fitta di risentimento farsi strada nel petto. Oh, capisco. Mi bruciava il viso e mi voltai prima che l'umiliazione potesse diventare troppo forte da sopportare.
Aspetta, Maia. Edan cerc di afferrarmi per un braccio, ma la manica gli scivol fra le dita. Non fare...
Cosa? Mi usc una voce ferita, anche se l'intenzione era di sembrare dura. Deciditi, stregone.
Ti ho detto l'altro giorno che... mi fai desiderare che le cose siano diverse. Edan apr e richiuse i pugni. Sospir affannosamente. Non voglio darti false speranze. E non voglio essere egoista. Tu meriti qualcuno che possa stare con te. E non sono io.
Allora sei davvero un egoista gli dissi. Non baciarmi, per poi dirmi che dovrei stare con qualcun altro. Non... Non farmi innamorare di te. La lingua si ferm, incapace di pronunciare quella frase. Non farlo e basta.
Corsi verso la mia cavalla, balzando in sella per poi spronarla al galoppo. Il vento che mi accarezzava non riusc a far s che il cuore smettesse di battermi nelle orecchie, ma stare da sola mi fece bene. Ne avevo bisogno.
Le mie emozioni erano ridotte a un groviglio e non sapevo come fare a districarle. Che cosa provavo per Edan? E, comunque, che importanza aveva? Era servo del proprio voto, a meno che l'imperatore Khanujin non l'avesse liberato.
Per mille anni sarebbe stato uno schiavo della magia... mentre io avrei cucito qualche abito per la nuova imperatrice, per poi perdermi nel vasto mare del tempo e della storia.
Come potevano esserci speranze per noi?
Maia mi chiam. Maia, ti prego. Aspetta.
Non mi voltai.
Io e Opale ci lanciammo alla volta delle Montagne della Luna. Stavolta, Edan non cerc di raggiungerci.
. . . .
Opale indietreggi e sbuff non appena entrammo nella Conca dell'Osservatore Lunare. Ci accolse una pioggerella mista a nebbia che scendeva dal passo di fronte a noi e alzai lo sguardo sul Picco della Pioggia, cos alto da oltrepassare le nuvole. Rabbrividii.
Non andiamo da questa parte disse Edan. Erano le prime parole che aveva pronunciato nell'arco dell'intera giornata.
Io gli davo la schiena e mi morsi l'interno delle guance.
Perch no? La voce era carica di irritazione e la lingua impastata dopo il lungo silenzio. Ho studiato la mappa. Se non andiamo di qua, perderemo due giorni. Il tempo non  dalla nostra parte, come spesso mi hai fatto notare.
Preferirei evitare pericoli piuttosto che risparmiare tempo con una scorciatoia ribatt Edan.
Serrai le labbra. Non avevo intenzione di guardarlo in faccia.
Diedi una pacca decisa sul dorso di Opale. Coraggio, tesoro. Va tutto bene.
Ubbidiente, la cavalla avanz al trotto. Il terreno discendeva in un avvallamento poco profondo, ma trattenni il fiato quando vidi una spada conficcata nel suolo. Pi avanti c'erano frecce, molte delle quali con piume cremisi, alcune dritte e altre di sbieco, come se un sarto distratto avesse puntellato la terra di spilli e aghi.
A un tratto Opale si impunt. Non voleva proseguire, cos smontai da cavallo.
La scena che mi si parava davanti mi rivolt lo stomaco. Tamburi rotti, stendardi di guerra stracciati, mucchi di ossa... ossa umane. E corpi.
Soldati sussurrai con un brivido. Non avevo mai visto un campo di battaglia. N un uomo morto.
Con il tempo la pioggia aveva lavato via il sangue dall'erba, ma le uniformi dei soldati erano ancora macchiate. Alcuni erano morti per congelamento. Si vedeva dai volti lividi, dalle labbra tese e cianotiche e dalle spalle incurvate in avanti: la neve li aveva sepolti e preservati fino al disgelo. Altri non erano stati cos fortunati: avvoltoi e altri animali spazzini avevano divorato le carni fino all'osso. In pochi avevano ancora gli occhi, che mi fissavano vacui via via che avanzavo.
Maia! mi url Edan. Maia, non farlo.
Ma ormai mi ero accovacciata accanto al cadavere pi vicino. Il fetore mi provoc conati di vomito, ma mi trattenni. Ci che restava del volto del giovane era bagnato dalla pioggia recente. Era stato colpito da tre frecce: al ginocchio, all'addome, al cuore.
Non doveva essere pi vecchio di Keton.
Incrociai le braccia sul petto, trattenendo un singhiozzo. Finlei e Sendo erano morti cos: da soli, eppure insieme ad altri. Squarciati da una spada o infilzati da una freccia. Sendo... Sendo era morto proprio su quelle montagne. Il suo corpo era da qualche parte in mezzo alle migliaia di cadaveri disseminati intorno a me, a marcire sotto un manto di terra e neve. Non l'avrei nemmeno riconosciuto, se l'avessi visto. Il solo pensiero mi fece venire da piangere.
Stai bene? mi domand Edan quando mi raggiunse.
Tu eri... La voce mi si spezz in gola. Eri... qui?
No.
Certo che no. Se Edan fosse stato l, molti dei soldati dell'imperatore sarebbero sopravvissuti. Avevamo sentito parlare delle miracolose vittorie di Khanujin. Avevo sempre pensato che dipendessero dal fatto che era un combattente impareggiabile, come suo padre. Ma ora sapevo che era per via di Edan. Edan, la cui magia valeva quanto la forza di mille soldati. Edan, che con un incantesimo aveva trasformato l'imperatore in un governante, un guerriero, un uomo che A'landi amava e stimava.
Era sempre stato Edan.
Ma hai preso parte alla guerra dissi, stringendo i pugni. Come hai potuto...?
Edan non rispose. Si limit a stringermi fra le braccia. Sentivo il battito regolare del suo cuore e questo mi confort. Mi sembr troppo presto quando mi lasci andare.
Non mi avventurai oltre su quel sentiero. N mi lamentai quando Edan mi riport sulla strada dalla quale eravamo venuti.
Eravamo quasi arrivati ai cavalli quando il vento inizi a soffiare forte. Qualcosa non andava: lo percepii dal modo in cui Edan si era irrigidito.
Mercenari disse, trascinandomi dietro una roccia e abbassandomi la testa.
Il battito aument e diedi una sbirciata.
Balardani. Riconobbi tra loro il fratello di Orksan. Vachir.
Tendendo i muscoli, afferrai il pugnale. Contai almeno una, no, due dozzine di uomini. Non avevamo scampo.
Edan sgattaiol al mio fianco. Era andato a prendere dalla sella un arco che non avevo mai visto. Era alto quasi quanto me. Quando ti dico di correre mi disse prendi i cavalli e dirigiti al Picco della Pioggia.
Non ho intenzione di andarmene senza di te.
Sono un buon tiratore disse in tono severo, ma tu no. Insieme, non riusciremo ad abbattere trenta uomini.
Deglutii. Pensavo che volessero catturarti.
Sarebbe meglio comment Edan in tono tagliente. Ma lo shansen  un uomo esigente. Saranno pronti a uccidermi, se dovessi dimostrarmi una preda troppo difficile.
Come se Edan li avesse evocati dal loro nascondiglio, alcuni uomini strisciarono fuori dai cespugli sulle colline. Le frecce brillarono nel sole. Erano arcieri.
Tutto intorno a me cominci a girare e rimasi immobile, in preda alla confusione. Se fossimo scappati nella vallata, gli arcieri ci avrebbero ucciso.
Ma se fossimo rimasti l, lo avrebbero fatto i soldati di fanteria.
Non riuscivo a muovermi. Era come se avessi messo radici nel terreno. Tutto ci che riuscivo a fare era osservare i guerrieri che correvano verso di noi, agitando le armi e lanciando grida di battaglia che si perdevano nel vento.
Vachir era alla guida del gruppo, con la collana di monete e denti che gli sobbalzava al collo mentre correva. Indossava la stessa tunica slavata che aveva alla cena con Orksan e Korin: quella a cui avevo rammendato le maniche.
Arrenditi! tuon, con voce possente e profonda. Arrenditi adesso, stregone.
Edan sollev l'arco, tendendo la corda per bene sul torace per prendere la mira. Scocc tre frecce in rapida successione. Vachir schiv ogni colpo, ma gli uomini alle sue spalle non furono altrettanto fortunati. Due di loro caddero. Vachir lanci un grido e i mercenari smisero di correre. Sfilarono dalla schiena gli archi e restituirono a Edan il favore.
Edan allora mi afferr per un polso e mi trascin dietro una grossa quercia, premendomi la schiena contro il tronco. Le frecce iniziarono a pioverci addosso. Tre, quattro, cinque frecce si conficcarono nella corteccia, sfiorando la coscia di Edan e mancandomi solo per un pelo.
Va'! mi grid Edan, indicandomi le montagne.
Non mi mossi. Non me ne vado senza di te. Sollevai il pugnale di Edan con la mano sinistra e con la destra brandii le forbici magiche.
Per quanto sia felice che tu stia usando le forbici comment sarcastico, non sono sicuro che sia l'occasione pi adatta per cucire qualcosa.
Lo ignorai e iniziai a potare l'arbusto di fronte a me. Mentre le forbici tagliavano, riuscivo solo a pensare a qualcosa dietro cui ripararci dall'attacco incessante delle frecce. Un minuto dopo avevo intrecciato un roveto denso e spinoso tutto intorno a noi.
Uno scroscio di frecce tagli l'aria. Stai gi gridai.
Ci stendemmo sul ventre. Mi complimento per l'uso creativo delle tue forbici disse Edan fra un respiro e l'altro.
Le frecce si conficcarono nella barriera con un tonfo stridente e soffocai un gemito. Il roveto era abbastanza fitto da intrappolarle fra i rami, ma non avrebbe retto a lungo. Vuoi smetterla di parlare e tirarci fuori di qui?
Allora Edan mi gett addosso il mantello. Le sue pupille si dilatarono, e gli occhi divennero gialli. Resta immobile.
Dagli alberi si lev una miriade di uccelli. Rondini, aquile, falchi: dovevano essere migliaia, cos tanti che le loro ali sollevarono un vento forte che spazz via la barriera. Mi coprii il viso con le mani mentre gli uccelli volavano sopra di noi in direzione degli aggressori. Ali che sbattevano, stridii che riecheggiavano nell'aria e artigli che luccicavano, mentre i volatili scendevano in picchiata sui mercenari per sfregiarli. Vachir grid ai suoi uomini, che avevano smesso di scoccare frecce addosso a noi e ora puntavano le armi verso il cielo. Continuate ad avanzare! Colpite lo stregone! Lo stregone!
In pochi gli diedero ascolto. Gli uccelli morti cadevano a terra con un tonfo e tutto intorno gli uomini gridavano, portandosi le mani al viso per liberarsi degli animali. Ma era come se Edan avesse instillato in loro uno spirito selvaggio, violento. Le creature erano impazzite, assetate di sangue. Si muovevano come una nuvola nera e tumultuosa, seguendo i mercenari che cercavano di scappare. Provai quasi piet per loro. Quasi.
Ora gli occhi di Edan erano di un giallo acceso e il suo viso pallidissimo.
Poi le nuvole si addensarono. Una pioggia battente inizi a cadere dal cielo, con fulmini che abbattevano gli alberi e li rovesciavano sugli aggressori.
Edan si inginocchi al mio fianco, piegando le braccia sopra le gambe mentre dava inizio alla trasformazione. Le piume gli spuntarono dalla pelle e dalla colonna vertebrale. Dalle spalle gli usc un paio di ali che sventagliavano sopra le braccia. Poi, in un lampo, il bracciale dorato che conoscevo cos bene gli si ancor intorno alla zampa sinistra.
Va'.
Sbatt le grandi ali nere e spicc il volo per unirsi agli uccelli, in uno stormo oscuro che si stagliava contro il cielo cupo.
Raccolsi l'arco di Edan e corsi in direzione di Opale e Corvo. Andiamo! gridai loro. Montai in sella a Opale, afferrandola per la criniera. Al picco!
I cavalli non ebbero bisogno di un secondo incitamento. Galopparono a tutta velocit nella tempesta. Mi guardai alle spalle ancora una volta per vedere gli uccelli che continuavano senza tregua a scendere in picchiata sugli uomini. Le urla si fecero distanti, svanendo via via che le lasciavo indietro.
Non mi voltai pi.
...
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...
CAPITOLO 25.
...
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...
Edan mi trov ai piedi del Picco della Pioggia, seduta sotto un albero a cucire.
Scattai in piedi non appena lo vidi. Aveva il mantello strappato e un graffio sulla guancia. Tirai un sospiro di sollievo. Sei vivo!
Mi rivolse un sorriso disarmante. Spero non ti sia annoiata troppo senza di me.
Dove sei stato? Mi morsi la lingua prima di farfugliare che avevo provato a cercarlo, solo che i cavalli non avevano voluto riportarmi sul luogo della battaglia, a prescindere da quanto li spronassi: erano determinati a raggiungere il picco e a restare l.
 preoccupazione quella che sento nella tua voce? mi stuzzic Edan.
Sei stato via per un giorno intero risposi in tono pi acido. Pensavo fossi morto.
 stato sconsiderato da parte mia ammise, soprattutto dal momento che sono io quello con la mappa in grado di riportarci a casa. Ma adesso sono qui. Prese in mano le scarpe che avevo lasciato accanto al fal. Ah, eccellente. Le hai finite.
Gli lanciai uno sguardo in tralice. Tutto ci che sai fare  parlare delle mie scarpe? Usare tutta quella magia ti ha annebbiato il cervello?
Si sedette, appoggiandosi all'albero e allungando le gambe. Corvo trott verso di lui per strofinargli il muso sul collo. Almeno qualcuno  felice di vedermi.
Edan sembrava pi magro. Aveva le guance pi scarne e il taglio aveva tutto l'aspetto di una ferita da coltello.
Ero cos preoccupata dissi, addolcendomi.
Stavo dormendo confess. Non volevo preoccuparti.
Sentii le spalle irrigidirsi per la tensione. Pensavo che in te non fosse rimasta pi magia.
Ne avevo messa da parte un po' rispose, staccando una foglia sopra la sua testa. La mastic, poi la sput. Abbastanza per incantare le scarpe e farci arrivare al lago Paduan. E un po' di riserva per le emergenze. Anche se il mio corpo ha pagato un caro prezzo per averla usata. Si massaggi la schiena, poi stacc e mastic un'altra foglia. Ho fitte e dolori dappertutto. Ma un po' di foglie di salice mi aiuteranno. Hai fatto proprio bene ad accamparti vicino a questo albero.
Io non l'avevo nemmeno notato. Avresti potuto farti uccidere.
Edan doveva essere proprio stanco, perch non discusse. Oppure quanto dicevo era vero. Quel che  fatto  fatto.
Mettendomi a sedere accanto a lui conficcai l'ago nella sottana dorata per Lady Sarnai, contrariata dalla sua tranquillit. Ci aveva salvati entrambi, eppure avevo avuto una tale paura... Mi aveva colpito dritto alle viscere, lasciandomi addosso un senso di nausea che riuscivo ancora a percepire. Non perch avessi bisogno di quella stupida mappa o della sua magia, ma di lui.
Stanotte ci sar la luna piena comment Edan, ignaro dei miei pensieri. Se parti per tempo, potresti raggiungere la vetta prima del tramonto. Le giornate sono pi corte, qui sulle montagne, quindi appena caler la notte voler per raggiungerti sul picco. Vuoi mettere via quella maledetta sottana?
Cucii con cura un ultimo punto sul retro della gonna. Solo allora alzai lo sguardo.
Mettiti le scarpe mi disse, chiaramente esasperato.
Se puoi volare borbottai, non capisco perch io debba scalare la montagna. Potresti andare a prendere tu la luce della luna per me e cos due vestiti sarebbero a posto.
Sai che non posso rispose Edan con gentilezza.
Cercai di calmarmi. Che cosa farai per tutto il giorno?
Cavalcher fino all'altro lato della montagna e trover un posto sicuro per nascondere i bagagli. Ammicc. Poi cercher di finire quella sottana per te. Se me lo concedi.
Assolutamente no!
Edan rise e lo guardai in cagnesco mentre afferravo le scarpe di pelle e le indossavo. Erano semplici ma robuste e le sentivo molto comode ai piedi. Avevo incerato il cuoio all'esterno per renderle il pi impermeabili possibile, ma il calore del sole non era bastato a distribuire la cera in maniera omogenea, quindi avrei dovuto fare attenzione a non bagnarle troppo. Almeno avevo inserito una doppia fodera all'interno: il clima sui monti sarebbe stato pungente. Sentivo gi il gelo sulla pelle.
Edan allora si tolse la sciarpa e la avvolse intorno a quella che portavo gi al collo. Quando cercai di protestare, mi disse: Pi salirai di quota, pi far freddo. La leg per impedire che mi cadesse. La luna piena sorger sulle montagne, illuminando una pozza da qualche parte sul picco. Quando la trovi, tuffatici dentro e cattura la luce in una noce. Sai nuotare, vero?
Certo che so nuotare. E tu?
Segu una lunga pausa.
Ha l'aria di essere un no.
Sono cresciuto vicino a un deserto ribatt Edan sulla difensiva. Non ho mai avuto il tempo di imparare. Gonfi il petto. E comunque so camminare sull'acqua. E volare.
Alzai gli occhi al cielo. Dovresti imparare. E se un giorno ti trovassi a sorvolare un lago e arrivasse l'alba? Non  difficile. Si comincia mettendo la faccia sott'acqua e soffiando fuori le bolle... cos. Iniziai a fargli vedere come si faceva, ma poi mi fermai. Cosa mi importava se non sapeva nuotare? Edan era la mia guida, niente di pi. E sarei stata io a dover entrare nella pozza, non lui.
Voltandogli le spalle, posai la mano sulla parete di pallido e ruvido granito del Picco della Pioggia e mossi un primo passo esitante. Mentre la scarpa premeva contro la montagna, allungai il collo e osservai che cosa mi aspettava. Una scalata ripida e pericolosa, con poche fessure e fenditure a cui aggrapparmi e una sporgenza a forma di naso sulla sommit. Un passo falso e sarei scivolata incontro alla morte.
Era qui che entrava in gioco l'incantesimo di Edan.
Le scarpe aderirono alla roccia, come se fossero fatte di colla. Attaccate alla cintura, avevo due affilate piccozze da arrampicata - merito della lungimiranza e delle abilit di negoziazione di Edan - che conficcavo nel granito a seconda della necessit. Passo dopo passo mi trascinai su per la montagna, con la sensazione di essere una formica che strisciava sul filo di una spada. Avanzavo con un equilibrio instabile, perch all'inizio non mi fidavo del fatto che le scarpe sarebbero rimaste attaccate alla parete. Dopo aver preso sicurezza, per, divent un po' pi semplice. Solo un po'...
Deglutii e piantai una delle piccozze nella parete sopra di me. Poi ripetei l'operazione. Un piede alla volta. Uno dopo l'altro.
Non ero arrivata molto lontano quando Edan mi grid: Ricordati di non bagnare le scarpe! Ci sar neve via via che salirai pi in alto!.
Lo so! gridai a mia volta. Proseguii nella scalata. Ben presto Edan divenne troppo lontano perch continuassimo a urlarci frasi l'un l'altra. Fu allora che si fecero strada la solitudine e la preoccupazione. Edan era pi debole di quanto desse a vedere. Odiavo l'idea di lasciarlo solo, soprattutto subito dopo averlo creduto morto per aver lottato contro gli uomini di Vachir.
Ma il tempo per catturare la luce della luna era troppo poco: avrei dovuto attendere un mese prima del plenilunio successivo. Non avevo altra scelta che proseguire.
Vidi dei nuvoloni carichi di pioggia che si muovevano verso di me, ma erano ancora lontani. A preoccuparmi era la neve. Ricopriva a chiazze la sommit e sciogliendosi gocciolava gi per le rocce. I rivoli sottili brillavano alla luce del sole e avevano una bellezza ingannevole. Ma sapevo di dovermi tenere alla larga: bagnare qualunque parte delle scarpe avrebbe fatto svanire l'incantesimo. Il cuore mi si fermava ogni volta che commettevo l'errore di guardare in basso e immaginavo di finire con i piedi nell'acqua, scivolando e precipitando incontro alla morte.
La paura di cadere mi teneva all'erta, perfino dopo aver scalato per ore, quasi per l'intera giornata. Avevo i palmi scorticati a forza di aggrapparmi agli spuntoni di roccia, le unghie annerite e la schiena dolorante. Eppure stavo iniziando a capire perch la sfida fosse una prova per la mente, non per il corpo.
Pi in alto salivo, pi aumentavano il freddo e il ghiaccio. Scegliere la strada per arrivare in vetta era come fare una serie di scommesse ben calcolate. Avrei dovuto girare intorno alla chiazza di ghiaccio scintillante oppure osare calpestarla? Quella che vedevo era un'ombra sulla roccia o una striscia di neve? Essere alle prese con la paura che il passo successivo potesse essere l'ultimo mi faceva girare la testa e mi toglieva il fiato.
Stai calma mi dissi quando una folata di vento mi sferz. Tieni duro.
Scrutavo la montagna con i miei occhi da sarta, concentrandomi sulla luce e sui colori per evitare ghiaccio e neve.
Non  poi cos diverso dal cucire mi dissi. Fingi di essere un ago che deve ricucire la montagna fino in cima e cerca la strada giusta per realizzare un punto perfetto. Un punto sbagliato e la stoffa della montagna si strapper. A volte trovare la strada  complicato, ma ci riesci sempre. Basta non arrendersi.
Ritrovando coraggio, avanzai con determinazione. Una presa dopo l'altra. Mentre cercavo la successiva, mi appoggiavo alla roccia, affondando le piccozze pi che potevo. Le stringevo cos forte che i manici di legno mi si erano impressi sui palmi.
E poi il sole inizi a tramontare. Lasciai una delle piccozze conficcata in una fessura e cercai nella tasca la polveriera. Con cautela, accesi la lanterna appesa alla cintura.
Ero arrivata alla sporgenza dell'Uomo della Pioggia quando sentii le ali di Edan agitarsi alle mie spalle. Subito dopo una folata di vento mi scompigli i capelli e mi sollev il morale.
Non avrei dovuto lasciarmi distrarre. Ormai era buio e nella fretta di raggiungere il picco non guardai dove mettevo i piedi. Proprio mentre estraevo una delle piccozze dalla roccia, la scarpa sinistra sfior una chiazza di ghiaccio. Il panico mi attanagli i nervi e il cuore inizi a battermi all'impazzata nel petto. Cercai disperatamente di ritrovare l'equilibrio, ma la scarpa non me lo permetteva pi.
Urlai.
La lanterna precipit nel vuoto, lasciandomi al buio. Mi tenni stretta alla piccozza destra, mentre il braccio sinistro si agitava e la scarpa scivolava miseramente contro la roccia. A penzoloni sul precipizio, sentivo i muscoli del braccio che si strappavano, mentre la presa sulla piccozza iniziava a cedere. Quei secondi mi sembrarono un'eternit.
Il vento mi ruggiva nelle orecchie. Sto per cadere. Sto per cadere. No. Non qui. Non adesso.
Piantai la piccozza sinistra in una crepa e lentamente, cercando di mantenere il mio fragile equilibrio, mi sollevai.
Solo dopo essermi issata sulla vetta ed essere rotolata lontano dal precipizio ebbi il coraggio di respirare e il vapore si disperse nell'aria gelida. Allora rimasi distesa sulla schiena, ansimante, a guardare la luna sopra di me, con le braccia che pulsavano come se stessero per staccarsi. Non ero mai stata cos vicina al cielo: abbastanza da sentire il potere della sua luce riverberarmi nelle ossa.
Edan era appollaiato su una roccia, intento a cinguettare e fischiettare come faceva in forma umana. Mi alzai e sollevai un braccio esausto, invitandolo ad avvicinarsi.
Spieg le ali e mi piomb sulla spalla. Insieme, ci incamminammo per esplorare la cima del Picco della Pioggia. Regnava il silenzio. Perfino il vento era pi mite di quanto non fosse stato durante la scalata. La luna era enorme. Era l, appesa nella notte, una gigantesca lanterna rotonda con una luce acquosa cos brillante che mi venne voglia di allungare la mano per toccarla.
Edan allora vol in direzione dell'ombra proiettata dalla sporgenza. Lo seguii, facendo attenzione a dove mettevo i piedi. Per tutta la sommit rocciosa serpeggiavano venature di ghiaccio, cos friabili che scricchiolavano sotto le mie scarpe. Tutto era immobile, a parte il battito delle ali di Edan e un crepitio di ghiaia e minuscoli ciottoli che rotolavano verso il basso. Tesi l'orecchio. Da dove proveniva quel rumore?
Mi allontanai da Edan e seguii i detriti che cadevano dalla parete settentrionale della cima, osservando i sassolini che si riversavano in un'apertura rocciosa appena pi ampia dei miei fianchi.
Ho trovato una caverna! gridai, richiamando Edan. Mi accovacciai per cominciare a calarmi gi. La bocca della grotta era stretta, cos ci strisciai dentro lentamente. Avevo l'inquietante sensazione di entrare tra le fauci di qualche bestia enorme. Le stalattiti dentate mi graffiavano e l'acqua che gocciolava dall'alto mi lambiva la testa.
Alcuni pipistrelli svolazzarono, battendo le ali con tanta potenza da farmi barcollare in avanti.
A un tratto, Edan mi becchett i capelli e mi stratton indietro.
Rimasi immobile e sospirai profondamente. La luce della luna che filtrava dalle crepe del soffitto rivel un tappeto di ghiaccio argentato. Un altro passo in avanti e sarei precipitata attraverso il ghiaccio nella pozza sottostante.
Guardai in basso. Una citt di cristallo sfolgorava sotto il ghiaccio, illuminata da schegge di luna.
Dovrai nuotare nella luce della luna mi aveva spiegato Edan consegnandomi la seconda noce. E porta questa con te aveva aggiunto, porgendomi anche quella che conteneva la luce del sole. Il guscio splendeva appena, come un globo di luce caldo e brillante.
Tienila vicino al cuore aveva detto Edan mentre mi infilavo la noce sotto la tunica. Ti terr al caldo.
Mi inginocchiai accanto alla pozza, con Edan nella sua forma di falco appollaiato sulla spalla.
L? Indicai il centro delle acque immobili, dove la luce della luna brillava pi forte.  quello che devo prendere, vero?
Il falco pieg il collo. Immaginai che fosse un s. Era impossibile dire quanto fosse profonda la conca.
Tremai quando mi tolsi il mantello, i pantaloni e le scarpe. Li piegai in una pila ordinata sopra una roccia. Poi, come avevo gi fatto per il sole, indossai i guanti di seta di ragno e impugnai le forbici.
Il freddo intorpidiva anche la paura. Trattenendo pi fiato che potevo, saltai.
Nulla avrebbe potuto prepararmi al trauma dell'acqua gelata. Senza la noce di luce solare, che spargeva il suo calore in tutto il mio corpo, mi sarei congelata in pochi secondi.
Nuotai verso il fondo, lontano dalla flebile luce della superficie. C'era un tale silenzio che tutto ci che sentivo era il suono del mio battito che rallentava.
La pozza era senza fondo. L'aria immagazzinata nei polmoni inizi a scarseggiare. A pizzicare, sempre di pi. A bruciare.
Torna indietro! mi urlava la mente. Torna subito indietro!
Ma proseguii. Dopo essere quasi morta durante la scalata, non potevo arrendermi adesso. Cercai di pensare a Baba e a Keton, non potevo deluderli. Questa, per, non era una prova per il cuore.
Smettila di scalciare, basta nuotare. Rilassati.
Mi abbandonai. Lasciai andare tutto. Il corpo inizi a fluttuare per tornare in superficie e la gola cominci a bruciare, ormai quasi priva di aria. No... Avevo commesso un terribile errore?
Poi mi sentii afferrare da una corrente forte, che mi trascin verso il basso cos in fretta e in profondit nella conca che lo stomaco mi risal in gola. L sotto una morbida luce argentata penetrava l'acqua, illuminando la citt di pietra e cristallo che mi circondava. All'inizio la luce era trasparente, sottile ed eterea. Ma via via che venivo spinta verso il fondo si separava in raggi spessi e luminosi che ammiccavano come occhi: le lacrime della luna! Luccicavano tutto intorno a me, in lunghe spirali di argento fuso. Non dovevo fare altro che prenderne una.
La luce della luna era scivolosa. Nonostante indossassi i guanti di seta di ragno, si arrotolava e si divincolava per sfuggirmi. Afferrai un atro raggio e mi affrettai ad annodarlo in un fiocco, come se non fosse luce ma un nastro. Il raggio tremol e brill, diventando cos luminoso che fui costretta a distogliere lo sguardo. Ne recisi l'estremit, serrando le forbici prima che potesse sfuggirmi.
Arrotolai il fiocco di luce intorno alle lame e lo pigiai dentro la noce di Edan. Sott'acqua l'impresa era pi difficile di quanto non fosse stato catturare la luce del sole. Ormai il respiro era agli sgoccioli e le bolle d'aria gorgogliavano verso la superficie.
Nessuno pu salvarti, Maia.
Sopra di me vedevo Edan in forma di falco che volteggiava sull'acqua.
Alla fine riuscii a sigillare la noce e a nuotare verso l'alto. Quando raggiunsi la superficie i polmoni esplosero in cerca di aria. Era come inalare ghiaccio a ogni respiro. Se non fossi uscita subito di l, sarei morta.
Battei i piedi nell'acqua. Era densa e ogni scalciata mi lasciava esausta, mentre il ghiaccio sembrava entrarmi nelle vene. Allungai le braccia, cercando qualcosa a cui aggrapparmi. Una roccia, uno spuntone di ghiaccio... qualunque cosa.
La brina mi si congel sulle ciglia, costringendomi a chiudere gli occhi. Avevo cos freddo che non riuscivo a vedere n a sentire pi nulla. Ma alla fine qualcosa mi blocc la strada: il bordo della conca, circondato da rocce. Mi aggrappai a una di esse pi forte che potevo, trascinando le gambe sulla riva rocciosa.
Non avevo mai provato un freddo simile. Avevo la pelle grigio-blu e le lacrime agli angoli degli occhi dure come ghiaccio.
Edan mi avvolse le ali intorno al petto per aiutarmi, ma non era abbastanza per sciogliere il gelo che mi attanagliava le viscere. Allora infilai le dita tremanti nella tunica per cercare la luce del sole e la strinsi al cuore.
. . . .
Non sapevo quanto fossi rimasta sul pavimento della caverna. Quando riaprii gli occhi, fuori nevicava. Avevo il corpo avvolto in un bozzolo di calore, accanto a me c'era del t caldo e fumante.
E Edan era in forma umana.
Era steso al mio fianco, con le braccia nude e strette forte intorno a me e le spalle possenti che proiettavano delle ombre dietro di lui. Aveva steso entrambi i mantelli sopra di me e avevo indosso la sua tunica: a quel pensiero sussultai, anche se avevo troppo freddo per preoccuparmene.
Mi lasci andare in fretta, ma desiderai che non lo avesse fatto. Il calore del contatto svan e iniziai a tremare in modo incontrollabile.
Ti sei addormentata mi disse, severo ma preoccupato.
Mi sollevai a sedere, sfilando le mani da sotto le coperte per prendere un po' di t. L-lo f-fai s-sembrare... un c-crimine.
Il fuoco era acceso, i vestiti e le scarpe incantate erano stesi ad asciugare accanto alle fiamme. Vidi la tovaglia magica di Edan, un piccolo riquadro attaccato a una pentola fumante di stufato. L'aroma di aglio, anice stellato e carne di montone acuiva la mia fame.
Edan me ne stava gi versando una ciotola. Ti hanno mai detto che parli nel sonno? mi chiese.  adorabile.
Sentii le guance scaldarsi e mi sfilai di dosso il suo mantello. Che cos'ho detto?
Per lo pi hai blaterato assurdit, ma un paio di volte hai cominciato a ripetere Edan, Edan, Edan. Mi porse la ciotola e sogghign. Devo concludere che mi stavi sognando.
T-ti piacerebbe replicai battendo i denti. Non stavo sognando proprio niente.
Allora si port una mano sul cuore. Oh, be',  devastante sentirtelo dire.
Alzai gli occhi al cielo, ma ormai ero abituata a quelle prese in giro. T-tu n-non hai f-freddo?
Non se sono accanto a te. Quando arrossii Edan indietreggi, come se si fosse ricordato del mio sfogo di qualche giorno prima. Mantenne una minima distanza e chin il capo in direzione del piccolo fal che aveva acceso. Il fuoco aiuta. E sopporto il freddo meglio di te. Sono uno stregone, dopotutto.
Eppure aveva la pelle d'oca sulle braccia nude, con i peli scuri tutti dritti. Sgattaiolai al suo fianco e gli avvolsi il mantello sulle spalle. Le nostre braccia si sfiorarono, ma non si scans. I-io credo che tu mi piaccia di pi quando s-sei un falco scherzai. Inspirai, assaporando il suo profumo. Quando sei uno stregone sei odioso.
Non abituartici troppo ribatt Edan, ma percepii un velo di ansia nella sua voce. Non vedo l'ora di riavere i miei pieni poteri, una volta tornati a palazzo.
Restammo seduti in un piacevole silenzio, io a sorseggiare il mio t, Edan a osservare la neve che cadeva all'esterno. Dovremo aspettare che smetta di nevicare prima di scendere dal picco spieg. Un po' di riposo ti far bene.
Non sono stanca protestai, mentendo. L'aria mi bruci la gola ancora prima che le parole prendessero forma. Ricominciai a battere i denti e mi rannicchiai, avvicinandomi alle fiamme. Poi ci riprovai: Ho appena d-dormito. Non s-sono s-stanca.
Edan mi prese le mani gelate e le strofin, trasferendo un po' di quel calore di cui avevo gi iniziato a sentire la mancanza. Poi mi respir sui palmi. Era una bella sensazione, il calore delle sue labbra sulla pelle.
Bugiarda sussurr. Certo che sei stanca. Hai nuotato in una pozza di acqua gelata. Il tuo corpo ha subito un trauma.
Allora mi tir a s, avvolgendomi in un abbraccio caldo. Avrei voluto spingerlo via, ma il mio corpo assapor il calore e d'istinto il mio braccio si intrecci al suo. Quando notai cos'avevo fatto, cercai di divincolarmi. Ma lui mi sollev il mento e mi baci. Fui inondata da una sensazione di calore dalle labbra fino alle dita dei piedi e il cuore inizi a battere forte, pulsandomi fino alla testa.
Aprii la bocca, ma Edan soffoc le mie parole baciandomi di nuovo. Non lo fermai, ma cercai di parlare. Ti ho detto che non sono...
Sssh disse, sfiorandomi le labbra con le sue. Dormi.
Mi accoccolai a lui, posandogli la testa contro il petto. Il suo cuore manc un battito, provocandomi un'ondata di brividi che mi squass il corpo. Allora mi cinse un braccio intorno alla vita e mi avvicin a s.
Si addorment per primo. Lo ascoltai inspirare ed espirare, una volta dopo l'altra. Un ritmo che feci mio senza nemmeno accorgermene.
Fui pervasa da una strana e meravigliosa sensazione appagante.
Edan aveva ragione: questo viaggio mi aveva davvero cambiata in maniera irrevocabile.
E per la prima volta smisi di contare i giorni che mi separavano dalla fine. Ora non volevo pi che terminasse.
...
.
...
CAPITOLO 26.
...
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...
Quando mi svegliai e vidi che il mondo all'esterno della caverna era imbiancato, il primo pensiero fu che le nuvole fossero cadute, tanto era morbida e satinata la neve.
Iniziai la discesa dal Picco della Pioggia, che era pi facile rispetto alla salita. Le scarpe magiche si erano asciugate e con l'aiuto di Edan, rimasto sulla cima, utilizzai una fune per calarmi gi dall'altro versante. Ma impiegai comunque quasi tutto il giorno. Al calare della sera, Edan mi raggiunse in forma di falco. Era uno spettacolo magnifico vederlo planare verso il basso con le piume nere come la notte e le ali bianche come il latte. Mi si pos con sicurezza sulla spalla, piegando delicatamente gli artigli intorno alla mia clavicola. Gli sorrisi. Esibizionista.
Nel becco stringeva un mazzetto di fiori selvatici, che lasci cadere sul mio grembo.
Per me? domandai.
Edan il falco si limit a sbattere le palpebre. Con una risata, mi intrecciai i fiori tra i capelli e lo baciai sul becco. Infine preparai i cavalli, per poi montare in sella a Opale con Edan appollaiato sulla spalla e Corvo che trottava dietro di noi.
La luce della luna illuminava il cammino attraverso le montagne, quindi non avemmo alcuna difficolt a viaggiare di notte. Talvolta Edan spariva per un'ora o due. Era un predatore, dopotutto, quindi non mi chiesi dove andasse. Trovava sempre la strada per tornare da me, a volte con un ragno o un serpente nel becco.
Gli sfiorai la gola, accarezzandola con le dita. Non  che domani ti verr un'indigestione, Edan?
Era cos facile parlare con la sua forma di falco che mi ritrovai a raccontargli dei miei fratelli, di Finlei che voleva esplorare il mondo e di Sendo che scriveva poesie sul mare. Di Baba e Keton e del mio sogno di diventare la migliore sarta di A'landi.
Parlare con lui faceva s che il tempo volasse, e mi aiutava a restare sveglia. Quando il sole sorse Edan vol via dalla mia spalla fin sul dorso di Corvo. E quando i primi raggi del sole brillarono su di noi non stavo pi viaggiando insieme a un uccello.
Stanca? fu la prima parola che mi rivolse Edan.
Scossi la testa.
Sorrise, osservando i fiori che mi ero infilata dietro l'orecchio; poi si schiar la voce. Li hai accettati.
Non avrei dovuto farlo?
Un uomo che desidera corteggiare una donna le porta dei fiori.
Arrossii. Tu eri un falco. E poi, non esiste nessuna tradizione del genere ad A'landi.
Io non vengo da A'landi mi ricord. Ma un tempo prestavo servizio in una terra in cui era abitudine dichiarare le proprie intenzioni all'oggetto del proprio desiderio. L'idea mi piace molto. E poi aggiunse, avvicinandosi, se una donna accetta i fiori da un uomo significa che  disposta a farsi corteggiare.
Un'ondata di calore mi avvamp il viso. Ma... come potresti corteggiarmi? farfugliai, desiderando di rimangiarmi le parole non appena mi furono uscite di bocca. Che ne  del tuo voto?
Per una volta, Edan mi sembr vulnerabile. Hai detto di decidermi, ed  ci che ho fatto mi disse piano. Pensare di poter scegliere chi amiamo  un'illusione. Non posso cambiare ci che sento per te. Smuoverei il sole e la luna se significasse stare con te. E riguardo al voto... non posso promettere che lo spezzer, ma far tutto ci che  in mio potere per renderti felice, Maia. Questo posso promettertelo.
Le sue parole risvegliarono in me un desiderio. Avevo una gran voglia di baciarlo e dirgli che cosa provavo, ma mi morsi la lingua.
Lui mi prese per mano. Non vuoi che ti corteggi? Di' solo una parola e la smetter.
Volevo che lo facesse, pi di ogni altra cosa. Eppure qualcosa mi frenava. Ritrassi la mano e feci finta di dover sciogliere un nodo dalla criniera di Opale, per non doverlo guardare. Dove andiamo adesso?
Edan lasci cadere le mani lungo i fianchi. A sud. Al lago Paduan.
 l che troveremo il sangue delle stelle?
Esatto rispose in tono pacato. Dei tre elementi, sar il pi difficile da ottenere.
Ignorai i mulinelli di terrore che mi attanagliavano lo stomaco. Deduco che sia un invito a iniziare a cucire il tappeto.
Avevo due matasse di filo che Edan aveva comprato al Passo Samarandano. Le tinte dei colori erano approssimative: un azzurro slavato e un rosso ramato spento. Iniziai a intrecciare la base di un tappeto delle dimensioni indicate da Edan. Poi avrei lasciato fare il resto alle forbici.
Perch non siamo rimasti al Picco della Pioggia? domandai, mentre attraversavamo a cavallo un tratto di foresta pianeggiante. Di sicuro la cima di una montagna  il punto pi vicino alle stelle a cui possiamo arrivare.
Non hai studiato il Libro dei Canti, vero? mi rimprover Edan con gentilezza. In una delle odi, la Grande Lode a Li'nan,  scritto che le stelle brillano di pi nell'oscurit, e l'oscurit risiede in ci che  dimenticato. Dobbiamo andare alle Isole Dimenticate di Lapzur, nel lago Paduan. Le Dita del Fantasma.
Dove il dio dei ladri fer le stelle per farle sanguinare dissi. Conosco il mito.
Il mito non racconta tutto.
E invece tu sai tutto?
No. Allarg le braccia. Ma ho avuto molti pi anni di te per studiare e imparare. Conoscere la poesia classica di A'landi arricchirebbe la tua arte, Maia. E penso che ne apprezzeresti la bellezza, perfino pi di me. Chin il capo da un lato, pensieroso. Ti prester i miei libri, una volta raggiunto il Palazzo d'Autunno. Spero solo che i servi li abbiano portati.
Il Palazzo d'Autunno. Sembrava cos lontano, nello spazio e nel tempo. Ormai mancava meno di un mese al sole rosso e ancora avevo molto lavoro da fare per realizzare i tre abiti per Lady Sarnai. Quale accoglienza ci saremmo potuti aspettare al ritorno?
Io ero il sarto imperiale, lui il Lord stregone. Edan sarebbe stato impegnato a consigliare l'imperatore... e io avrei di nuovo dovuto fingere di essere un ragazzo. Anche se non ci fosse stato il suo voto di cui preoccuparci, come saremmo potuti stare insieme?
Edan non aggiunse altro, il che mi rese nervosa. Il silenzio era carico di elettricit, come se stesse per colpirci un fulmine. Ogni attimo si faceva pi pesante, finch stargli accanto non divenne come sfiorare il fuoco. Ero a un passo dal non sopportare pi la situazione.
Sendo mi spaventava sempre raccontandomi storie sulle Dita del Fantasma dissi con un brivido. Da bambina non avevo mai creduto agli spettri, ma negli ultimi mesi ero molto cambiata. Diceva che un tempo il lago Paduan ospitava una grande civilt, un'antica citt con tesori inimmaginabili. Le leggende sulla sua esistenza si diffusero e gli uomini divennero sempre pi avidi. Ma non riuscirono mai ad attraversare le acque del lago: le tempeste e le pessime condizioni di navigazione costringevano le barche a tornare indietro.
Poi un giorno una nave riusc a compiere la traversata. Era la prima a raggiungere le isole da centinaia di anni, cos la citt accolse gli uomini come un segno divino. Si atteggiarono a mercanti, ma in realt erano barbari che avevano usato la magia per arrivare fino a l. Quella notte uccisero tutti quanti. Gli abitanti divennero fantasmi; il lago si alz, sommergendo la citt finch non rimase solo ci che oggi conosciamo delle Isole Dimenticate e i barbari furono maledetti e condannati a diventare demoni, ricchi del loro tesoro ma per sempre incapaci di andarsene.
Un prezzo alto da pagare per la loro cupidigia comment Edan. Il popolo di quella citt non meritava quel destino. Conosci bene la storia.
Non sapevo che fosse reale.
Tuo fratello ne ha azzeccata una parte.
Quale?
Quella sui fantasmi rispose Edan. Se ne vedi uno, sii prudente. Se ne tocchi uno, morirai e diventerai anche tu un fantasma.
L'avvertimento mi fece venire la pelle d'oca. E i demoni?
Se vedessi un demone disse Edan con aria cupa, ti consiglierei di scappare.
Ne incontreremo laggi?
Fece una pausa. Dovremmo prepararci a questa eventualit.
Deglutii. Ormai avevo imparato che Edan era sempre pronto a tutto, ma la gravit del suo tono dava a intendere che ci attendeva qualcosa di molto pericoloso.
E come faremo ad attraversare il lago? domandai.
Voleremo. Edan indic il tappeto che stavo intessendo. Su quello.
Ero incredula. Vuoi dire che avremmo potuto volare per tutto questo tempo? Avresti potuto dirmelo prima che scalassi la montagna!
Edan scosse la testa. La magia va preservata. E il lago Paduan  pieno di... sorprese. Una nuvola gli adombr il viso. Io ci sono gi stato.  un luogo che non si dimentica facilmente.
Perch ci sei stato?
L'addestramento di uno stregone  avvolto dal mistero disse, ma dobbiamo superare prove dure quanto le tue: prove per il corpo, per la mente e per l'anima.
E una si svolse sulle Isole Dimenticate?
L'ultima. Edan esit. Dovevamo bere il sangue delle stelle.  la prova finale per ogni stregone.
Il sangue delle stelle! Che succede quando lo bevi?
I poteri aumentano di cento volte e ricevi in dono una vita lunga un migliaio di anni rispose Edan a bassa voce.  ci a cui aspira qualunque giovane stregone. Siamo cos stupidi da giovani... Cos pronti a credere di poter cambiare il mondo. E io ero pi giovane degli altri quando arriv il mio turno. Fece una pausa. E pi avventato. La maggior parte di coloro che bevono il sangue delle stelle non sopravvive. Io sono stato fortunato... O sfortunato, a seconda di come la si voglia guardare.
Serrai le labbra. Immortalit e potere, in cambio della schiavit. Certo, forse al momento del voto non la chiamavano cos. Quanto doveva essere stata strana la giovent di Edan...
Perch mai qualcuno dovrebbe voler diventare uno stregone? domandai.
Noi non pensiamo al vincolo del voto come a un sacrificio, ma come a un onore. Usiamo i poteri per migliorare il mondo.
Ma potrebbe capitarti un padrone terribile.
 l'equilibrio del destino. Non siamo invincibili, e il numero di stregoni diminuisce via via che sorgono nuove ere e la gente dimentica la magia. Quando ti ritrovi ad aver servito quanto me,  impossibile non rimanere delusi dal voto. La sua voce si fece morbida. Diventa impossibile non domandarsi se saresti stato pi felice senza la magia.
Indugi su di me con lo sguardo, profondo e penetrante, tanto da sciogliere ogni mia resistenza.
Ma una cosa la so, Maia Tamarin: stare con te mi rende pi felice di quanto non sia mai stato.
Non riuscii pi a combattere contro il mio cuore. Mi fa piacere che tu sia diventato uno stregone dissi in tono deciso. So che hai sofferto, molto pi di quanto tu non voglia dare a vedere. Ma se non fosse stato cos, non ti avrei mai conosciuto.
Mi sfilai i fiori dai capelli e ci nascosi dentro il viso, assaporandone il profumo. In un modo o nell'altro giurai a me stessa, trover una maniera per liberare Edan. Poi, a voce cos bassa che quasi nemmeno io sentii le mie parole, sussurrai: Hai il permesso di corteggiarmi.
Lentamente, Edan mi pass un dito sulle labbra e mi baci, poi prosegu, baciandomi ogni lentiggine sul naso e sulle guance finch non mi sentii ubriacata dalla dolcezza del suo respiro.
Ma solo se mi dici quali sono i tuoi nomi aggiunsi, riemergendo per prendere fiato. Uno al giorno.
Gemette. Dovr corteggiarti per mille giorni?
 troppo tempo?
Speravo fossero al massimo un centinaio.
E poi? Trattenni il fiato. Non sapevo come funzionasse il corteggiamento nel luogo da dove proveniva Edan, ma ero rimasta ad A'landi abbastanza a lungo da sapere che un uomo non corteggiava una donna senza avere intenzioni serie.
Non sarebbe divertente se ti raccontassi tutti i piani che ho in serbo per noi.
Edan!
Sfoder un sorriso misterioso. Non avevo idea di che cosa avesse in mente, ma la felicit sul suo viso era contagiosa. Sorrisi anch'io, rincuorata.
Sarebbe pi facile se tu non dovessi fingere di essere un ragazzo ammise Edan, e se io non avessi giurato di servire l'imperatore. Ma troveremo il modo, giorno per giorno. Lo prometto.
Conosco gi quattro dei tuoi nomi sussurrai, posando la mano sulla sua. E anche Edan. Quindi mancano solo novecentonovantacinque giorni. Dimmi il tuo primo nome.
Il primo fu Gen disse.  il pi comune dei nomi: significa ragazzo.
Ragazzo! esclamai. Non  affatto un nome.
 vero concord. Mio padre aveva sette figli e quando nacqui io era a corto di fantasia. Quindi mi chiamava cos. Non ho avuto altro nome finch non sono cresciuto.
Gli aprii la mano e con il dito seguii le linee del suo palmo. Erano lunghe e nitide, quasi senza fine. E cosa significa Edan?
Sorrise, socchiudendo appena le labbra prima di posarle sulle mie. Significa falco.
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CAPITOLO 27.
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Stava arrivando l'autunno. Il calore dell'estate si era attenuato e sentivo che il vento si faceva sempre pi frizzante; i capelli mi si rizzavano alla base del collo e le dita danzavano su ogni punto un po' pi lente e rigide del solito. Nella foresta gli orli delle foglie si doravano di ambra e il paesaggio rigoglioso si tingeva di rossi, arancioni e perfino di porpora.
Ci lasciammo alle spalle la foresta di Dhoya e tornammo sulla Grande Strada delle Spezie. Sulla via per il lago Paduan, passammo attraverso uno o due villaggi, dove spedii le lettere per Baba e Keton, ma non ci fermammo a lungo e ci accampammo sempre a qualche miglio di distanza. Ora che sapevamo che lo shansen era sulle tracce di Edan dovevamo fare attenzione.
Ogni giorno mi svegliavo all'alba per ravvivare il fuoco e accogliere il mio stregone di ritorno dalla caccia, bramoso di ricongiungersi con me. Trascorrevamo le mattine e le giornate a baciarci, a piedi o in sella ai cavalli. Il fatto che i cavalli sapessero dove andare doveva essere un incantesimo, perch io e Edan prestavamo ben poca attenzione, a meno che non si allontanassero dalla Strada.
Le notti si facevano sempre pi lunghe e pi buie via via che ci avvicinavamo al lago Paduan e il sonno divenne pi profondo. Una mattina mi svegliai tardi e stavo ravvivando il fuoco quando intravidi Edan in forma di falco planare verso di me.
Atterr dietro le fiamme, trasformandosi in uomo. Un calore intenso e ormai familiare mi pervase il petto.
Gli occhi di Edan erano ancora gialli e il sudore gli imperlava le tempie. Aveva l'aria stanca.
Mi inginocchiai al suo fianco quando si sedette con la schiena appoggiata a un pioppo, accanto al fal. Aveva la camicia abbottonata male e lottai contro l'impulso di sistemargliela. Come possiamo spezzare la maledizione?
Non  una maledizione;  un voto.
Un voto che non puoi infrangere. Che differenza fa?
Non c' una risposta semplice disse con aria cupa. Khanujin non mi liberer, a meno che non sia costretto a farlo.
Nemmeno dopo il matrimonio, quando finalmente regner la pace?
Non ci conterei troppo.
Mi stesi a terra al suo fianco, osservando il boschetto di pioppi intorno a noi, cos alti da impedirmi di ammirare il sorgere del sole. Ma non mi importava. C'era qualcosa di bellissimo in quelle foreste, ed ero felice anche solo di poter osservare gli alberi che ondeggiavano, come piume agitate dal vento.
A volte penso a Lady Sarnai mormorai. Il suo cuore appartiene a Lord Xina. Credi che amer mai l'imperatore Khanujin?
Edan addolc lo sguardo. Non ha importanza. Dovranno sposarsi perch la pace regni su A'landi.
 triste.
 cos che funziona fra re e regine spieg in tono distante. Non importa dove ti trovi.  sempre la stessa storia.
Mi domandai quanti re avesse servito. E se quel sogghigno da ragazzino e quella sagoma snella fossero il prodotto di un altro incantesimo... il suo giuramento.
E che mi dici di te? domandai, trovando coraggio. Tu ti sposerai mai?
Un insolito rossore gli color il collo. Lo spero.
Lo speri? lo stuzzicai. Mi stai corteggiando: non puoi tirarti indietro adesso!
Il matrimonio non  consigliabile quando sei legato a un voto ribatt lentamente. Tu invecchieresti, mentre io rimarrei giovane.
Non mi importa.
Dici cos adesso, ma la tua opinione potrebbe cambiare. La sua voce si tinse di una nota di urgenza. E se il mio amuleto andasse perso tornerei a essere un falco. Non sarebbe giusto nei tuoi confronti.
Lascia che sia io a decidere cos' giusto e cosa no.
Si volt verso di me e mi strinse le mani, accarezzandomi i calli sulle dita.  solo che... non voglio tu abbia rimpianti, Maia. Sei giovane, con dei sogni e una famiglia a cui pensare. E ora che sei il sarto imperiale... non voglio che getti via tutto per uno stupido ragazzo come me.
Non smetterei di cucire per te, Edan dissi con leggerezza. Aprirei un negozio nella capitale... vicino all'oceano, se possibile. Disegnerei vicino all'acqua e cucirei per tutto il giorno. Mi sistemai nell'incavo della sua spalla e vi posai la testa. E non sei stupido: almeno non per aver perseguito la magia. Te lo leggo negli occhi quanto la ami. Abbastanza da pagare un prezzo cos terribile. Feci una pausa, mordicchiandomi il labbro inferiore. La perderesti, se venissi liberato?
Gli stregoni nascono con la magia rispose, ma, s, perderei la sensibilit nei suoi confronti e la capacit di incanalarne il potere. Cosa che accetterei di buon grado, se significasse stare con te.
Deglutii, avvertendo una fitta al petto, una fitta non necessariamente spiacevole. Che cosa diventeresti, se fossi libero?
Il tono cupo gli svan dalla voce e torn a sembrare il ragazzo che era. Se fossi libero? Forse sarei un musicista e suonerei il flauto, o lavorerei con i cavalli nella stalla di un uomo ricco.
Ti piacciono proprio i cavalli...
Mi strizz l'occhio. Oppure sarei un saggio vecchio e grasso con la barba lunga. Mi ameresti lo stesso, allora?
Non riesco a immaginarti con la barba risposi, toccandogli il mento liscio. Poi gli feci scivolare le dita lungo il collo, fermandomi appena sopra il cuore. Ecco di nuovo la fitta al petto. Ma s. Sempre.
Bene. Sorrise, e una fossetta gli fece capolino sull'angolo sinistro della bocca. Mi occuper dell'istruzione dei bambini. Sappi che me ne aspetto un sacco. Almeno otto.
Gli diedi un colpetto scherzoso sulla spalla. Otto!
Avevo sei fratelli, dopotutto. Sono abituato alle grandi famiglie. Si raddrizz a sedere per baciarmi e, nonostante la stanchezza sul suo viso, gli occhi gli brillavano di una gioia che non avevo mai visto prima.
Non potremmo mai permetterci di mantenere otto figli nella capitale.
Allora pianter un albero di soldi, quando torneremo a palazzo.
Non riuscivo a capire se stesse scherzando. Un albero di soldi?
In quale altro modo pensi che gli stregoni liberati possano arricchirsi? disse sbuffando. Ho i semi nascosti in una botola segreta nella mia stanza. Possiamo usarlo per comprare una bella villa per noi e per tuo padre e tuo fratello, oltre a un centinaio di servi. Assunse un'aria preoccupata. Credi che piacer a tuo padre?
A mio padre non importa nulla della ricchezza risposi ridendo. Mi sentii ribollire di felicit, pensando a Edan che cercava di fare colpo su Baba e amicizia con Keton. Vorr solo che tu sia buono con me.
Lo sar promise Edan. Molto pi che buono. Si frug in tasca e tir fuori un libricino di pelle con la copertina blu e una cordicina e una nappa dorate per tenerlo chiuso. Aveva gli angoli leggermente spiegazzati perch l'aveva tenuto in tasca. Per te.
Un nuovo album da disegno?
L'ho comprato nel Samaran rispose imbarazzato. Il tuo sembrava quasi finito.
Sei un osservatore. Mi portai il taccuino al naso, inalando il profumo di carta nuova. Poi allungai una mano sulla guancia di Edan e feci scorrere il dito sull'attaccatura dei capelli fino alla mascella. Un brivido fugace mi serpeggi gi per la spina dorsale. Mi domando chi potrebbe essere il mio prossimo soggetto.
Edan fece una smorfia. Gli stregoni non si mettono spesso in posa per farsi ritrarre. Siamo troppo irrequieti. Tuttavia, presto mi servir un nuovo mantello. Mi indic il suo, ormai logoro. In caso desideraste ringraziarmi, mastro Tamarin...
Un blocco da disegno in cambio di un mantello? Non mi sembra affatto un buon affare.
 un blocco magico ribatt Edan, prendendolo in mano.
Alzai gli occhi al cielo. Sul serio.
Vedi, quando lo volti a testa in gi cade la sabbia. Edan sfoder un ampio sorriso mentre raccoglieva i granelli dorati del deserto sul palmo della mano. Sabbia, sabbia e ancora sabbia.
Oh, che sciocco!
Rise. Allora, mastro Tamarin, posso contare sul fatto che farete di me lo stregone meglio vestito delle Sette Terre?
Gli rivoltai in alto il colletto, raddrizzandolo. Poi schioccai la lingua. Non sarai lo stregone meglio vestito di nessuna terra, se non riesci ad abbottonarti la camicia come si deve.
Ah. Edan abbass lo sguardo sul petto, con aria impotente. Ridendo, iniziai a sistemargliela. Ma la risata mi mor sulle labbra quando mi tir verso di s.
Tutto il mio corpo trem, ma soprattutto le dita, via via che slacciavano i bottoni a uno a uno e, per quanto ci provassi, non riuscivo a tenerle ferme. Mentre le mie mani gli scivolavano gi per il petto il cuore mi batteva all'impazzata, tradendo un desiderio che non sapevo nemmeno di poter provare.
Allora mi strinse le mani intorno al polso e mi baci di nuovo, pi dolce che mai. Grazie, mastro Tamarin mormor. Cominci a riabbottonarsi la camicia, ma io gli posai il palmo della mano sul petto nudo.
I suoi occhi brillarono di sorpresa; sentii il suo battito accelerare e provai piacere. Era bello vederlo cos. Vulnerabile e tenero. Pi come un semplice ragazzo che come uno stregone.
Prima che il coraggio mi scivolasse via, lentamente gli sfilai la camicia dalle spalle. Edan rimase immobile, quasi rigido. C'era una sorta di formicolio che mi sgorgava dal profondo e non voleva placarsi. Una bramosia che avevo represso per giorni, forse settimane. I peli sul suo petto si rizzarono quando ci passai sopra le dita e gli poggiai il pi dolce dei baci sulla gola.
Il respiro di Edan acceler. Maia sussurr, quasi ansimando. Una domanda si affacci sulle sue labbra, ma io vi posai il dito prima che potesse parlare. Gli slacciai la cintura, poi spostai le mani sulla cinta che mi chiudeva la tunica, sfilando i vestiti dalle braccia fino a farli cadere alle mie spalle.
Il vento mi accarezz la schiena nuda e tremai, provando un'improvvisa timidezza. Edan mi premette una mano calda sulla schiena e mi tir verso di s. Mi baci, esplorando la mia bocca con la lingua, poi mi stuzzic le orecchie e il collo fino a farmi girare la testa. Infine, quando le ginocchia mi cedettero e non riuscii pi a reggermi in piedi, mi adagi sul suo mantello sulla terra morbida e umida.
Le gambe si intrecciarono, poi fummo carne contro carne. Il mio corpo andava a fuoco, il sangue mi ruggiva selvaggio nelle orecchie e i sensi si acuirono. Sopra di noi le stelle sbiadirono dietro il cielo velato di nebbia e il sole rivers la sua luce su di noi. Ci fondemmo l'uno con l'altra finch l'alba non scivol in un nuovo tramonto e il sole non impallid fino a farsi luna e le stelle, un tempo perdute, tornarono a splendere.
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CAPITOLO 28.
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Arrivammo al lago Paduan con tre giorni di ritardo sulla tabella di marcia, ma furono tre giorni che non avrei scambiato per tutta la magia del mondo. Ammettere il mio amore per Edan era come soccombere a un sogno bellissimo e travolgente e desiderare di non svegliarsi pi. Se non fosse stato per il voto di Edan e per la mia promessa all'imperatore, avremmo potuto dimenticarci del tutto di noi stessi e restare per sempre accanto a quel pioppo sotto il sole.
La mattina in cui avremmo dovuto affrontare la traversata del lago srotolai il tappeto sull'erba ingiallita. Sentii Edan arrivarmi alle spalle. Ogni volta che lo vedevo mi sentivo pi felice e al contempo pi triste. Una lieve cresta dorata gli cerchiava ancora le pupille; aveva appena trascorso la notte in forma di falco.
Buongiorno mi salut, baciandomi sulla guancia. Con il passare dei giorni il peso della fatica gravava sempre di pi su di lui. Talvolta, nelle prime ore del mattino, gridava nel sonno per via degli incubi e quando si svegliava aveva gli occhi quasi del tutto bianchi.
Sembrava non ricordare nulla. Sapevo che gli avrei solo fatto del male se gli avessi chiesto spiegazioni.
Srotolai il tappeto ai miei piedi. Pu andare bene?
Edan esamin il lavoro. Funzioner.
Grazie. Mi sgranchii le mani. Non mi ero accorta di quanto le dita mi facessero male per via dell'incessante filare, intrecciare e cucire. Le forbici magiche erano d'aiuto, certo, ma solo fino a un certo punto.
Edan allora si arrotol le maniche e il bracciale dorato gli brill lievemente al polso, come le mie forbici quando sapevano che ero in procinto di usarle.
Si inginocchi e tocc il tappeto, tracciandone i bordi con la punta delle dita.
Non accadde nulla. Notai che Edan si stava agitando, anche se cercava di non darlo a vedere. Irrigid le spalle, incresp la fronte e svi lo sguardo.
Finalmente il tappeto inizi a tremare, in maniera cos impercettibile che pensai di averlo immaginato. Le fibre si tesero, dimenandosi e vibrando fino a emettere una sorta di litania sussurrata, profonda. Sperai di aver intessuto un tappeto abbastanza resistente da reggere l'incantesimo di Edan.
Poi, miracolo dei miracoli... il tappeto inizi a fluttuare. All'inizio appena sopra l'erba, poi sempre pi in alto fino all'altezza dei miei fianchi. Rimasi stordita da quello spettacolo inverosimile. Per quanto ormai fossi abituata alla magia di Edan, non avevo mai visto nulla del genere.
Dopo di te disse, facendomi un cenno, con una nota di trionfo nella voce.
Dopo che ci fummo sistemati entrambi, il tappeto inizi a volteggiare nell'aria, salendo fino a sfiorare le nuvole. Mi aggrappai ai bordi, fissando le centinaia di minuscole isole che costellavano il lago Paduan sotto di noi, illuminate come stelle nella velata luce del sole.
 bellissimo sospirai.
Non lasciarti ammaliare dalla sua bellezza mi avvert Edan. Questa terra  piena di magia oscura.
Era difficile immaginarlo. Le isole erano lussureggianti di alberi verdi e rigogliosi e spiagge dorate. Ormai, per, ero abituata a fidarmi degli avvertimenti di Edan, dopo le brutali giornate trascorse nell'Halakmarat; avevo ancora incubi in cui venivo arsa viva dal sole e trovavo la borraccia piena di sabbia.
Seguii il suo sguardo in direzione di un gruppetto di isole ammantate di nebbia. Riuscivo a malapena a vederle, perch il cielo laggi era cupo e l'acqua torbida. Scendemmo in picchiata e mi aggrappai a una nappa, lieta di essermi presa la briga di aggiungerle al tappeto. L'eccitazione si trasform subito in paura via via che il vento acquisiva forza.
L'ho fatto troppo sottile, vero? gridai. Stiamo perdendo il controllo!
Riuscir a passare... ma tieniti forte! url a sua volta Edan, ma qualcosa nel tappeto si squarci.
Lanciai un grido mentre precipitavamo in mezzo alle nuvole basse.
Ti tengo io! url Edan, stringendomi un braccio intorno al corpo. Afferrando un angolo del tappeto, lo pieg mentre il vento ci trascinava in giro per il cielo e ci spingeva verso un oscuro tratto di terra. La nebbia era cos fitta che non vedevo nulla.
Violente folate di vento ci sferzavano a tal punto che non riuscivo a capire se stessimo volando verso l'alto o verso il basso. Poi il tappeto sband e precipitammo. Sentii le viscere sprofondare e comprimersi allo stesso tempo. I vestiti svolazzavano alle mie spalle, anche se non capivo se fosse il mantello di Edan o il mio. Vedevo l'acqua sotto di noi, con i suoi famelici abissi senza fondo che ci ruggivano contro, soffocando le mie grida.
Afferrai la mano di Edan. Lui inizi a gridare, ripetendo le stesse parole pi e pi volte fino a perdere la voce. Il tappeto sband verso una lingua di terra in ombra, ma il vento lo ostacol. Non avrebbe fatto alcuna differenza se ci fossimo schiantati a terra o in acqua, la velocit con la quale precipitavamo ci avrebbe comunque garantito la morte.
Edan allora spalanc le braccia e il tappeto si ripieg su di noi, stretto come un bozzolo, sfrecciando verso l'isola. Quando fummo sopra di essa fren, lottando contro il vento. Restammo a volteggiare a mezz'aria, ma ebbi a malapena il tempo di riprendere fiato.
Poi ricominciammo a cadere, stavolta fra i rami di un albero contorto che foravano la nebbia. Scivolammo lungo il tronco, mentre la corteccia ruvida faceva a brandelli i bordi del tappeto.
Atterrammo con un tonfo e le lucciole si levarono in volo nella fitta foschia sopra di noi.
Dopo una lunga pausa, Edan si stiracchi. Maia? sussurr, rotolando su un fianco per guardarmi. Sei ferita?
Non penso. Il collo mi formicolava, ma riuscivo a muovere la testa e le membra. E tu?
Niente di rotto.
Mi scrollai di dosso il terreno freddo e umido. Il tappeto giaceva ai miei piedi, malconcio, con la trama disfatta per met. Presi a braccetto Edan e lo tirai su. Usare la magia gli aveva prosciugato le energie e ora respirava a fatica. Sei sicuro di stare bene?
Basta incontri ravvicinati con la morte, per favore scherz con voce flebile. Non ho pi le forze per salvarti.
Salvarmi? ribattei. Le frecce di Vachir ti avrebbero trasformato in un puntaspilli se non fosse stato per me e le mie forbici. E non dimenticare che c'eri anche tu su quel tappeto.
Vero, vero. Ridacchi. Salvarci, allora.
Nascosi un sorriso e gli scrollai la terra dalle maniche. Siamo nel posto giusto?
Si guard intorno, scrutando con la vista acuta cose che andavano oltre il mio campo visivo. S.
Tra la foschia e le ombre, l'isola si mostr a noi. Un cimitero di alberi morti, con i rami nodosi e piegati che raschiavano il cielo. A parte le lucciole, gli unici segni di vita erano avvoltoi, corvi e cornacchie. Era strano che i loro stridii mi confortassero, in quel silenzio cos inquietante.
Perfino l'acqua, che prima si infrangeva sulle rive dalle quali ci eravamo allontanati, era diventata stranamente immobile. Solo tendendo l'orecchio riuscivo a sentire le onde che mormoravano senza sosta in lontananza.
Una solitaria folata di vento sibil, increspandomi le maniche e facendomi venire la pelle d'oca sulla nuca. La nebbia era fitta, ma le stelle brillavano con una tale intensit che la loro luce riusciva a filtrare. Sembravano cos vicine, ancora appese al cielo nonostante l'alba fosse da poco spuntata. Mi disorientava vedere quanto fosse buio sull'isola.
In lontananza riuscivo a vedere le ombre delle rovine di una citt. Iniziai a camminare in quella direzione, ma Edan mi trattenne. Non andartene in giro disse. Non qui.
Si sfil il mantello, ma io tenni indosso il mio. Avevo la pelle d'oca su tutto il corpo, le dita rigide, e l'aria fredda mi gelava le ossa.
L'isola era pi vasta di quanto sembrasse dall'alto. Diventava sempre pi silenziosa via via che ci addentravamo nell'entroterra, finch non sentimmo pi nemmeno i versi degli uccelli.
C'era questo silenzio l'ultima volta che sei stato qui? domandai.
S. Indic una torre in lontananza. Dicono che il dio dei ladri salt dalla cima di quella torre per rubare le stelle. Naturalmente, all'epoca erano molto pi vicine.
Tu ci sei entrato?
Edan annu. Era l'ultimo rituale da compiere prima del giuramento. Quando noi stregoni siamo pronti, viaggiamo fino alla Torre del Ladro. Nella notte in cui il sangue delle stelle cade dal cielo, beviamo da quel pozzo laggi. Mise le mani a coppa per mostrarmi come. Se sopravviviamo, il sangue ci macchia le mani e sigla il voto. Sollev il polso con il bracciale. E dobbiamo servire per secoli con la nostra magia... nel bene e nel male.
In quanti non sopravvivono? domandai ad alta voce.
Il sangue delle stelle non  fatto per essere bevuto spieg Edan. E quest'isola  piena di sorprese. Il suo tono si incup. Sentirai delle voci... forse vedrai persino cose che... non sono di questo mondo.
Deglutii. Capisco.
Non ascoltare nessuno a parte te stessa, a prescindere da che cosa tu senta aggiunse Edan a bassa voce. Sono fantasmi. Ti chiameranno a s, dicendoti cose che nessun altro pu sapere per indurti ad avvicinarti. Non toccarli.
Annuii. Mi aveva gi avvertito a questo proposito. E i demoni?
Edan serr la mandibola. Non esistono due demoni uguali... Ma i demoni possiedono la magia, mentre i fantasmi no.
Ma potrebbero anche non esserci demoni qui, giusto?
Prego che non ci siano. Esit. Ti ho detto che avevo un insegnante che divenne un demone. Era legato a queste isole. Edan mi prese per mano. Se  ancora qui, sar pi interessato a me che a te.
Questo non mi fa sentire meglio.
Non sto cercando di farti sentire meglio mi ricord. Sto cercando di tenerti in vita.
Mano nella mano, oltrepassammo il cancello da cui si accedeva alla citt. Edifici crollati giacevano allineati lungo quella che un tempo doveva essere una strada. Cartelli spezzati, in una lingua che non riuscivo a decifrare, penzolavano da finestre rotte. Ovunque vedevo vetri infranti e mattoni caduti e addirittura tazze e teiere fuori da quella che doveva essere stata una sala da t. Non c'erano ossa, n tracce di vita. Tutto era immobile.
A un tratto iniziai a sentire i sussurri.
TU! Stregone... Non dovresti essere qui. Torna indietro. Adesso. ADESSO.
Edan dissi stringendogli forte la mano, l'hai sentito anche tu?
Il suo corpo era teso come la corda di un arco. Continua a camminare disse. Ignora qualunque cosa tu senta. Si nutrono della paura.
Affrettai il passo.
Torna indietro, stregone. Torna indietro adesso o resta per sempre.
La ragazza potrebbe rimanere con noi. Le piacerebbe qui. Pi di quanto non sia piaciuto a te.
Il cuore batteva sempre pi veloce. Edan mi strinse la mano, confortandomi. Tirai un respiro profondo e mi concentrai sulla torre che svettava davanti a noi.
La Torre del Ladro si stagliava contro il cielo sempre pi scuro: assomigliava a un faro, ma sulla sua sommit non si intravedevano n luce n speranza. Le sue pietre erano regolari e levigate come i chicchi di una pannocchia di mais avvizzita, ed era stata risparmiata dalla devastazione circostante.
Un passo dopo l'altro, avanzammo con decisione... fino a vedere le statue accovacciate accanto alla porta. Statue del dio dei ladri, immaginai. La luce del sole che penetrava la foschia gli accarezz gli occhi, facendoli brillare come se si fossero accesi dall'interno.
Maia. Maia, sei qui.
Rimasi impietrita. Avrei riconosciuto quella voce ovunque.
Maia, la colazione  pronta. Non vuoi unirti a noi? Vieni ad assaggiare.
Contro la mia volont, mi ritrovai ad annusare. L'aroma fragrante della zuppa di pollo, insieme a quello di focaccia fritta, si diffuse invisibile nell'aria. Il profumo era cos allettante, cos reale...
Non riuscivo a muovermi. Le mie gambe si erano fatte pesanti.
Che c' che non va? Edan strinse la mia mano, tirandomi in avanti. Non smettere di camminare.
Gli incespicai dietro. Era la voce di mia madre.
Non  vero. Ricorda che cosa ti ho detto.
Sembra proprio lei.
Edan mi diede un altro scossone. Non era lei. La sua voce era severa.
Maia! Ci hai trovati.
Mi sentii impallidire. Finlei sussurrai.
Feci per voltarmi, ma Edan mi afferr per le spalle. Non guardare indietro. Promettimelo, Maia. Devi ignorarli.
Lo fissai con uno sguardo assente. Tu li senti? mormorai.
Edan mi prese per mano. Maia disse in tono duro, disperato, non sono i fantasmi della tua famiglia. Stanno cercando di ingannarti. Sii forte.
Serrai le labbra. Il palmo della mia mano sudava contro il suo e cercai di sottrarmi alla presa, ma Edan non voleva lasciarmi. Sono forte pensai. Sono sempre stata forte.
Maia, Maia, la mia bambina riecheggi la voce di mia madre. Non ascoltarlo. Sta mentendo.
Maia. Ora era Sendo a parlare. Vieni da noi.
Ancora e ancora, chiamavano il mio nome. Mama, Finlei e Sendo. Perch ci ignori, Maia? Sorella cara. Parla con noi. Vieni da noi.
Quanto desideravo correre da loro! Ma Edan non voleva lasciarmi la mano e ricordai i suoi avvertimenti riguardo ai fantasmi.
Non lasciarmi gli sussurrai, almeno finch non sarai costretto a farlo.
Edan annu. Aveva l'aria cos stanca, cos debole. Che cosa lo stava consumando cos tanto su quest'isola? Che cosa non mi aveva detto?
Proseguimmo, arrampicandoci sulle macerie. L'aria era carica di sale: sale, polvere e poco altro. Il profumo della zuppa di pollo di Mama era svanito.
Edan allora mi scosse per un braccio. Maia mi incit, raccontami dei tuoi fratelli.
Stava cercando di distrarmi dai fantasmi. Deglutii, riportando alla mente l'immagine dei miei fratelli. Quelli veri. Era cos doloroso pensare a loro... Finlei... Finlei era quello che comandava. Il pi coraggioso. Mi tremava la voce. Sendo era il sognatore. Edan mi strinse la mano, incoraggiandomi a continuare. Keton era il burlone, quello divertente... ma non lo  pi cos tanto da quando  tornato dalla guerra.
E tu?
Io sono quella ubbidiente.
No mi corresse Edan. Tu sei quella forte.
Quella forte. Quella che teneva insieme le cuciture della famiglia.
Inspirai, sperando che potesse bastare.
Arrivammo al cancello della Torre del Ladro fin troppo presto. L'aria era vuota, immobile come la morte.
Ti aspetter qui disse Edan, accendendo una candela e porgendomela. La fiamma tremol, anche se non tirava un filo di vento.
Che cosa devo fare?
 il nono giorno del nono mese spieg Edan. Il sole siede alto nel cielo, in attesa che sorga la luna. Una volta all'anno, i due si ricongiungono per un momento prezioso, uniti da un ponte di luce di stelle. Apr il palmo della mano, mostrandomi la terza noce. Quando il ponte croller, le stelle sanguineranno polvere dal cielo e ne cadr un po' nel pozzo in cima alla torre. Raccogline quanta ne puoi.
Edan mi afferr per la manica proprio mentre stavo per oltrepassare il cancello. Uno sguardo tormentato gli balenava negli occhi e aveva la pelle cos livida che temetti potesse svenire.
Cerca solo il sangue delle stelle mormor. Non farti tentare da nient'altro.
Edan spalancai gli occhi, preoccupata, stai bene?
Star bene mormor. Quando sarai tornata da me. Mi baci delicatamente la guancia. Sei forte. Abbozz un sorriso, ma le sue labbra si piegarono appena all'ins. Va', trova le stelle.
Salii le scale alla base della torre. I miei passi riecheggiavano nella notte, il suono pi solitario che avessi mai sentito. Non c'erano porte, cos mi limitai a entrare in una stanza rotonda e vuota, senza soffitto. Mi sembrava di essere dentro un rocchetto di filo: non c'erano finestre e le pareti intorno non avevano spigoli n angoli.
Dov'erano le scale che portavano alla sommit? La stanza sembrava sempre pi grande via via che procedevo al suo interno. La sua immobilit mi ricordava quella di un tempio, ma non c'erano n divinit n oggetti di culto. Nessun bastoncino di incenso, nessuna offerta agli dei. Inoltre, non mi sentivo pi sola.
No, ora sentivo delle voci. Voci che sussurravano... da dentro le pareti.
Il sangue mi si gel nelle vene. Riconobbi la voce di Sendo. Stava cantando. C'era una volta una ragazza in blu. Aveva i capelli pi neri della notte.
Sendo mormorai. Ora avanzavo in fretta, quasi di corsa.
Si innamor dell'oceano, la ragazza in blu.
Mi fermai e mi voltai.
L, in cima a una scalinata, c'era mio fratello.
No farfugliai. Non sei reale.
Ricordi quando ci sedevamo sul pontile, Maia? E ti raccontavo storie di fate e di fantasmi?
Mi ricordo.
Mi mancano quei tempi. Sendo inizi a svanire su per le scale e la sua voce si faceva sempre pi lontana. Vuoi venire con me? Non lasciarmi, Maia. Mi sento cos solo qui.
Quando iniziai a salire le stelle schizzarono in avanti e la luna emerse dalla nebbia. Era una sfera indistinta ma luminosa, una biglia bianca e lucente che sorgeva lentamente per incontrarsi con il sole che la attendeva.
Mentre salivo accadde una cosa meravigliosa e allo stesso tempo tremenda. La stanza mut. Le pietre grigie e grezze, l'odore di umidit, la polvere delle rovine all'esterno erano spariti.
Ero a casa.
Prima annusai l'aria. L'incenso di Baba: chiodi di garofano, anice stellato, legno di sandalo... e cannella. L'incenso di Baba era sempre carico di cannella. Inspirai, lasciando che il profumo mi avvolgesse fino a inondarmi i polmoni.
Feci un giro su me stessa. No, non era il nostro negozio di Porto Kamalan. Era troppo ampio, troppo affollato. Quella era Gangsun: ora vedevo Baba nella parte anteriore della bottega, intento a parlare con i clienti, e Finlei nel retro, a discutere con il fornitore per una fodera di broccato turchese che a quanto pareva aveva ricamati sopra i fiori sbagliati.
Ecco nell'angolo la mia cornice per il ricamo: ah, avevo quasi finito di confezionare una borsa per Lady Tainak. L'aveva voluta ricamata con una scena delle Tre Grandi Bellezze. Dovevo ancora finire la Bellezza che suonava il liuto. Il viso era difficile da cucire: non ero mai stata brava a ricamare i nasi.
Ma dov'erano Keton e Sendo?
Entrai nel negozio di Baba e sfiorai con le dita il nostro inventario di sete, rasi e broccati.
Sendo doveva essere nascosto da qualche parte, impegnato nella lettura di un campionario... con un libro di avventure infilato fra le pagine, naturalmente.
Maia! sentii gridare qualcuno. La voce era profonda e familiare, ma distante.
Guardai fuori dalla vetrina del negozio e vidi un falco. I suoi occhi gialli brillavano, lucenti come due fiamme vive. Emise un lieve stridio, che per si perse nell'oblio mentre il vento lo trascinava via.
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CAPITOLO 29.
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Ogni paura si dissolse, dimenticata, via via che mi addentravo nel negozio di Baba. Mi muovevo lentamente, assaporando ogni dettaglio: i banconi di legno appena spolverati, il taglio affusolato dei pantaloni di Baba, i vasi di porcellana blu pieni di orchidee e gigli appena colti, le giacche di raso appese sulla parete a sudovest.
E i vestiti! Almeno una dozzina di splendidi abiti, pronti per essere ritirati dai proprietari. Erano cos pregiati. Le sottane che sfolgoravano come lanterne, le maniche leggere e a sbuffo, bordate di seta ricamata...
Avevo dato una mano a confezionarne qualcuno? Non lo ricordavo.
Affrettai il passo. Dovevo trovare Sendo. Dov'era finito?
Ecco di nuovo l'aroma della zuppa di Mama. Si diffondeva per tutto il negozio, facendo sentire al mio stomaco i morsi della fame. Seguii il profumo in direzione della sala della tessitura, ma Finlei mi attir lontano dai telai.
Maia mi chiam. Andiamo al mercato.
Mi voltai per guardare il mio fratello maggiore. Adesso?
Certo, adesso. Afferra il vento, Maia! C' un nuovo carico di lana da Samaran che dicono sia pi soffice della zampa di un cammello. Se andiamo presto, potremo comprarne un po' prima che la concorrenza ci batta sul tempo. Poi serr la mandibola in un'espressione da fratello protettivo. Cos potrai farmi vedere chi  quel ruffiano che, a quanto dice Keton, ti importuna sempre al tempio.
Ridacchiai. So badare a me stessa, Finlei. Per quanto fossi tentata di seguirlo, indietreggiai. Hai solo voglia di uscire dal negozio. Va', io ti raggiunger dopo aver salutato tutti.
Oltrepassai un paravento in palissandro, poi una stanza piena di operai intenti a lavorare agli arcolai, e arrivai in cucina. Keton era l, con i capelli pi lunghi di quanto ricordassi. Ma del resto, perch mai avrebbe dovuto tagliarli? Non era mai andato in guerra. Stava lavando i piatti. Senza dubbio era in punizione perch aveva combinato qualcosa quella mattina. Lo stelo di una canna da zucchero gli sbucava dalla tasca posteriore. Fui tentata di dirgli di metterla via prima che Mama la vedesse: non le piaceva che mangiasse troppi dolci. Ma lui non si volt a salutarmi, cos lo lasciai in pace.
Proseguii all'interno della cucina.
Mama sussurrai.
Il pranzo  quasi pronto mi disse, pulendosi le mani sul grembiule. Alle sue spalle sobbolliva una grossa pentola. Inspirai, assaporando i profumi di pollo, cavolo e pesce salato.
Hai bisogno d'aiuto? domandai.
No, no rispose Mama, versando del vino di riso nella pentola e coprendola con un coperchio. Ci sono le domestiche. Ora sono fuori alle prese con il forno, stanno cucinando panini al cocco e bign al taro. I tuoi preferiti. Allora cominci a friggere il maiale con il cavolo e ruppe un uovo salato nella padella. L'olio schizz e i fumi mi inondarono le narici. Inspirai golosamente.
Hai fame?
Lo stomaco mi borbott. Muoio di fame.
Bene disse Mama sopra la carne che sfrigolava. Assicurati che Baba mangi. Lavora cos tanto che si dimentica i pasti. Ridacchi; poi si volt.
Perch avevo la sensazione che fossero passati anni dall'ultima volta che avevo visto il suo viso? Quasi non la riconobbi: le lentiggini delicate sul naso e sulle guance, la morbida arricciatura dei capelli neri, gli occhi rotondi e sorridenti. Fece un passo verso di me, con le braccia aperte per abbracciarmi.
Avrei voluto stringerla pi di ogni altra cosa al mondo, eppure per qualche ragione feci un passo indietro. Sai dov' Sendo?
 di sopra rispose Mama.
C'era una scala nel negozio di Baba? Di sopra?
Mama finse di non sentirmi. Immerse un mestolo nella pentola, mescol e me lo porse perch assaggiassi. Vieni, Maia. Assaggia questo.
Pi tardi, Mama. Scossi la testa, ancora perplessa per via della scala misteriosa. Eppure, quando uscii dalla cucina, eccola l. Gli scalini erano ripidi e irregolari, cos mi aggrappai al corrimano mentre salivo. C'erano molti pi gradini del dovuto. Si arrotolavano verso l'alto, fuori dal negozio, cos in alto che non riuscivo pi a sentire il profumo della cucina di Mama.
Le gambe si fecero pesanti e il respiro affannato. Ma il suono di qualcuno che cantava e il lieve strimpellare di un liuto mi attirarono fino alla cima, con la promessa che la ricerca non sarebbe stata vana.
A est del sole, i mari di zaffiro brillano. Danza con me, canta con me...
Iniziai a canticchiare a mia volta. Conoscevo la melodia, ma dimenticavo sempre le parole.
Come Edan. Scossi la testa. In nome dei Nove Cieli, chi  Edan?
La canzone divenne pi forte quando finalmente raggiunsi la cima. Mi attendeva un corridoio stretto. Era un luogo familiare, s. La camera da letto dei miei genitori era a destra. Il che significava che Sendo era...
Mi voltai a sinistra e la mano fece scorrere la porta per aprirla.
Il canto si ferm; il cuore mi sussult in petto.
Ecco Sendo. Era vivo. Respirava. Tutto intero.
Fui pervasa da un senso di sollievo. Poi si trasform in meraviglia, finch qualunque corda mi tenesse saldata a terra si spezz e mi ritrovai a fluttuare nell'aria per la gioia.
Certo che era vivo! Perch avrei dovuto pensare il contrario? I suoi occhi caldi e castani mi salutarono, reali quanto il terriccio con cui un tempo giocavamo accanto alla casa-bottega, e lo stesso valeva per le lentiggini e per la cicatrice dentellata sul pollice sinistro che si era procurato tagliandosi con le forbici. Era il mio Sendo.
Volevo toccarlo, allungare le dita e accarezzargli la morbida barba che aveva sul mento. Volevo sedermi ai suoi piedi e ascoltare i racconti dei marinai e dei mercanti venuti in visita al negozio di Baba dopo che me n'ero andata. Volevo che tutto fosse com'era un tempo... eppure qualcosa mi tratteneva. Forse la paura che, se mi fossi avvicinata troppo, sarebbe scomparso. Per quanto mi sforzassi, non ricordavo il motivo di una tale paura.
Non dovresti lavorare a quella sciarpa per Lord Belang? mi stuzzic Sendo.
La voce mi colse di sorpresa. Cercai di soffocare le emozioni che vorticavano dentro di me, ma la voce mi si incrin lievemente quando parlai. Quella... quella con tutte le nappe? Le dita si contrassero, ricordando qualcosa che aveva a che fare con delle nappe. Un tappeto. Scacciai il ricordo. Odio intrecciare. Posso farlo dopo pranzo.
Sendo teneva in mano un liuto panciuto: non mi ero mai accorta che sapesse suonarlo. Aveva in testa un cappello da marinaio appoggiato di sbieco, come un cucchiaio da minestra pronto a scivolargli via dal pendio irregolare dei capelli neri. Quando lo vidi, qualcosa in me si sciolse.
Da quando suoni il liuto?
Non ti ricordi? mi disse. L'hai comprato per il mio compleanno. Mi sto esercitando da quel giorno.
Oh, adesso ricordavo. Baba mi aveva concesso di occuparmi del primo cliente e mi aveva lasciato tenere i soldi guadagnati da quell'ordine. Erano bastati per comprare regali per tutti, per i miei genitori e per i miei fratelli. Non avevo comprato nulla per me.
Mi sedetti sul letto, allungando le gambe e incrociando le caviglie. Una lieve brezza che entrava dalla finestra aperta mi solletic le braccia nude.
Qualcuno dovr pur provvedere all'intrattenimento, su una nave comment Sendo, ricominciando a strimpellare. Perch non io? So scrivere poesie e anche cantare. E so fare nodi migliori di chiunque altro a Gangsun.
I nodi del cucito sono molto diversi da quelli da marinaio lo ammonii con gentilezza. E poi Baba non ti permetter mai di imbarcarti.
Non ha bisogno di me al negozio insist Sendo. Gli affari stanno andando cos bene... Ora abbiamo dodici dipendenti. Ferm le corde del liuto con le dita. Gliene parleresti tu?
Mi addolcii. Vederlo mi aveva provocato una fitta di dolore al cuore, come se fossimo rimasti separati per molto tempo. Farei qualunque cosa per te.
Grazie disse.
Feci per alzarmi, ma lui chin il capo da un lato, aggrottando la fronte.
Che succede? gli domandai.
Vieni pi vicino.
Ancora una volta, esitai. Che cosa mi tratteneva?
Sendo pos il liuto sul letto. Perch hai con te un pugnale, Maia?
Abbassai lo sguardo. Indossavo un insolito abito blu marino, con una fascia per i miei aghi e le forbici. Eppure Sendo aveva ragione: avevo un pugnale appeso al fianco.
C'era qualcosa di familiare nell'arma, ma il ricordo era in bilico sull'orlo dei pensieri... pronto a scivolare via per non affacciarsi mai pi alla mente.
Mi morsi il labbro. Non lo so.
Dammi qua disse Sendo.
Ubbidiente, glielo consegnai. Mio fratello si alz e cammin fino alla finestra. Lo seguii, assaporando la calda luce del sole. Era una giornata perfetta. Riuscivo a vedere i carri dei mercanti parcheggiati lungo la strada e i bambini che giocavano con gli aquiloni a forma di drago.
Sendo allora fece roteare la cordicella di seta del pugnale. Sembra di valore. L'elsa  in legno di noce e il fodero  ornato con una specie di roccia argentata. Meteorite, direi.
Meteorite? ripetei. Come quelli che arrivano dalle stelle?
Lo stomaco ebbe un sussulto, travolto di nuovo dalla sensazione di aver dimenticato qualcosa. Sendo prov a sguainare il pugnale, ma non ci riusc.
Dammi dissi. Fammi provare.
Il pugnale era leggero e la corda era sporca di sabbia. Strano, non ricordavo di averlo fatto cadere. In ogni caso non ricordavo granch riguardo a quell'arma.
Jinn dissi, e il fodero cedette. La lama, per met di ferro e per met di meteorite, balen alla luce del sole e quasi mi accec.
Mi riparai gli occhi e Sendo mi tolse di mano il pugnale.
Che cos'era? disse, con aria stupita. Hai detto qualcosa.
Mi strinsi nelle spalle. Una parola senza senso. Immagino che sblocchi la guaina.
Sendo allora ammir la lama alla luce di una candela, esaminandone i due tagli. Il metallo luccicava, mentre la roccia brillava cos intensamente che il bagliore costrinse mio fratello a ripararsi gli occhi. Non ho mai visto un coltello a doppia lama come questo. Te l'ha dato qualcuno?
La domanda mi colse di sorpresa. Io... io non lo so.
Fa' in modo che non lo veda Keton disse, rinfoderando il pugnale e posandolo sul tavolo accanto a s. Non te lo restituirebbe pi.
D'un tratto il cielo si oscur. Appena qualche minuto prima il sole aveva inondato il negozio di Baba, ma adesso era calata la notte. Dense nuvole attraversarono il cielo oscurando la luna, eppure continuavo a vedere che era piena e luminosa, come se trattenesse in una rete le stelle, sul punto di esplodere nel firmamento.
Non hai intenzione di lasciarci, vero? domand Sendo.
Lasciarvi? ripetei. Dove devo andare?
Hai una pessima memoria oggi, Maia. L'imperatore ti ha chiesto di diventare il suo sarto. Devi decidere entro stanotte. Ecco perch Mama sta cucinando per te. Non vuole che tu te ne vada. E nemmeno io.
L'imperatore? ripetei, sbattendo le palpebre. E le stelle...
Che cosa stavo dimenticando?
Maia? Le labbra di Sendo si incurvarono in una smorfia che non gli avevo mai visto fare. La sua voce divenne densa, quasi impaziente. Maia, mi stai ascoltando?
Sendo non lo era mai. Qual  il problema?
Devi decidere. Resti o vai?
Non voglio lasciare la mia famiglia...
Allora non farlo ribatt bruscamente Sendo. Resta qui.
Fissai il pavimento, poi sollevai la testa. Qualcuno mi aveva detto di sbarazzarmi di quella brutta abitudine. Chi era stato? Keton? Perch avrebbe dovuto dirmi una cosa del genere? Non parlava mai con me, a meno che non fosse per farmi qualche scherzo. Eppure ricordavo la sua voce. Aveva un suono cos triste... cos adulto.
Hai l'aria infelice disse Sendo, aprendo le braccia verso di me. Vieni qui, sorellina.
Feci per avvicinarmi. Aspetta. Aggrottai la fronte. Non dovrei toccarti.
Sendo rise. Non era la sua solita risata spensierata. Percepii in essa un velo di irritazione. Cosa?
Mi sforzai di ricordare. Penso che ci sia qualcosa che dovrei...
A un tratto una folata di vento mi spettin i capelli. Guardai fuori e vidi un uccello nero con la punta delle ali bianca. Un falco.
Avvertii una fitta al petto. Edan.
Che cos'hai detto?
Edan mormorai ancora. Che cosa significava? Perch non riuscivo a ricordare?
Sendo allora mosse alcuni passi lenti verso di me. Stringeva il pugnale e me lo puntava contro. Sorellina, ti stai comportando in modo strano.
Le ombre danzavano lungo le pareti. Il sole era scomparso, ma ora non c'erano pi nemmeno la luna e le stelle.
Sendo... dissi.  buio. La mia voce risuonava lontana. Ora me ne vado.
Mio fratello si spost per bloccarmi la porta. Tu non vai da nessuna parte.
Il liuto era svanito, insieme alla finestra, al letto e al piccolo sgabello di bamb accanto al com. Come se non fossero mai stati l.
Poi gli occhi iniziarono a sprofondargli nel cranio, fiammeggiando di rosso. Brillavano come due rubini nell'oscurit. Rossi come il sangue.
Trattenni un grido. Tu non sei Sendo!
No gracchi. La pelle di mio fratello avvizz sotto i miei occhi e i capelli divennero lunghi e arruffati. Del pelo grigio gli ricopr la pelle e le palpebre si ripiegarono all'indietro, mentre le pupille si riducevano a due puntini minuscoli, come se fossero quelle di un lupo. Le vesti divennero bianche come ossa e un amuleto nero, con una crepa al centro, gli comparve intorno al collo.
Intorno a me le pareti iniziarono a sbiadire e poi svanirono, rivelandosi nient'altro che allucinazioni. Ero all'esterno, sui bastioni della Torre del Ladro. Ero rimasta all'aperto per tutto il tempo.
Sei un fantasma sussurrai. Fui invasa da un grande dolore. Dolore per la mia famiglia, per Sendo, perch il sogno in cui tutti eravamo felici e insieme mi era stato strappato via all'improvviso.
L'inquietudine e il turbamento mi bruciavano le viscere, ma avevo il respiro gelido.
Le altre creature erano fantasmi disse Sendo, lasciando cadere il pugnale di Edan. Non gli serviva, a giudicare dagli artigli. Erano ricurvi, con punte taglienti come rasoi che avrebbero potuto ridurmi la pelle a brandelli. Io sono un essere completamente diverso.
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CAPITOLO 30.
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Vacillando, mi allontanai dal demone che aveva preso le sembianze di Sendo, indietreggiando fino ad andare a sbattere contro il parapetto. La roccia mi graffi i gomiti e guardai gi. Sotto c'era il lago Paduan, con le sue acque che si agitavano impetuose. Una caduta tremenda, ma sarei potuta sopravvivere, se non avessi urtato contro le rocce.
Il demone rise. Piccola Maia, perduta e sola. Pensavi davvero che la tua famiglia fosse di nuovo riunita? Sogghign. Stupida ragazzina. Ci sei cascata cos facilmente. Gli altri di solito lottano di pi.
Mi morsi il labbro, soffocando un singhiozzo. Avevo desiderato cos tanto che la mia famiglia tornasse insieme, e lui l'aveva usato contro di me. Come fai a sapere cos tante cose di me?
Io so tutto, Maia gracchi il demone. Vuoi essere la migliore sarta del regno. Vuoi essere amata dal tuo stregone. Vuoi salvare ci che resta della tua famiglia, vedere tuo padre felice e tuo fratello camminare di nuovo. I suoi occhi rossi scintillarono verso di me. Be', non puoi avere tutto quanto. Ma lo sai gi, non  vero? L'hai imparato quando sono morti i tuoi fratelli maggiori. Tutte quelle notti a sperare e a pregare di rivederli... Sollev un artiglio. Permettimi di esaudire quel desiderio.
Mi abbassai prima che potesse affondare il colpo, spostandomi quanto bastava per schivarlo di un soffio.
Il sangue mi schizz alla testa. Il pugnale di Edan brill alle mie spalle, non lontano dalla scalinata di pietra che portava alla sommit della torre. Scattai per prenderlo e, sguainandolo, mi precipitai su per le scale pi in fretta che potei. Non sapevo che cosa fosse quel demone, ma scalando il Picco della Pioggia avevo imparato a non lasciare che la paura prendesse il sopravvento. Se l'avessi fatto, sarei stata perduta. Iniziai a salire, sempre pi su.
Sulla cima della torre non c'era nulla, a parte un pozzo di pietra al centro. Sopra di me, il sole e la luna erano l'uno accanto all'altra. Il ponte che li collegava attraversava il cielo disegnando un arco, una vena d'argento lucente. Una volta crollato, il sangue delle stelle sarebbe colato nel pozzo.
Ancora ansante, mi chinai sul pozzo. All'interno vidi un abisso nero senza fine, profondo quanto la torre. Pregai che il sangue delle stelle non cadesse troppo presto.
Tesi l'orecchio a un rumore stridente, come di coltelli che grattavano la pietra.
Il demone mi aveva seguita. Con gli artigli raschiava il lato della torre e i suoi occhi rossi fiammeggiarono quando spicc un balzo, atterrando dall'altro lato del pozzo.
Rise quando vide che brandivo il pugnale. Sai a malapena come si usa.
Un lato funziona meglio se usato contro gli umani aveva detto Edan. L'altro  fatto di meteorite e va usato contro creature che spero non incontreremo.
Tenevo l'arma vicina. L'estremit di meteorite inizi a brillare e lo sguardo del demone divenne feroce. Mi balz addosso e lo scansai con un grido. Non sapevo come attaccarlo. A volte sembrava leggero come l'aria, altre solido come il ferro. Si accovacci sopra il pozzo, scattando verso di me e bloccandomi la strada ogni volta che cercavo di passare. Rideva. Stava giocando con me.
Era un gioco che non potevo vincere. Era troppo veloce. Il solo fatto di tentare di evitare i suoi artigli affilati mi toglieva il fiato per il terrore. Avrei dovuto sferrare presto l'attacco, prima di sentirmi troppo stanca.
Smisi di correre e affrontai il demone, brandendo la lama con tutte le forze. Apparve sorpreso, ma solo per un secondo. Mi evit con una torsione e lo mancai, ma il meteorite si impigli alla catena del suo medaglione. Io lo afferrai e glielo strappai dal collo.
Il demone indietreggi. Gli occhi fiammeggiavano ancora di rabbia, ma non si mosse per attaccarmi di nuovo.
Ridammelo mi intim. A un tratto gli artigli si ritrassero e la voce torn a essere delicata. Dolce, come quella di mia madre. Ridammelo, Maia.
Indietreggiai fino a ritrovarmi con le spalle contro il pozzo. Sopra di me, il ponte scintillante fra il sole e la luna croll con un enorme bagliore e un velo bianco ammant la notte, disseminando luce per tutto il cielo. Non dur a lungo. Torn l'oscurit e il sangue delle stelle inizi a cadere, un fuoco d'artificio di polvere d'argento che gocciolava gi come pioggia. Le pietre del pozzo iniziarono a vibrare e a tremare e la flebile luce che brillava nelle sue profondit si fece sempre pi intensa.
Non hai via di scampo ringhi il demone. Restituiscimelo e non ti uccider.
Brandii la lama di meteorite con una mano e con l'altra sollevai l'amuleto sopra il pozzo. Un altro passo e lo butto gi.
Il demone allora assunse di nuovo la voce di Sendo, sapendo quanto questo mi avrebbe tormentato. I fantasmi ti uccideranno prima che tu possa andartene con il sangue delle stelle. Restituiscimi l'amuleto e ti garantir un lasciapassare per andartene dall'isola.
Un lasciapassare? sbottai. Hai cercato di uccidermi.
Dammi l'amuleto e ti lascer andare. Fece una pausa volutamente lunga. Oppure posso darti qualcosa che il tuo cuore desidera ardentemente.
Respiravo a fatica. Che ne sai tu del mio cuore?
Edan sussurr il demone. Tu lo ami, ma lui ha fatto un giuramento che non pu essere spezzato. Consegnami l'amuleto e infranger quel voto.
Esitai. Come?
Lascia che te lo mostri sibil, avvicinandosi con la grazia letale di un lupo. Basta che tu mi restituisca l'amuleto.
Ero combattuta. Sei pazza, Maia? Non puoi fidarti di un demone.
E se invece stesse dicendo la verit? Se davvero avesse potuto liberare Edan? Saremmo potuti stare insieme.
Senti come parli! mi grid la parte razionale del cervello. Il demone ti sta manipolando. Se non prendi adesso il sangue delle stelle, non ci sar alcuna speranza di pace per A'landi. Moriranno altre migliaia di persone. Avrai le mani sporche del loro sangue.
Ma Edan...
Troveremo un altro modo.
Non scendo a patti con i demoni dissi con voce tremante.
 un vero peccato ribatt il demone. Non vedevo l'ora di liberare Edan. La morte sarebbe un dono per lui, che ha servito per cos tante centinaia di anni.
Un brivido mi serpeggi gi per il collo. Il demone avrebbe ucciso Edan. Aveva cercato di nuovo di ingannarmi!
Un'ondata di odio mi gel il sangue nelle vene. Ora basta. Con il cuore al galoppo e le dita tremanti, aprii la noce e mi sporsi sopra il pozzo, allungando la mano verso il liquido d'argento che brillava al suo interno. Ancora un piccolo sforzo!
Vidi l'ombra del demone incombere su di me. Trasalii, sentendo il suo respiro gelido sul collo, e la noce mi scivol di mano finendo nel pozzo.
No! gridai.
Le viscere mi si contorsero per la disperazione e il demone ridacchi. Che ragazzina inutile mormor, scuotendo la testa.
Una piccola fiala si materializz nella sua mano. La sollev, con le unghie affilate che scintillavano. Ridammi l'amuleto e potrai averla.
Serrai la presa intorno all'amuleto, esaminandone la superficie nera e ruvida, di forma rotonda, graffiata e sbeccata, vecchia di centinaia di anni. Forse di pi. Assomigliava a quello dell'imperatore Khanujin, solo che al posto del falco c'era un lupo.
Lo squadrai. Avevo un disperato bisogno di quella fiala. Va bene.
Gli scagliai addosso l'amuleto con tutta la forza che avevo. Lui alz gli artigli per afferrarlo e in un momento di follia mi lanciai in avanti e gli piantai il pugnale nella spalla. Il demone url, un grido d'angoscia che mi gel il sangue nelle vene.
Mi precipitai per prendere al volo la fiala prima che si infrangesse al suolo. Il pozzo ormai era quasi pieno, cos la riempii pi in fretta che potei. Avrei dovuto correre subito via, ma il vetro brillava con una tale intensit che rimasi incantata.
Il sangue delle stelle.
Lo portai vicino agli occhi, osservandone le profondit scintillanti. Sarebbe stato facile restare ad ammirarlo per sempre, ammaliata dai colori in continuo mutamento. Potevo solo immaginare quanti uomini fossero morti nel tentativo di ottenere quella sostanza inestimabile. Ma non ero ancora scampata al pericolo, cos tappai la fiala e mi voltai per correre...
Dritta fra le braccia del demone.
Era tornato. Del sangue nero e vellutato gli sgorgava dalla ferita alla spalla, che per stava gi guarendo in un turbinio di fumo e ombre. Cercai di andarmene, ma mi blocc e mi strinse gli artigli intorno al collo. Il contatto mi travolse con l'intensit di un fulmine. Mi squassava dall'interno, facendomi ribollire le vene e annebbiandomi i pensieri, i sensi. Il pugnale sferragli: il rumore della lama a doppio taglio che si abbatteva sul pavimento di pietra risuon lontano mille miglia.
Il sangue mi si gel nelle vene. Non vedevo pi nulla. N il cielo inondato di stelle lucenti n gli orribili occhi rossi del demone di fronte a me.
Mi rise nell'orecchio e mi si avvicin. Tu non vai da nessuna parte sussurr. I miei fantasmi sono affamati. Non senti come si lamentano?
Sentivo un ululato, ma avevo creduto che fosse il vento. Chiusi forte gli occhi, desiderando di poter fare la stessa cosa con le orecchie. Iniziai a contorcermi e a scalciare all'aria, graffiando il viso del demone per liberarmi. Ma era troppo forte.
 passato cos tanto tempo dall'ultimo visitatore continu. E ancora di pi da uno con dei ricordi cos dolci. Non ti piacerebbe restare con loro, Maia? Con i miei fantasmi. Potreste tornare a essere una famiglia felice. Mi strinse il collo, proprio nel punto in cui mi pulsava la vena. Annaspai. Il cuore smise di battere. Poi ricominci. Un battito. I fantasmi divorano i ricordi, te l'ha detto Edan? Un tocco e ti portano via il passato. Dimentichi tutto e diventi uno di loro. Strinse pi forte. Rantolai. Non avevo pi fiato. Oppure dovrei tenerti per me? I demoni ti divorano lentamente, pezzo dopo pezzo, ricordo dopo ricordo. Finch non sei ridotto al nulla.
Ormai ero troppo debole per combattere. Le mani mi caddero lungo i fianchi, flosce e inutili. Ma a un tratto le forbici mi pulsarono all'altezza dell'anca e con un ultimo impeto di forza le sganciai e conficcai le lame nel cuore del demone.
Lanci un urlo raccapricciante. Stavolta non esitai. Non appena il demone mi lasci andare, mentre la sua sagoma terribile si sfibrava in spirali di fumo e le sue ossa si riducevano in cenere, mi diedi alla fuga.
Raccolsi il pugnale e mi precipitai gi per la torre, con i piedi che correvano pi veloci del respiro. I fantasmi iniziarono a sorgere, in uno stridio di sussurri e risate di scherno. I lamenti mi inseguivano, erano talmente vicini che mi fischiavano le orecchie.
La met della lama fatta di meteorite inizi a brillare, cos brandii il pugnale tenendola bene in vista. La sua magia era la migliore difesa che avessi.
Un'orda fantasma mi attendeva ai piedi della torre: avevano capelli bianchi e occhi rossi e umidi che sporgevano dalle orbite. Le loro grida mi si conficcavano nella pelle, riecheggiandomi nelle ossa a tal punto che pensai di andare in frantumi.
Ma non volevo arrendermi. Non avevo intenzione di toccarli.
Piombai fuori dalla torre, precipitandomi gi dagli scalini di pietra che portavano alla citt abbandonata. Ma non c'era modo di fuggire dall'isola. Non c'era via di scampo. Poi...
Edan. Le sue grandi ali sbatterono controvento. Chiss come, era riuscito a trasportare il nostro tappeto nel becco. Il peso lo intralciava e batteva forte le ali per restare in volo. Quando fu abbastanza vicino, stridendo lo lasci cadere davanti a me.
Gli orli del tappeto erano consumati e il resto era lacero e stracciato. Gli diedi un calcio, nella speranza di risvegliarlo, ma senza risultati.
Mi tremavano le dita quando presi le forbici e mi misi al lavoro, rammendando i buchi e gli strappi per infondergli nuova vita. Ti prego, vola. Ti prego, vola.
Edan aspettava, girandomi in cerchio sopra la testa. Oh di, non c' via di scampo. Ormai vedevo lo sciame di fantasmi avvicinarsi a me.
I fili si allacciavano e si annodavano sotto le forbici. Tagliai e tagliai, muovendo le dita pi velocemente che potevo. Alle mie spalle, nella notte era calato di nuovo silenzio.
Le dita bruciavano mentre intrecciavo freneticamente le nappe grazie alla magia delle forbici. Finalmente il tappeto prese vita e ci saltai sopra. Vola! gli gridai. Vola!
Inizi a sollevarsi, ma i fantasmi ormai mi erano addosso. Con un coro di sussurri e strilli piombarono all'attacco, protendendo le braccia lunghe e scheletriche. Erano cos vicini che riuscivo a guardare nelle cavit dei loro occhi vuoti. Avevano le bocche spalancate, le lingue sottili e lunghe come serpenti.
RESTA, Maia. Non vuoi stare con la tua famiglia, per sempre? RESTA CON NOI.
Iniziai a sferrare colpi con il pugnale in ogni direzione e per un po' riuscii a tenerli a bada.
Ma ce n'erano troppi. Non riuscivo a tenerli tutti lontani.
Disperata, mi frugai nelle tasche, alla ricerca di qualunque cosa potesse essere d'aiuto. Gli aghi mi punsero, ma continuai a cercare. La tasca del mantello, quella della tunica. Stavo per arrendermi quando le dita sfiorarono una noce: quella che conteneva la luce del sole.
Sentii riaccendersi la speranza, e con essa il coraggio.
Mi strappai un lembo della manica e senza pensarci due volte lo usai per bendarmi gli occhi. Poi li chiusi forte e aprii il guscio. Sarebbe bastata una frazione di secondo.
La luce del sole esplose sulla torre e i fantasmi gridarono.
Il tappeto si alz in volo. Mi aggrappai alle fibre logore e mi sporsi con il mento oltre il bordo, per osservare le Isole Dimenticate che svanivano una dopo l'altra, come candele soffocate dalla nebbia, finch finalmente il lago Paduan fu lontano dalla vista.
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CAPITOLO 31.
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Volammo fino all'alba seguente, poi atterrammo in una radura vicino ai cavalli. Il cielo era di un grigio tumultuoso, denso e carico di pioggia, ma il sole appena sorto filtrava fra gli squarci delle nuvole e ne assaporai la luce acquosa.
Non avevo idea di dove stessimo andando, ma non mi importava. Finch fossi stata alla larga da quell'isola di sventure sarei stata contenta. Nemmeno il sole, il cui contorno diventava pi scuro e pi rosso di ora in ora, mi preoccupava. Avrei preferito affrontare la collera dell'imperatore Khanujin piuttosto che le creature di Lapzur.
Edan mut nella sua forma umana, disteso a terra in modo scomposto. Spalanc gli occhi e scatt in piedi. Stai...?
Sto bene mi affrettai a rispondere, mentendo.
Non stavo bene. Ci che avevo visto su quell'isola mi lacerava ancora il cuore: Mama, Finlei e Sendo ancora vivi... Odiavo il demone per aver stravolto i miei preziosi ricordi e per aver riaperto una ferita che con tanta fatica ero riuscita a sanare.
Una vocina dentro di me mi spingeva a raccontare a Edan l'incontro con il demone: riuscivo ancora a sentire i suoi artigli intorno alla gola. S, mi aveva toccato. Ma non era accaduto nulla. L'avevo sconfitto: il suo terribile ululato mi rimbombava ancora nelle orecchie e la vista delle sue ossa carbonizzate mi ardeva nella memoria.
Sto bene ripetei. Alzai lo sguardo su Edan e posai la testa nella nicchia della sua spalla. Avevo cos tante domande da porgli, ma le parole non volevano uscire. Allora dissi: Avevi ragione.  stata la pi dura delle tre prove.
 diverso per ciascuno di noi aggiunse piano. Che cos'hai visto?
Mi massaggiai la tempia, con i polpastrelli che pulsavano per il calore e il corpo che mi formicolava. Edan sarebbe diventato fin troppo melodrammatico se gliene avessi parlato, cos non lo feci. Senza dubbio dipendeva dalla stanchezza.
Finlei e Sendo. E mia madre. Erano ancora vivi, ed eravamo cos felici. Anche Baba era felice e cuciva ancora. E Keton... non aveva mai combattuto in guerra. La voce mi si strozz per l'emozione, avevo la gola chiusa e infiammata. Non volevo andarmene. Ho quasi dimenticato... tutto.
Edan mi scost una ciocca ribelle di capelli, se la attorcigli intorno al dito e me la infil dietro l'orecchio. Perfino me? domand con voce pacata, ma con una punta di malizia.
Perfino te.
Poi appoggi la fronte contro la mia. Allora dovr insinuarmi nella tua vita un po' pi a fondo, Maia Tamarin.
Quelle parole mi fecero sorridere. Immagino di s.
Edan sollev il capo e con le dita tratteggi il contorno del mio sorriso. Eccola, la mia sarta coraggiosa  tornata.
Non mi chiami pi xitara?
Pensavo non ti piacesse.
Ho finito per farmelo piacere ammisi.
La bocca di Edan si serr in una linea sottile; stava per farmi una confessione. Sai, non lo usavo per chiamarti agnellino. Tu sei sempre stata troppo forte e coraggiosa per quel nome.
Ma...
In a'landano antico significa davvero agnellino. Ma a Narat, dove ho imparato a parlare, significa... la pi brillante.
La pi brillante sussurrai. Quelle parole mi cantarono nel cuore. Mi hai chiamato cos anche se ci eravamo appena conosciuti?
All'epoca era per via delle tue abilit sartoriali scherz Edan. E ora per via di ci che sei per me. L'allegria gli svan dal volto. Per tutto il tempo in cui siamo stati a Lapzur ho temuto di non avere la possibilit di dirtelo. Ho temuto di perderti.
Avrei voluto stringerlo forte e dirgli che non mi avrebbe mai perduta. Ma un improvviso senso di vuoto mi travolse mentre ricordavo il contatto con il demone.
Ignaro di tutto, Edan mi pos una mano calda sulla spalla. La magia di queste isole  forte, ma sei stata brava.  stato geniale usare la luce del sole per tenere alla larga i fantasmi. Se non fosse stato per te, entrambi avremmo potuto essere ancora laggi. Mi accarezz la guancia. E ora hai il sangue delle stelle.
Con mio grande sollievo, Edan non mi chiese di mostrarglielo. Si limit a baciarmi sul naso, poi and ad accudire i cavalli. Mentre era distratto, tirai fuori dalla tasca la fiala del demone. Il suo contenuto iridescente mi brillava nella mano, con colori cos vividi e infiniti che era come se stessi stringendo una manciata di diamanti sotto un arcobaleno. Ma quando afferrai la fiala per il tappo senza toccare il vetro tutto divenne cupo, grigio come l'ardesia. Avrei potuto benissimo scambiarlo per un flaconcino di inchiostro, invece che per un prezioso liquido dotato di un immenso potere. Non sembrava affatto il sangue delle stelle.
Chiusi il pugno intorno alla fiala e l'intensit della sua luce mi fece brillare le dita.
La parte pi difficile era finita. Una volta arrivati al Palazzo d'Autunno, avrei dovuto intessere i figli di Amana in tre abiti: un'impresa che un tempo mi aveva tormentata, ma ora non pi. Ora non vedevo l'ora di filare tra le dita la magia del sole, della luna e delle stelle, di cucirla in tre magnifiche vesti degne degli dei e di portare finalmente a termine la missione.
Edan torn insieme a Opale e Corvo, e la mia cavalla mi trotterell incontro. Corsi ad abbracciarla e anche lei mi accarezz con il muso, ma era pi interessata ai fiori selvatici che mi sfioravano i polpacci. Quando chin la testa per pascolare, le grattai il collo con affetto. Era bello sentire di essere tornata fra i vivi.
Poi presi la borraccia e bevvi un lungo sorso. Fa molto caldo qui.
No, invece ribatt Edan, aggrottando la fronte.
Sospirai a fondo. Il formicolio al corpo non era cessato. Al contrario, stava aumentando, strisciandomi su per il collo. La pelle in quel punto mi bruciava cos tanto che anche solo respirare era doloroso. Un senso di terrore mi attanagli lo stomaco. Non mi sento molto bene. Penso... di avere la febbre.
Mi tocc la fronte e mi prese le mani. Avevo le nocche pallide, quasi bianche. Maia, guardami mi intim. Che cosa ti  successo sull'isola? Hai...
Non i fantasmi. Esitai. Ma il demone... mi ha toccata... appena prima che lo pugnalassi.
Edan mi scost i capelli da un lato. Qualunque cosa vide sul mio collo lo spinse a serrare la mandibola. Maledizione! Dobbiamo portarti il pi lontano possibile dalle isole. Mi spinse verso i cavalli e mi iss in sella a Corvo prima che potessi protestare.
Intontita, mi chinai in avanti. Credevo fossimo fuori pericolo.
Non siamo abbastanza lontani. Balz in sella dietro di me. Sar meglio restare fuori dalla Grande Strada delle Spezie. Conosco una scorciatoia per il Palazzo d'Autunno. Poi mi premette due dita sul polso. Se inizi a perdere la sensibilit agli arti, dimmelo subito.
Trasalii. Va bene.
Un tuono rimbomb sopra di noi e dal cielo si rovesci una tempesta con una pioggia incessante. Edan mi nascose la testa sotto il mento, ma la pioggia continuava a scorrermi gi per le guance. Premetti l'orecchio contro il suo petto per ascoltare il suo cuore che batteva deciso, facendo da contrappunto al rumore degli zoccoli di Corvo.
Cavalcammo sotto la pioggia per ore. I cavalli galopparono coraggiosi attraverso colline e vallate, finch finalmente non raggiungemmo una gola in cui il fiume Leyang serpeggiava fra le pareti rocciose come un nastro. Dovemmo fermarci per far riposare i cavalli. Edan li guid fino a una cavit poco profonda nella roccia, grande a malapena per accoglierci tutti. A met pomeriggio la pioggia finalmente si plac, anche se la sentivo ancora gocciolare lungo i dirupi.
I m-miei vestiti sono nei bauli? domandai, con le labbra che si muovevano anche se non riuscivo pi a sentirle. Rabbrividii. Non p-possono b-bagnarsi.
Staranno benissimo. Edan mi prese il mento fra le mani, asciugandomi la pioggia dal lato del naso con il pollice. Aveva il viso lucido di pioggia, ma non si preoccup di togliersi le goccioline dagli occhi. E anche tu. Ora riposa.
Non riesco a dormire dissi. Sento il corpo tutto rigido. Mi fa male a muovermi. I denti mi battevano senza controllo. D-dimmi cosa m-mi sta s-succedendo.
Edan allora mi gett addosso il suo mantello e aspettai che mi desse una spiegazione. Sembrava riluttante.
Ti ha marchiata disse. Significa che ha un pezzo della tua anima... e finch non decider di divorarti, potr seguirti.
Perfino nello stato in cui mi trovavo sapevo che la situazione era molto, molto brutta. S-seguirmi d-dove?
Ovunque rispose Edan con voce spenta.
Il formicolio mi raggiunse le labbra. Credevo... credevo di averlo ucciso.
I demoni sono difficili da uccidere. Edan non mi guardava in faccia. La colpa  mia. Pensavo che sarebbe bastato distrarre Bandur... La sua voce si affievol, poi si volt verso di me. Non ti verr fatto alcun male. Te lo giuro.
I cavalli nitrirono e Edan si irrigid, il corpo teso e in allerta.
Io non sentivo nulla, a parte il fatto che aveva smesso di piovere. Che c'?
Un secondo. Poi Edan rispose in tono serio: Non siamo soli.
B-b-banditi?
Edan si port un dito alle labbra. Gli uomini dello shansen. Devono averci seguiti.
Che cosa facciamo?
Edan stava gi prendendo l'arco. Tu non fai niente. Non sono qui per te. Gett una coperta sui bauli. Vai a est. Esci dalla foresta pi in fretta che puoi. Se qualcuno ti segue, non esitare a usare il pugnale come ti ho insegnato.
Cercai di protestare, ma Edan aveva gi deciso. Mi iss su Opale. Ah! grid, dandole uno schiaffo sul dorso.
Opale si mise al galoppo e mi aggrappai al suo collo, con il battito del cuore accelerato e irregolare. Ero cos debole che non riuscivo a voltarmi per guardare Edan mentre svaniva nella gola rocciosa; tenermi stretta al cavallo era gi abbastanza faticoso.
Mi resi conto che avrei potuto non rivederlo mai pi. Se fosse morto non l'avrei saputo per giorni, forse persino di pi. Sarebbe stato da solo, come i miei fratelli.
Quel poco di buonsenso che mi era rimasto mi supplic di proseguire... Che aiuto avrei potuto dare a Edan in quelle condizioni? Gli sarei solo stata d'intralcio. Ma i sentimenti presero il sopravvento su quei pensieri confusi e mi ritrovai a tirare le redini. Opale si impenn, scalciando l'aria con le zampe anteriori.
Fui disarcionata e con un grido caddi sulla strada scivolosa. Scattai in piedi, con le ginocchia che mi reggevano a malapena. Avevo la vista annebbiata e il corpo sudato per via della febbre. Nel punto in cui il demone mi aveva toccato, il collo bruciava ancora pi di prima, ma sopportai il dolore. Dovevo farlo, se volevo aiutare Edan.
Sssh dissi, tenendo stretta Opale per il collo. Resta qui. Sarai al s-sicuro.
Non vedevo nulla, soltanto una distesa vuota di gole scoscese e venate di rosso. Niente soldati. Niente mercenari. Niente Edan.
Il cuore batteva all'impazzata quando afferrai il pugnale, per poi cercare le forbici nella bisaccia - per scrupolo - e infilarmele nello stivale. Edan mi aveva mostrato come recidere la gola di un uomo, come pugnalarlo: cercai di ricordare le lezioni, sperando vivamente di non averne bisogno.
Armata, tornai di corsa da Edan. Aveva smesso di piovere, ma il terreno era bagnato mentre correvo lungo il fiume Leyang.
Udii i soldati prima ancora di vederli dietro una curva. I cavalli sbuffavano e nitrivano dal fiume e le armature degli uomini sferragliavano. Marciavano in una linea che serpeggiava lungo il fondo della gola, con gli scudi e le spade di ferro che si stagliavano in un netto contrasto contro la vegetazione lussureggiante. Digrignai i denti quando individuai Vachir, in sella a uno stallone bianco.
Accovacciandomi dietro un albero, scrutai la zona in cerca di Edan. Non era lontano e si trovava dal mio stesso lato del fiume, proprio di fronte a loro. Corsi verso di lui.
C' una bella taglia sulla tua testa, Lord stregone! grid Vachir. Tu andrai dritto dallo shansen, caro mio. Noi prenderemo i bagagli e la ragazza.
Le ultime parole fecero oscurare di rabbia gli occhi di Edan. Nessuna persona sana di mente avrebbe osato minacciare uno stregone, ma gli uomini dello shansen mostravano una sicurezza a dir poco sconsiderata.
Che sapessero che la magia di Edan si era indebolita?
Raggiunsi Edan sulla riva. Lui fece un passo di lato per farmi scudo con il corpo, ma tenne gli occhi fissi sull'altra sponda del fiume, sui nemici. Poi inarc un sopracciglio.
Pensavo che gli stregoni non avessero bisogno di armi lo schern uno dei soldati.
Non vi conviene combattere contro di me ribatt Edan. Vi suggerisco di andarvene per la vostra strada.
Vachir agit la spada e i suoi iniziarono a guadare il fiume.
Alcuni spostarono l'attenzione su di me, urlando parole oscene e mandandomi baci. Gli occhi di Edan divennero neri come due tizzoni. Si irrigid, sollev l'arco e scocc tre frecce in rapida successione. Gli uomini caddero nel fiume, senza tornare pi a galla.
I soldati ormai erano gi sulla nostra riva, pronti a circondare Edan. Mi afferr per un polso e mi spinse lontano dal fiume. Va'! grid.
Mi misi a correre, ma due soldati mi balzarono addosso da dietro gli alberi. Avevo il pugnale sguainato, ma mi circondarono, ridendo.
Dove vai, ragazzina?
Sferrai un fendente a quello che aveva parlato, ma gli mancai il collo ferendolo solo alla guancia. Gli provocai un taglio lungo e frastagliato, che non gli avrebbe dato un bell'aspetto una volta guarito. L'uomo grugn. Quando si mosse per colpirmi sollevai di nuovo il pugnale, ma l'altro mi si avvicin di lato, mi afferr il braccio e me lo torse fino a farmi cadere l'arma.
Aveva i denti gialli e storti e l'alito che puzzava di carne avariata. Prima che potessi urlare la sua mano fredda e sudata mi copr le labbra. Gli vidi le unghie macchiate di terra e sangue e mi cedettero le ginocchia. Mi rise in faccia mentre mi portava il coltello alla gola.
Smettila di perdere tempo e uccidila sbott l'amico, pulendosi il volto sanguinante con la manica. Non  lei quella con la taglia sulla testa, ma lo stregone.
Sai quanto tempo  passato da quando ho potuto toccare una donna? Il mio aggressore mi tir i capelli all'indietro, costringendomi a mostrare il collo. Non sei pi cos combattiva adesso, vero?
Stavo iniziando ad avere paura. Erano in due, entrambi pi grossi e pi forti di me. Niente pugnale. Niente Edan. Il mondo inizi a vacillare.
No gridai a me stessa. Sei arrivata troppo lontano per arrenderti adesso. Devi combattere.
Con entrambe le mani afferrai il braccio che mi teneva il coltello premuto contro la gola e lo allontanai dal collo. Mi divincolai dalla presa dell'aggressore piantandogli il gomito nel fianco, afferrai velocemente l'elsa del suo coltello e gli sferrai un calcio all'inguine per costringerlo a mollare l'arma.
Il suo compare si precipit su di me, ma gli sferrai un secondo fendente al volto, sfregiandolo di nuovo. Mentre gridava di dolore gettai il coltello, raccolsi il mio pugnale e mi diedi alla fuga.
I due mi inseguirono e i loro passi pesanti si facevano pericolosamente sempre pi vicini. Ignorai le grida e non mi voltai. A un tratto una freccia mi pass accanto, seguita dall'urlo di uno dei soldati che mi stavano dando la caccia.
Quando alzai lo sguardo vidi Edan che mi correva incontro brandendo l'arco. Il soldato che avevo sfregiato cerc di voltarsi e scappare, ma fu il primo a cadere: il suo corpo si accasci nella terra.
Non dovevo essere a pi di venti passi da Edan quando qualcuno mi afferr alle spalle. La sua presa era abbastanza forte da ammaccarmi le costole e sentii la spada premere contro la gola. Metti gi l'arma, stregone. Sei in minoranza.
Riconobbi la voce. Vachir.
Lasciala andare disse Edan, sollevando l'arco.
Vachir sput ai piedi di Edan. Costringimi a farlo. Se avessi dei poteri, li avresti gi usati.
Edan digrign i denti. Era vero: ormai non gli restava quasi pi magia. Non avevamo via di fuga.
Allora conficcai le unghie nel braccio di Vachir, gli piantai il tacco nel piede, ma aveva la pelle dura come il cuoio e non fece altro che tenermi ancora pi stretta.
Lasciala andare ripet Edan.  il mio ultimo avvertimento.
Gli altri soldati ci avevano raggiunto. Erano troppi per combatterli. Ci circondarono da ogni lato e risero, puntando gli archi e le spade verso la testa di Edan.
Edan non aveva intenzione di abbassare l'arma.
La lama di Vachir mi premette pi a fondo nella pelle e chiusi forte gli occhi. Non  cos che morir, con la gola tagliata da un balardano!
Feci scivolare le dita in direzione della cinta, poi afferrai le forbici.
Alle mie spalle, il corpo di Vachir si irrigid. Pieg la testa all'indietro per osservare il cielo.
Un'ondata di nuvole era comparsa dal nulla, gettando su di noi un'ombra scura. Un lampo squarci il cielo, poi rimbomb un tuono. La terra trem e diversi soldati caddero in ginocchio. Sollevai le forbici e alla cieca pugnalai Vachir alla coscia.
Mentre urlava di dolore mi divincolai dalla presa.
Edan era circondato da un mucchio di soldati morti, ma aveva quasi finito le frecce. Vachir e gli altri uomini allora partirono alla carica. Poi la terra si agit sotto i nostri piedi e il fiume inizi a gonfiarsi.
Tutto questo  opera tua? gridai, raccogliendo il pugnale.
No. Edan mi tir per la mano, intimandomi di arrampicarmi sulle rocce pi alte. Stanno arrivando.
Chi? Mi tremava la voce.
Invece di rispondere, Edan disse: Sali pi in alto possibile.
Lo seguii, arrampicandomi lungo il ripido pendio per allontanarmi dal fiume. Il mondo inizi a girare e a ogni passo sentivo la testa pi leggera, mentre la pelle ardeva sempre di pi, ma mantenni gli occhi aperti e lanciai uno sguardo sotto di noi. Desiderai subito di non averlo fatto.
Fantasmi. Pensavo che fossero confinati nel lago Paduan, ma mi sbagliavo.
Un brivido tagliente mi corse su per la spina dorsale. Mi aggrappai alla manica di Edan, incapace di parlare.
Lui mi trascin avanti. Non guardare. Continua a salire.
Non riuscivo a distogliere lo sguardo dai fantasmi. Ne contai decine, forse un centinaio. La maggior parte di essi aveva una forma animale: orsi, volpi e lupi, tutti con gli occhi rossi. Adesso, per, non stridevano e non sussurravano, si limitavano ad attraversare la gola avvolti da un inquietante silenzio nel quale si sentivano soltanto le grida dei soldati. Gli uomini sferravano colpi di spada contro le bestie e poi gridavano, quando non vedevano il sangue. Magia! urlavano. Fantasmi! Quelle furono le ultime parole che pronunciarono prima che i fantasmi mostrassero i denti e li accerchiassero, chiudendosi su di loro. Finch non si ud pi alcun grido.
C'era una creatura che restava separata dalle altre. Aveva un'aria dolorosamente familiare e sembrava molto pi potente di tutti i fantasmi messi insieme.
Bandur. Il demone che aveva assunto le sembianze di Sendo nella Torre del Ladro, quello che mi aveva quasi uccisa. Era orribile vederlo alla luce del sole, tutto fumo e ombra, con gli occhi scuri come sangue rappreso. Stavolta indossava un'armatura e aveva al collo l'amuleto.
Bandur mi sorprese a fissarlo e con un sorriso svan dal campo di battaglia. Sapendo di aver commesso un errore, mi affrettai a raggiungere Edan. Troppo tardi. Gridai quando Bandur si materializz, separandomi da Edan.
Tu! urlai. Io... ti ho ucciso!
Non hai sentito che cos'ha detto il tuo Lord stregone? mi schern Bandur. Non puoi uccidere chi  gi morto, ragazzina. Comunque ti applaudo per averci provato. La buona caccia mi diverte, ed  passato troppo tempo da quando ho potuto lasciare quell'isola maledetta. Sfortunatamente, questo ti coster la vita.
Il pugnale mi trem contro il fianco. Edan lo stava chiamando a s. L'arma vol nella sua mano, poi fremette e si agit, come se fosse confusa.
Silenzio! grid Bandur. La sua bocca si contorse in un sorriso crudele quando il pugnale di Edan sferragli a terra. Il tuo potere  debole, Edan. Non dovresti essere cos lontano dal tuo padrone.
Edan raccolse l'arma. Tu non puoi averla.
I terribili occhi rossi del demone si fissarono su di me. Nel bagliore malvagio delle sue pupille scorsi un riflesso dei segni d'artiglio sul mio collo.  marchiata. Sei uno stolto ad averle aperto il tuo cuore sotto i vincoli del voto. Non si liberer di me a meno che io non lo voglia.
Allora dimmi cosa vuoi. Io ti pagher.
No! gridai. Edan!
Il demone sollev una mano per zittirmi. Un lieve gemito mi sfugg di bocca, ma la lingua smise di muoversi: ero paralizzata.
Non fantasticare sul fatto di poter avere qualcosa che voglio, Edan continu Bandur. Conoscevi il prezzo che avresti pagato, quando hai bevuto il sangue delle stelle. Hai ceduto la tua libert e non potrai riaverla... almeno fino a quando la ragazza avr vita. A meno che... Bandur ritrasse gli artigli. Dubito che sacrificheresti cos tanto per una ragazzina qualunque.
Lei non  una ragazzina qualunque sbott Edan. Io la amo.
Ma  libera, mentre tu sei sotto giuramento.
Edan sollev le braccia per proteggermi. Io per te valgo molto di pi, perfino sotto giuramento.
Davvero, Edan? lo provoc Bandur. I suoi occhi cavi mi penetrarono. Percepisco della magia in lei.  ancora debole ma, come hai detto tu, non  una ragazzina qualunque.
Dimmi che cosa vuoi per lasciarla andare e io te lo dar... Voto o non voto.
Sai che cosa voglio, stregone disse Bandur con voce ruvida. Sono stanco di fare il guardiano. Tu prenderai il mio posto.
No! avrei voluto gridare.
Edan, per, annu. Lentamente. Concedimi un anno disse per riportare Maia sana e salva a palazzo e verificare che la pace sia stabile sotto l'imperatore Khanujin...
Hai tempo fino al sole rosso, Edan lo interruppe Bandur. Porta a casa la ragazza, poi torna alle Isole di Lapzur prima del tramonto. Se provi a fuggire, le conseguenze saranno fatali. Verr a cercarla e la smembrer, sparpagliandone le membra per tutto il lago Paduan cos che viva il resto dell'eternit ridotta in pezzi. Non lascer mai pi l'isola.
Capisco disse Edan senza battere ciglio. Al sole rosso, allora. Sul mio onore e sul mio sigillo di Lord stregone, hai la mia parola.
Bene gracchi Bandur. Se mai un demone poteva essere emozionato, lui lo era. I suoi artigli si conficcarono nell'albero alle mie spalle, che appass: la corteccia si ingrig e le foglie divennero marroni fino a ridursi in polvere. Hai accettato. Siamo d'accordo.
Siamo d'accordo gli fece eco Edan.
Bandur afferr l'amuleto e svan insieme alla sua armata di fantasmi. La foresta ricominci a brulicare di vita e, se non fosse stato per i cadaveri degli uomini di Vachir, sarebbe sembrato che l'ombra di Bandur non l'avesse mai attraversata.
La febbre era sparita, ma io tremavo, ondeggiando avanti e indietro con le braccia strette intorno al petto.
Che cos'hai fatto? mormorai.
Niente a cui non fossi preparato rispose. Andiamo.
Lo afferrai per la manica. Edan, stai sanguinando esclamai, indicando le sue ferite.
Penseremo dopo a questo. Prima voglio che ce ne andiamo da questo posto maledetto.
Annuii silenziosamente. Prendemmo i cavalli e i bauli e partimmo alla volta del Palazzo d'Autunno. Avevo il cuore pesante e la sensazione si accentuava sempre di pi via via che cavalcavamo, perch Edan non mi parlava. La pioggia batteva, scivolandogli lungo i capelli neri. Ora i suoi occhi erano del loro colore naturale, azzurri come il mare. Ma stringeva le redini cos forte che le nocche erano bianche.
Bandur... era il tuo insegnante, non  vero? domandai infine. Quello che si trasform in un demone.
All'inizio pensai che non mi avesse sentito, per quanto tempo impieg a rispondermi. S.
Mi sporsi per sfiorargli il braccio. La gola mi si si chiuse per l'emozione e deglutii. Come ha...
Esistono molti tipi di demoni, Maia. Alcuni nascono cos, o sono maledetti. Non tutto ha inizio in forma di uomo, stregone o persino di animale. Ma i guardiani come Bandur sono fra i demoni pi potenti e si tratta sempre di stregoni che hanno infranto il voto. Bandur uccise l'uomo che aveva giurato di servire: quello che possedeva il suo amuleto. Per punizione, fu costretto a diventare il guardiano delle Isole Dimenticate per l'eternit. Oppure finch qualcun altro non prender il suo posto.
E adesso tu diventerai il prossimo guardiano delle isole sussurrai.
Vedendo che ero terrorizzata, Edan fece una risata velata di tristezza. Non preoccuparti troppo, xitara. Mi baci sulla guancia con una tale delicatezza che quasi non percepii il contatto. Preferisco di gran lunga sopportare questo destino che permettere a Bandur di possedere la tua anima.
Una parte di me and in frantumi. Sentii le viscere contorcersi e ribollire e non riuscii pi a trattenere le emozioni. Frenai Opale e gettai le braccia intorno al collo di Edan. Stupido uomo! gridai. Gli presi le guance fra le mani e lo avvicinai a me per sfiorargli la fronte con la mia. Promettimi che adesso troveremo un modo per lottare. Promettimi che non ti trasformerai in un demone... come Bandur.
Edan mi respinse delicatamente. Io ti amo, Maia. La mia vita  stata lunga, quindi lascia che faccia qualcosa di buono per te. Diventerai la pi grande sarta di A'landi e troverai un ragazzo fortunato da sposare...
No, non lo far.
Sii ragionevole mi disse, stringendomi le mani. Non posso darti alcun futuro. Mi dimenticherai. Posso fare in modo che succeda.
Ritrassi le mani di scatto, risentita. Non osare! Un singhiozzo mi scosse le spalle e il petto sussult. Edan allora mi tir verso di s e mi abbracci forte, baciandomi la guancia e poi il collo.
Non toccarmi esclamai, divincolandomi dall'abbraccio. Avevo bisogno di aria, di stare lontano da lui. Che ne  di tutte le tue promesse? Non riuscivo nemmeno a parlare: che ne era del negozio che avremmo aperto insieme in riva all'oceano, dello svegliarsi ogni mattina al suono della sua risata, del cucire accompagnata dalle note del suo flauto, delle torri di libri impilate accanto ai telai e alle cornici da ricamo via via che invecchiavamo insieme? La bocca mi si secc e sentii un nodo in gola al pensiero della perdita di un sogno in cui avevo finito per sperare.
Ero ferita e arrabbiata: con me stessa, con Edan, con Lady Sarnai e con l'imperatore Khanujin. Avevo voglia di aprire il baule e ridurre in brandelli gli abiti per Lady Sarnai. Erano loro la causa di tutto: se non fossi mai partita per quel viaggio per confezionare i vestiti, nulla di tutto ci sarebbe mai accaduto.
Ora Edan era condannato a diventare un demone.
E tutto a causa mia.
Cal il crepuscolo e Edan, che aveva assunto la sua forma di falco, cerc di appollaiarsi sulla mia spalla un paio di volte, ma lo scacciai con la mano finch non scomparve. Non mi voltai per vedere dove fosse andato.
Trattenni l'ennesimo singhiozzo. Il corpo mi faceva male e avevo gli occhi rossi per il pianto. Ero cos stanca. Per via dell'imboscata, di Bandur, dell'essere arrivata cos vicino alle stelle.
Per il fatto che sapevo che stavo per perdere il ragazzo che amavo.
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PARTE TERZA.
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IL VOTO.
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CAPITOLO 32.
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Una volta usciti dalla gola, Edan e io viaggiammo per giorni senza incontrare alcun segno di civilt, finch finalmente non giungemmo nei pressi di un monastero. Incuneato fra due grossi salici, aveva un tetto con le falde incurvate verso l'esterno come ali e una campana di bronzo che rintoccava da una corte racchiusa da un colonnato vicino all'ingresso.
Non sapevo se sperare in un pasto caldo e in un letto per la notte o se agitarmi all'idea che avremmo avuto compagnia. Avevamo cavalcato in silenzio, io davanti e Edan dietro, mantenendoci a distanza. Ogni volta che sbirciavo dalla sua parte aveva le braccia piegate sul grembo e muoveva le mani soltanto per scostarsi i riccioli neri e indisciplinati dagli occhi. Avrei voluto che almeno fischiettasse o canticchiasse, ma non osava farlo. Neppure la sua ombra toccava la mia.
Dovresti concederti una bella notte di sonno disse, con la voce un po' rauca per via del prolungato silenzio. I monaci ti accoglieranno.
Inspirai. L'aria era frizzante, carica della fragranza di pino e rugiada, e le ombre si allungavano a occidente mentre il mondo scivolava lentamente nella notte. E tu?
Magia e religione sono in disaccordo da secoli. Dubito che un monastero mi accoglierebbe a braccia aperte.
Io non vado se tu non vieni.
Edan ignor la mia irascibilit. Significa forse che vuoi che venga con te?
Non avevo intenzione di rispondere, cos spron Corvo verso il monastero.
Lasciammo i cavalli all'esterno. Accanto ai terreni c'era una stalla dall'aria modesta, ma ben rifornita di fieno e acqua per Opale e Corvo. Edan nascose le armi sotto un cespuglio nelle vicinanze.
Prima ancora di raggiungere i cancelli vidi i monaci, intenti a spazzare gli ampi gradini di pietra all'esterno del monastero. Avevano la testa rasata e indossavano semplici mantelli in mussola sopra i vestiti. Ci accolsero con inchini educati, ma Edan aveva ragione: il monaco anziano lo squadrava con sospetto. Tuttavia non ci respinse.
Lasciammo fuori le scarpe e uno dei pi giovani ci port dell'acqua perch potessimo lavarci i piedi. Un filamento di zafferano fluttuava nella ciotola di legno, profumando l'aria. Immersi i piedi, rabbrividendo al contatto dell'acqua fredda sulla pelle.
Edan cerc di prendermi per mano, ma lo scacciai. Lo vidi serrare la mandibola, con le labbra che disegnavano una linea sottile, e il dolore che avevo nel cuore si inaspr. Lo stavo ferendo, ma non potevo farci nulla. Nel profondo, desideravo con tutta me stessa che le sue braccia mi cingessero, che il suo respiro caldo mi sfiorasse i capelli e il suo cuore battesse contro il mio. Ma ogni volta che la promessa di Edan a Bandur tornava a fare capolino nella mia mente, una vampa di collera si accendeva dentro di me.
Seguire Bandur avrebbe dovuto essere una mia scelta, non di Edan. Soltanto mia.
Serrai forte le labbra, rifiutandomi di guardarlo. Invece fissai il sole. Riuscii a guardarlo solo per un istante, ma intravidi comunque la sfumatura rossa che si allargava sempre di pi intorno alla corona. Avevo ancora due settimane per confezionare quei maledetti abiti per Lady Sarnai. Erano loro il motivo per cui tutto era andato storto.
Il monaco anziano, che avevo sentito chiamare Ci'an dagli altri, ci si avvicin. Era molto vecchio, esile e dal corpo rattrappito, ma con lo sguardo acuto. Accogliamo gli ospiti al monastero fintantoch possono rendersi utili durante la permanenza. Sapete cucinare?
S dissi. Ma sono pi brava con l'ago.
L'anziano si compiacque nel sentirmelo dire. A differenza degli altri, indossava una fusciacca di un granata sbiadito, sfilacciata alle estremit. Allora potrete aiutare a rammendare. Poi si rivolse cautamente a Edan. E voi?
Io posso dare una mano con i cavalli tagli corto Edan.
Il monaco grugn, poi ci fece cenno di seguirlo nel monastero e ci accompagn nelle nostre camere. Le stanze che attraversammo erano scarsamente ammobiliate, fatta eccezione per diversi altari e una manciata di statue, per lo pi di Amana e Nandun, il dio mendicante che regal le proprie ricchezze ai poveri.
Qui siamo una piccola enclave di uomini spieg Ci'an, rivolgendosi a Edan. Se desiderate fare il bagno, siete il benvenuto. Tuttavia, vi chiediamo che vostra moglie attenda fino al calare della notte.
Mi irrigidii. Era ovvio che Edan e io avremmo finto di essere marito e moglie per restare l, ma sentirlo dire ad alta voce era doloroso... perch sapevo che non sarebbe mai accaduto.
Capisco rispose Edan.
Almeno ebbe il buonsenso di ritirarsi nelle stalle per darmi il tempo di stare un po' da sola. Un altro monaco mi port un cambio di abiti e prese i miei per farli lavare.
Infilai le forbici nella fusciacca e iniziai a rammendare, come avevo promesso di fare. C'erano buchi da ricucire e maniche da accorciare, ma per me cucire era sempre stato facile come respirare. Terminai cos in fretta che, quando restituii i vestiti, il monaco incaricato trasal, incredulo.
Senza perdere tempo, frugai nel baule in cerca dell'abito fatto di luna e mi sedetti a gambe incrociate sulla branda per iniziare a cucire. Dei tre vestiti, era quello con pi strati: una casacca, un corpetto, una gonna con cintura e uno scialle. Era anche quello che seguiva di pi la moda a'landana, sebbene mi fossi presa qualche libert nel taglio. Ora stavo lavorando alla casacca, assemblandone i pezzi e cucendo le maniche al busto.
L'impellenza della scadenza mi distolse la mente da Edan e dalla maledizione di Bandur. Era una distrazione di cui avevo un grande bisogno. A poco a poco, lasciai che il lavoro mi riempisse il cuore, facendomi ammaliare dall'abito di luna via via che prendeva forma. Mi concessi di ricordare quanto amassi il mio lavoro e quanto ne fossi orgogliosa.
Quando la luce del giorno inizi a svanire, qualcuno buss alla porta. Era Edan.
Richiuse la porta dietro di s. I monasteri non sono cambiati molto negli ultimi secoli. I monaci continuano a dedicarsi alla meditazione e alla preghiera. Devo dire, per, che gli odori sono migliorati. Cerc di sembrare allegro. Sono grato a qualunque divinit insista nel volere che tutti facciano il bagno due volte al giorno e spazzino le sale all'alba e al tramonto.
Stava cercando di farmi sorridere, ma era come se fossimo di nuovo due sconosciuti.
Sono stati molto gentili tagliai corto.
Con te. E sono grato di questo.
Hai sempre disprezzato cos tanto i monaci?
Si strinse nelle spalle.
Mi voltai dall'altra parte e iniziai a ricamare in oro l'orlo dell'abito per Lady Sarnai.
Edan sapeva che lo stavo ignorando. Per un po' mi lasci in pace. Poi decise di parlare. Sono cresciuto in un monastero spieg infine. Gli di che veneravano l erano molto diversi, ma stare qui... riporta comunque alla mente vecchi ricordi.
Quanto poco sapevo del passato di Edan! Sebbene volessi ignorarlo, ero comunque curiosa. Dove?
A Nelronat rispose. Era una citt a migliaia di miglia di distanza da qui. Ora non esiste pi. I barbari la distrussero secoli fa.
Rimasi in silenzio. Non avevo mai sentito parlare di Nelronat.
Quando mia madre mor di parto prosegu Edan, mio padre rimase da solo a crescere sette figli. Mi odiava. Mi incolpava della morte di mia madre e di certo non aiutava il fatto che fossi un ragazzino ossuto che preferiva leggere piuttosto che badare al bestiame.
La tristezza nella sua voce mi fece sciogliere il cuore, ma non sollevai lo sguardo. Mi concentrai sull'ultimo punto da cucire in modo da poter passare a un filo di un nuovo colore.
Un giorno mi port a fare un viaggio. Disse che voleva portarmi a scuola, dato che ero cos versato nella lettura. Non era una bugia... non proprio. Ero cos felice.
Ti abbandon dissi allora, alzando finalmente lo sguardo.
In un monastero a quattro giorni di viaggio dalla nostra fattoria. Cercai pi volte di tornare a casa, ma non ritrovai mai la strada. I monaci con cui sono cresciuto erano diversi da questi. Non erano generosi n gentili. E gli di che veneravano erano inflessibili e vendicativi.
Rimasi con loro per anni, finch i soldati non invasero il tempio e fui ritenuto abbastanza grande da combattere per la loro causa. Avevo undici anni. Sogghign, anche se la sua risata era del tutto priva di umorismo. Dopo sei mesi di vita militare fu scoperto il mio talento per la magia. Questo mi port a servire in molte altre guerre, ma pi come arma che come persona... finch mi trov il mio primo insegnante. Si ferm, come se avesse sentito un rumore in lontananza. Dovresti andare. La cena  pronta.
Posai l'ago. E tu? Devi cambiarti.
Di' ai monaci che volevo solo riposare rispose con aria solenne.
Ti porto la cena?
Abbozz un sorrisetto. Andr a caccia. Ma ti sarei grato se lasciassi una finestra aperta per me.
Sarai in grado di ritrovare la strada per tornare?
Il sorriso si allarg e allora mi accorsi di avergli appena dimostrato che mi importava ancora di lui. Da te, sempre.
Alle sue parole il battito del mio cuore si fece irregolare e mi irrigidii, poi annuii e me ne andai.
La cena consisteva in lattuga e carote bollite colte dal giardino, con una ciotola di riso ai semi di sesamo. Nessuno mangi insieme a me: a quanto pareva, i monaci mangiavano solo di mattina. Tuttavia, alcuni dei pi giovani si sedettero con me a sorseggiare del latte di soia dalle ciotole di legno.
Finita la cena, lavai e asciugai il mio piatto; poi andai a cercare Ci'an. Avete detto che avrei potuto fare un bagno, dopo il calar del sole.
Dopo il lavatoio c' una sorgente che potete usare mi rispose. Venite con me. Vi accompagno. Mentre lo seguivo fuori dal monastero, mi chiese: Vostro marito non ha voluto prendere parte alla cena?.
Voleva... riposare dissi, fissandomi le mani. Il senso di colpa per aver mentito a un monaco mi rendeva incapace di guardarlo negli occhi.
Capisco ribatt Ci'an. L'anziano monaco camminava lentamente, perch era buio e nel giardino c'erano molti gradini.
Ai monaci viene insegnato a cercare la pace disse Ci'an, interrompendo il silenzio, ma persino i miei fratelli battibeccano fra loro, di tanto in tanto. Eppure, a prescindere da quanto sia grande la loro discordia, ricordano sempre che l'armonia  ancora pi grande.
Deglutii. Ci'an doveva aver percepito le tensioni tra me e Edan.
Vi preoccupate molto per vostro marito prosegu. Questo  sotto gli occhi di tutti. Ma lui si preoccupa per voi ancora di pi.
Aggrottai la fronte. Questo non ...
Il vero amore  altruista mi interruppe il vecchio. E vedo che voi siete molto giovane.
Rimasi in silenzio, stando attenta a dove mettevo i piedi. Oltrepassammo il lavatoio e il sentiero di pietra sul quale stavamo procedendo spar.
Vostro marito porta un fardello pesante. Glielo leggo negli occhi. Non  il primo del suo genere a varcare queste mura.
Tirai un respiro secco. Del suo genere?
Questo monastero esiste da mille anni continu Ci'an. Molti stregoni sono venuti qui per godere della solitudine e della pace che offre, soprattutto prima di prestare giuramento. Il vostro compagno  il primo che ho conosciuto... il primo a essere venuto qui dopo aver preso il voto.
Pensavo che i monasteri non accettassero di buon grado gli stregoni.
Il monaco ridacchi. La spaccatura fra religione e magia si  accentuata, in effetti. Ma io non sono sempre stato un monaco e ho visto molte cose, a differenza dei pi giovani. Cose che loro non vedranno mai.
Ai miei tempi chiamavamo gli stregoni custodi, perch tenevano la magia lontano da noi altri. Era una grossa responsabilit. Rispettata persino dagli uomini di fede. Ancora oggi conservo quel rispetto.
Ci'an mi prese a braccetto per farmi strada. Una cosa che non ho mai visto, per,  uno stregone innamorato. Non dovrebbero innamorarsi, sapete. Per certi versi, viene insegnato loro a essere come dei monaci: compassionevoli e altruisti. Solo che loro non amano nessuno, mentre noi amiamo tutti. Il vostro stregone  diverso.
Mi si strinse un nodo in gola. Ha servito per lungo tempo dissi, guardando a terra.
 cos comment Ci'an. Molti bramano un tale potere per se stessi, ma non invidio per niente il suo cammino. Il prezzo da pagare  alto.
Non aggiunsi nulla. Non volevo parlare di Edan. Era troppo doloroso pensare alla promessa che aveva fatto a Bandur, sapendo che non c'era nulla che potessi fare.
Finalmente arrivammo alla sorgente. La luna illumin davanti a me una pozza di acqua limpida, con tre statue di Amana che si ergevano sulle rive. In ognuna di esse la dea aveva gli occhi chiusi, le mani giunte e levate verso il cielo.
Molto tempo fa, queste acque erano sacre alle sacerdotesse della dea madre mi spieg Ci'an. Alcune continuano a venire, una volta l'anno, il nono giorno del nono mese, per osservare le stelle che compongono un ponte fra il sole e la luna. L'avete perso per poco.
Ne sono consapevole sussurrai, fissando le statue. Le due che indossavano gli abiti di sole e di luna scintillavano sotto la luce d'argento, ma le ombre eclissavano la statua vestita del sangue delle stelle.
Dato che siete una sarta, gli abiti di Amana devono affascinarvi comment Ci'an.
Ho sempre pensato che fossero un mito ribattei lontano da noi quanto lo sono gli di. Ma questo era prima che iniziassi a credere nella magia. Ora che ho visto cos' in grado di fare, non sono pi sicura che il confine fra il Cielo e la Terra sia cos netto come credevo. Ripensai a Bandur e ai fantasmi. E se non ci fosse alcun dio? Se esistessero soltanto la magia, soltanto gli stregoni, i demoni e i fantasmi?
Dovete mantenere salda la fede rispose Ci'an. Gli di vegliano su di noi ma, a differenza degli spiriti di questo regno, non interferiscono nelle nostre vite. Questo accade solo se li facciamo adirare troppo, o se facciamo una buona impressione su di loro.
S mormorai. Quando Amana perdon il dio dei ladri, riport la luce nel mondo, ma soltanto per met del giorno. Fu cos che ci don la notte.
Era ancora arrabbiata con lui comment Ci'an. E a ragion veduta. Ma state dimenticando il sarto che confezion gli abiti per il dio dei ladri. Ci che in pochi sanno  che Amana lo ricompens con un dono.
Quale dono?
Si dice che gli regal un paio di forbici rispose Ci'an. Incantate in modo da infondere al loro proprietario un frammento del potere della dea.
Rimasi immobile.
Nessuno le ha mai viste, ma immagino che debbano esistere ancora, tramandate di generazione in generazione.
Trattenni un respiro profondo e infilai la mano nella fusciacca, dove riposavano le mie forbici magiche. Le dita tracciarono il disegno inciso sull'impugnatura: il sole e la luna. Doveva trattarsi delle forbici che Amana aveva donato al sarto.
Significava forse che io e il sarto appartenevamo alla stessa famiglia? Questo spiegava perch la magia mi scorresse nelle vene? Doveva essere cos. Ecco perch soltanto io potevo usare le forbici.
Ecco perch Bandur aveva detto che ero pi speciale di quanto sembrassi.
E se qualcuno riuscisse a confezionare gli abiti di Amana? dissi tutto d'un fiato. Allora la dea madre interferirebbe?
Molti hanno provato a realizzarli, attratti dalla leggenda secondo cui Amana avrebbe esaudito un desiderio a chiunque fosse riuscito nell'impresa.
Ed  vero?
Immagino che, se qualcuno riuscisse davvero a realizzare gli abiti di Amana, una tale impresa potrebbe incorrere nella sua ira, piuttosto che nella sua benedizione. Vedendo la mia espressione atterrita, Ci'an sorrise. D'altro canto, potrei anche scommettere che il racconto sia stato inventato dai sacerdoti dei figli di Amana per far s che i loro templi restassero prosperi e ricevessero molte visite.
Capisco dissi a bassa voce.
Parlate con lei, qui mi sugger allora Ci'an, indicando la sorgente. Amana  sempre in ascolto, ma forse qui, tra i suoi figli, ascolter con pi attenzione. Prima di andarsene mi batt la mano sulla spalla. Fate pace con il vostro stregone. Vi ama moltissimo.
Rimasta sola, mi fermai a lungo sulla riva dello stagno, ad ascoltare gli alberi e il vento. Adesso capivo perch in tanti veneravano gli abiti di Amana, perch qualcuno li definiva la sua grande eredit. Grazie a loro, la dea ci aveva donato il mondo per come lo conoscevamo. Giorno dopo giorno e notte dopo notte, lei tesseva l'aurora e disfaceva il tramonto.
E in un certo senso ero pi legata a quell'eredit di quanto avessi mai osato immaginare.
Lentamente, mi sfilai i vestiti di dosso e scivolai nella sorgente. L'acqua era tiepida e i pesci mi becchettavano i piedi. Poi trattenni il fiato e sprofondai fino a immergermi del tutto, risalendo per respirare solo all'ultimo momento, con un lieve sospiro.
La luna crescente brillava su di me, una perla scheggiata nel mare nero della notte.
Frugai nel mucchietto di vestiti e tirai fuori le forbici, stringendole fra le mani come un'offerta. Amana sussurrai. Amana, ti ringrazio per il dono che hai concesso alla mia famiglia. E invoco il tuo perdono. Se non desideri che realizzi gli abiti, mi fermer. Ma ti prego, ti prego di non punire Edan per la mia stupidit. Ti imploro, fa' che ci sia un modo per liberarlo da Bandur.
Attesi a lungo. Come temevo, per, Amana non rispose.
. . . .
Arriv l'alba, ma non c'era traccia di Edan. Continuavo ad aspettarmi di vedere la sua ombra scivolare sulle pareti, portando l'ultima carezza della notte sulle proprie ali mentre volava attraverso la finestra.
Non mi ero mai preoccupata per Edan quando era un falco, prima d'ora. Ma adesso non potevo farne a meno: e se l'alba l'avesse sorpreso mentre sorvolava un lago? Non sapeva nuotare. Sarebbe annegato!
E se invece fosse stato colpito da un cacciatore? O magari da uno degli uomini dello shansen... Loro sapevano che cosa diventava Edan di notte?
Mi sedetti sul letto, intenta a districare i nodi dai capelli con le dita. Erano cresciuti molto durante il viaggio. Ben presto li avrei dovuti tagliare, prima del ritorno al Palazzo d'Autunno. Anche se, prima della guerra, era tradizione per gli uomini portare i capelli lunghi.
Mi toccai le punte. L'imperatore mi avrebbe fatta restare come sarto imperiale una volta finiti i tre abiti... e dopo che Edan mi avesse lasciato?
Erano domande dolorose, che rendevano ancora pi tagliente il senso di solitudine che mi stava gi crescendo dentro. Alzandomi, mi avvicinai al tavolino della stanza e iniziai a scrivere una lettera a Baba e a Keton. Il mio viaggio  quasi giunto al termine scrissi. Presto far ritorno al Palazzo d'Autunno.
Le mie parole suonavano dure e distanti, eppure per quanto ci provassi non riuscivo a trovare un tono pi leggero. Avevo il cuore troppo pesante.
E, Maia: novantacinque passi terminai. Spero di tornare presto a casa per camminare insieme a te.
Posai il pennello ad asciugare e chiusi il calamaio. Mentre piegavo la lettera, l'aria intorno a me si mosse.
'Giorno mi salut la voce di Edan dalla porta.
Non l'avevo sentito entrare. Dove sei stato?
Aveva i capelli bagnati e gli abiti da monaco che indossava gli cadevano lenti sulla figura snella. Si pass una mano fra i capelli, tirandoli all'indietro. Cos pettinato sembrava incredibilmente giovane. Avevo promesso di dare una mano con i cavalli. E cos ho fatto.
Avrei voluto raccontargli che cosa avevo scoperto sulle forbici. Ma vedendo quanto si sentisse in imbarazzo l, in piedi sulla porta, mi morsi il labbro. Sei stanco? Di solito dormi, appena tornato.
Sto bene.
Il silenzio che segu era carico di tensione. Edan rimase sulla porta e indic con un cenno della mano l'abito al quale stavo lavorando. Era disteso sull'altro lato del letto.
 bellissimo disse. Lady Sarnai sarebbe una stupida a non apprezzarlo.
Sentii cantare i monaci. Non riuscivo a comprendere le parole, ma erano ritmate e costanti e si fondevano in un profondo ronzio dall'effetto ipnotico.
Dovevi cantare anche tu ogni giorno? mormorai. Quando vivevi in un monastero?
S rispose Edan. La sua voce si fece pi leggera, carica di una prudente speranza. Ogni giorno.
Potrei abituarmi alla vita da monaco commentai. Non  poi cos diversa da quella di un sarto. Cucire tutto il giorno, salmodiare tutto il giorno... Io contavo sempre ad alta voce i punti che facevo, quando ero bambina.
La odieresti. Edan si appoggi allo stipite della porta. Tu non appartieni a luoghi del genere, incatenata a un monastero. Dovresti vedere il mondo.
Il respiro mi rimase incastrato in gola. Mi avvicinai a lui. Edan...
So che sei arrabbiata con me continu. E hai tutto il diritto di esserlo. Ma io ti amo, Maia.
Deglutii. Era cos ingiusto che il nostro tempo insieme fosse destinato a essere cos breve. Presto non avrei mai pi potuto vederlo.
Anch'io ti amo mormorai, sfiorandogli la guancia. Parlare pi forte, anche di poco, era doloroso: avevo la voce rauca per l'emozione. E ti avr. Il sole e la luna si vedono soltanto una volta nell'arco di tutto l'anno. Anche se fosse soltanto per un'ora o un giorno... preferisco stare con te per quel tempo, piuttosto che non starci affatto.
Una luce illumin il viso di Edan. Non sorrise, eppure in un certo senso aveva un'aria pi felice di quanto non avesse mai avuto in tutti quei mesi. Posso baciarti? sussurr.
S che puoi.
Mi accarezz il mento, sollevandolo, ma ero gi pronta in punta di piedi. La bocca in avanti, gli occhi socchiusi.
Edan rise piano. Moriamo dalla voglia, vero? Allora non avresti dovuto negarti a me cos a lungo.
Lentamente, mi pass le dita gi per il collo fino alla clavicola. Il contatto mi fece rabbrividire e la pelle mi si informicol mentre risaliva su per il collo e intorno alle labbra. Poi, quando stavo per protestare dicendo che mi stava tormentando, mi sollev.
Premetti la bocca contro la sua, cingendogli le braccia al collo e le gambe intorno alla vita. I suoi baci si spostarono sulle guance, sul collo, sui seni, per poi tornare sulle labbra. Appassionati, poi teneri. E poi ancora appassionati, come se non riuscissimo a deciderci. Come se sapessimo che l'indomani avremmo avuto le labbra doloranti, ma ne avremmo riso.
Fu cos facile dimenticare... e mi sentii scivolare nell'illusione che sarebbe andato tutto bene.
Gli scostai i capelli dagli occhi e gli incorniciai il viso fra le mani. Lasciami venire al lago Paduan con te.
Edan stava ancora trattenendo il fiato.
Dev'esserci un modo per sconfiggere Bandur aggiunsi a bassa voce. Quell'amuleto che indossa... Gliel'ho portato via quando ero sulla Torre del Ladro e mi  sembrato che questo l'avesse indebolito. Forse, se riuscissimo a distruggerlo, ti libereresti di lui.
L'amuleto di un demone  gi rotto spieg Edan. Mi premette con le spalle al muro. Distruggerlo non uccider Bandur, n lo render pi debole.
Ma io ho visto...
Edan allora mi pos due dita sulle labbra. Bandur  astuto aggiunse. Voleva ingannarti facendoti credere di avere una debolezza, per farti abbassare la guardia... e poi marchiarti.
Rimasi in silenzio, sapendo che aveva ragione. Comunque verr con te. Ormai ho deciso.
Edan sospir. Maia, sai che le isole sono piene di fantasmi e demoni. Anche se fossi al sicuro da loro, io non sar pi lo stesso.
Credi che mi importi?
Dovrebbe ribatt, scuro in volto. Diventer un demone.
Allora lo diventer anch'io. Un fantasma, un demone... qualunque cosa vogliano le isole da me. Non devi per forza restare solo.
Questa  la cosa pi stupida che abbia mai sentito dire in vita mia disse Edan in tono brusco. E ti supplico di non ripeterla mai pi.
Lasciai cadere le spalle, poi mi raddrizzai. Le mie forbici sono un dono di Amana annunciai con vigore. Provengono dalla leggenda del dio dei ladri. Lo sapevi questo?
Sospettavo che...
Questo significa che io stessa sono in parte una leggenda lo interruppi. Magari sono addirittura un po' strega. C' della magia in me, quindi lascia che ti aiuti.
Edan serr saldamente le labbra. Non c' modo di discutere con te, vero?
Sono la pi brillante, ricordi? Me l'hai detto tu.
Rise e mi baci di nuovo, tenero come non era mai stato. Poi mi abbracci, tenendomi stretta come faceva quando vivevamo sotto le stelle invisibili del mattino, finch il giorno non scivol nella notte.
Allora capii che eravamo come due pezzi di stoffa, cuciti insieme per la vita. I nostri punti non potevano essere sciolti.
Non l'avrei mai permesso.
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CAPITOLO 33.
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Giungemmo in vista del Palazzo d'Autunno cinque giorni prima del sole rosso. Non volevo contare i giorni che mancavano al momento in cui Edan si sarebbe arreso a Bandur, ma non potevo evitarlo. Troppo spesso alzavo gli occhi al cielo per osservare l'alone rosso che lentamente, come sangue, si spargeva nella corona solare. Solo di notte, quando l'oscurit inghiottiva il sole, riuscivo a togliermelo dalla mente.
Pi si avvicinava il momento in cui avrei terminato gli abiti, pi riuscivo a percepire la magia che si diffondeva nelle loro fibre. Forse lo stavo solo immaginando, ma talvolta, quando le noci in cui erano racchiuse la luce della luna e del sole si trovavano vicine, i vestiti cantavano per me. Era una melodia delicata, lieve... come il mormorio di un ruscello tranquillo. Edan non riusciva a sentirlo, ma il canto mi chiamava, come a implorarmi di portare a termine la prova.
Allungai il collo per studiare il Palazzo d'Autunno. Sedeva sulla cima di una collina, circondato da alberi adorni di foglie rosse, dorate e arancioni. Dal punto in cui mi trovavo sembrava ardere come fuoco.
Non sembri ansiosa di tornare mi prese in giro Edan bonariamente. Sono sicuro che Ammi avr preparato un sacco di biscotti e torte che ti attendono in cucina. Io non vedrei l'ora di arrivare.
Non dissi nulla, limitandomi a sospirare e iniziando a raccogliermi i capelli sulla sommit del capo.
Edan allora mi si avvicin. Non dimenticare questo aggiunse, porgendomi un sassolino da mettere nella scarpa. Avevo lasciato il bastone di Keton nel Palazzo d'Estate.
Era passato cos tanto tempo da quando avevo finto di essere un ragazzo che non ero sicura di poterlo rifare.
Annuii in silenzio, ma sul mio viso doveva essere evidente l'ansia che provavo, perch Edan mi pos una mano sulla guancia. Andr tutto bene.
Davvero? Mi si form un enorme nodo in gola, tanto che parlare era doloroso.
Edan mi baci, cos a lungo e intensamente che, anche dopo che si fu allontanato, le mie labbra continuarono a bruciare.
S sussurr. Far in modo che sia cos.
Sapevo che stava cercando di farmi sentire meglio, ma nulla poteva cancellare il dolore per la sua imminente partenza.
Intontita, domandai: Quando partirai per Lapzur?.
Il mattino del sole rosso. Non me ne andr finch non avrai completato gli abiti. Finch non avr visto che sarai al sicuro.
Le sue parole, per, non riuscirono a confortarmi. Mi asciugai l'angolo dell'occhio con la nocca. Ti ho detto che verr con te... Non ti permetter di andartene da solo. Mandai gi il nodo che avevo in gola.
Allora mi prese il viso fra le mani e asciug con i pollici le lacrime che mi rigavano le guance. Ti ricordi quando ti ho guarito la mano? disse in un sussurro. Hai detto che mi avresti ripagato.
Sembrava passato cos tanto tempo. Mi scostai dall'abbraccio. S.
Voglio che tu faccia una cosa per me.
Non mi piaceva affatto l'esitazione nella sua voce. Ti ascolto.
Quando partir per Lapzur spieg lentamente, voglio che tu vada a casa dalla tua famiglia e che dia loro questa. Apr il palmo della mano, mostrandomi una quarta noce non molto diversa da quelle che avevo usato per intrappolare la luce del sole e della luna.
Un dono per tuo padre e tuo fratello aggiunse. C' dentro una goccia del sangue di ragno di Niwa, fra le altre cose: porter un po' di felicit nella tua famiglia.
Il respiro si fece affannato. Edan...
Mettilo nel loro t mi interruppe. E nel tuo. Ti far addormentare. E quando ti sveglierai sarai felice anche tu.
Aggrottai la fronte, incapace di leggere nei suoi occhi scuri e impenetrabili. Nessun t magico mi render mai felice, Edan, se tu non sarai con me.
Ti prego. Mi sfior le labbra. Fidati di me.
Gli appoggiai la testa sotto il mento e inspirai. Ma non gli feci alcuna promessa.
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Era quasi il tramonto quando arrivammo al Palazzo d'Autunno. La luna che sorgeva in cielo bagnava di luce le foglie rosse e arancioni e non potei fare a meno di pensare che eravamo come falene in una lanterna. Intrappolati.
Mi ero domandata se saremmo riusciti ad arrivare prima che Edan mutasse. Era chiaro che era sul punto di farlo: il giallo dei suoi occhi si faceva sempre pi brillante via via che la luna prendeva il sopravvento sul sole. Tuttavia, man mano che ci avvicinavamo ai cancelli del palazzo, il bagliore nei suoi occhi diminuiva.
Di' a Sua Maest che il Lord stregone e il sarto imperiale sono tornati ordin Edan alla guardia.
I grandi cancelli rossi di fronte a noi si spalancarono e smontammo da cavallo. Edan tir un respiro profondo. D'un tratto sembrava pi robusto e pi alto.
Apr il palmo e dentro c'era un fiore selvatico azzurro per me, come quelli che mi aveva donato sulle Montagne della Luna. Questo non appassir.
Ma io non lo accettai. Mi piacciono quelli vecchi ribattei. Li avevo schiacciati fra le pagine del blocco da disegno.
Edan annu in silenzio e il fiore svan. I cancelli ormai erano abbastanza aperti da permettermi di intravedere i giardini all'interno. Le ombre danzavano tutto intorno. Erano i nostri ultimi attimi di libert.
Cercher di venirti a trovare ogni volta che potr disse. Non posso prometterti che accadr spesso. Khanujin non sar contento del fatto che io sia sparito cos a lungo. Mi vorr al suo fianco.
Prima che potessi ribattere, arriv il ministro Lorsa per scortarci dentro il Palazzo d'Autunno. A giudicare dall'espressione sorpresa, capii che si aspettava che fallissi.
Avrei voluto che fosse stato cos.
Lorsa incroci le braccia, con le maniche di un blu brillante che gli svolazzavano dietro mentre si avviava a passo svelto. Era come il primo giorno in cui ero arrivata al Palazzo d'Estate. Gli abiti di Lorsa erano gli stessi e dalla sua fusciacca oscillavano lo stesso pendente di giada e la stessa gigantesca nappa rossa. Solo che stavolta non cercai di stargli dietro. Stavolta avanzai zoppicando e mi presi tutto il tempo, considerando come una piccola vittoria ogni volta che Lorsa si fermava per aspettarmi.
Il mio odio per il Palazzo d'Autunno fu immediato. Mi mancavano i tetti dorati e le colonne color vermiglio del Palazzo d'Estate, i giardini splendenti e il profumo dei boccioli di gelsomino e prugno. S, gli alberi qui ardevano di un vivace tumulto di colori persino alla luce delle lanterne e i pavimenti in pietra erano inondati di foglie dorate, appena cadute... ma l'odore dell'aria aveva un che di stantio, come di inchiostro umido. Non c'erano libellule n farfalle n allodole o rondini. Soltanto una leggera foschia che ammantava la terra, come se la stesse preparando per un lungo e profondo sonno.
Con mia grande sorpresa vedemmo Lady Sarnai in uno dei giardini. Non trad alcuna reazione quando ci not, ma si alz, facendo schiudere la sottana come un fiore che sboccia mentre si levava, e fiss lo sguardo su un punto lontano in un angolo... come se anche lei avesse preferito trovarsi ovunque tranne che in quel luogo.
Il ministro Lorsa ci accompagn agli alloggi privati dell'imperatore. Le porte erano dipinte con dei leoni dagli occhi rossi che mi fecero rabbrividire e pensare a Bandur. All'interno ci attendeva l'imperatore Khanujin, con un velo di un blu cupo che gli oscurava il viso. Non appena Lorsa se ne fu andato, il sovrano lo sollev.
Edan mi aveva detto che l'imperatore si affidava alla sua magia per migliorare il proprio aspetto, ma rimasi comunque scioccata nel vedere quanto apparisse diverso. Il vero imperatore aveva un'aria insignificante, pi basso e meno muscoloso di quanto ricordassi, con una boccuccia poco pronunciata e due occhietti neri e spietati.
Cercando di non fissarlo, mi gettai in ginocchio mentre Edan si inchinava al mio fianco.
Dovrei farvi impiccare, Lord stregone disse l'imperatore Khanujin a denti stretti. Siete partito senza il mio permesso.
Accetto le conseguenze delle mie azioni, Vostra Maest ribatt Edan. Ho ritenuto necessario aiutare il sarto imperiale, per assicurare il matrimonio e la pace per A'landi.
Avete pensato che fosse saggio abbandonarmi? L'imperatore scagli a terra la sua tazza da t, mandandola in frantumi ai piedi di Edan. Che fosse saggio che lo shansen sapesse che eravate in viaggio? E offrirgli l'opportunit di darvi la caccia?
Se l'ha fatto, ha fallito.
L'imperatore Khanujin sbuff dal naso, un po' pi calmo. Tamburell con le dita sul bracciolo della sedia di legno, che ricordava solo lontanamente un trono. Aveva le unghie lunghe e non curate che producevano un ticchettio che mi dava ai nervi. Il viaggio ha avuto successo?
S, Vostra Maest.
Allora almeno la vostra assenza non  stata vana. Mi domando: come dovrei punirvi, Lord stregone? Dopotutto non c' nulla che temiate, almeno che io sappia. E non posso farvi giustiziare per la vostra disubbidienza, dal momento che ho bisogno di avervi al mio fianco.
Edan rimase in silenzio.
L'imperatore Khanujin tocc l'amuleto che pendeva dalla sua veste. Suppongo che la vostra stessa esistenza sia gi una punizione sufficiente. Voi, strumento di un tale potere, sotto il mio comando.
Edan non mosse un muscolo, ma io s. Strinsi i pugni lungo i fianchi e dovetti mordermi la guancia per non scagliarmi contro l'imperatore.
Mastro Tamarin, avete del lavoro da fare. Lasciateci.
Lanciai un'occhiata a Edan, che sollev il mento in maniera quasi impercettibile per invitarmi a ubbidire.
L'imperatore sapeva che la mia gamba non era davvero storpia, tuttavia feci finta di faticare a rialzarmi. Mi inchinai di fronte a lui. Possiate vivere diecimila anni, Vostra Maest dissi, pronunciando parole familiari che ormai per suonavano straniere sulla mia lingua.
Poi me ne andai, per tornare alla vita che un tempo avevo sognato di vivere. Cosa non avrei dato per far s che rimanesse un sogno.
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La bisaccia e il baule erano gi nelle mie stanze. Aprii il baule per arieggiare gli abiti. Vederli mi diede conforto. Potevo anche essere tornata a palazzo, ma non avrei dimenticato le mie avventure al di fuori di esso. Non avrei dimenticato le battaglie che io e Edan avevamo combattuto, la magia a cui avevo assistito.
Quegli abiti me le avrebbero sempre ricordate.
Un piatto di biscotti alle mandorle giaceva sul tavolo da lavoro. Non c'era nessun biglietto ad accompagnare quel piccolo dono, ma sapevo che era da parte di Ammi. Era come se riuscissi a sentirla mentre esclamava: Bentornato!.
Ricordare la mia unica amica nel palazzo mi rallegr e trangugiai in fretta i biscotti, riempiendo lo stomaco vuoto. Subito dopo che ebbi posato il piatto e iniziato a spiegare i vestiti, la porta dei miei alloggi si spalanc.
Sua Altezza, Lady Sarnai, vi onora della sua presenza! grid una voce dall'esterno.
Lady Sarnai entr. A giudicare dal sopracciglio inarcato e dalle labbra arricciate era chiaro che non era felice che fossi tornata viva, tuttavia la figlia dello shansen non mi spaventava pi. Afferrai il bastone e mi inchinai.
Il sole rosso si avvicina comment, invece di salutarmi. L'appunto mi provoc una fitta al petto, sebbene lei non potesse sapere perch.
Ho quasi finito, Vostra Altezza.
Quindi li avete trovati? domand cupa. I figli di Amana?
S, Vostra Altezza.
Lady Sarnai aveva con s un ventaglio, come sempre, ma se lo torceva fra le mani cos tanto che pensai che l'avrebbe rotto. Quando parl di nuovo la sua voce era tesa. Mostratemi il vostro lavoro.
Mi inginocchiai accanto al baule, lieta di aver avuto il tempo di ripulirlo dalla sabbia e dallo sporco. Poi tirai fuori i tre abiti facendo attenzione, uno alla volta.
Lady Sarnai mi strapp il primo dalle mani, sollevandolo per le maniche per esaminarlo.
Quello  l'abito della luna spiegai. Non ci ho ancora cucito sopra la luce dell'astro.
Anche senza l'elemento magico, l'abito era da togliere il fiato. Si capiva dal silenzio di Lady Sarnai che avevo creato qualcosa di sovrannaturale.
Le maniche erano lunghe e ampie e, quando venivano sollevate, disegnavano una curva elegante come la base di un liuto. Del filo sottile di un bianco dorato luccicava dai polsini e dallo scollo incrociato, che avevo meticolosamente ricamato con minuscoli fiori e nuvolette, e la sottana era d'argento, composta da cinque veli stratificati della pi fine delle sete per creare l'illusione della luce pallida e scintillante.
L'abito era cos bello che si commosse. Riuscivo a vedere le lacrime che le annebbiavano la vista, anche se sbatt le palpebre e fece di tutto per ricacciarle indietro.
Lady Sarnai allora lasci cadere a terra il vestito. Impallid e i suoi occhi si riempirono di un misto di stupore e orrore. Doveva essere... impossibile.
Non  stato facile raccontai con voce stanca. Non riuscivo a gioire: avevamo pagato un prezzo molto alto per realizzare quegli abiti. Abbiamo affrontato molti ostacoli, magici e no. Alcuni degli uomini di vostro padre ci hanno dato la caccia.
Il volto di Lady Sarnai si incup alla notizia. Pensavo che mi avrebbe aggredito per aver insinuato che avesse mandato Edan con me per permettere al padre di catturarlo, ma non disse nulla. Eppure non ne era sorpresa. Mi domandai se fosse combattuta tra il dovere nei confronti dello shansen e l'odio che provava per lui perch l'aveva costretta a sposare l'imperatore Khanujin.
Lady Sarnai sollev il mento, ricomponendo la sua impenetrabile maschera di pietra, anche se non era pi convincente come prima. Molto bene, mastro Tamarin. Mantenne lo sguardo alto per evitare di guardare l'abito, come se bastasse la sua vista a ferirla. Sono sicura che l'imperatore Khanujin sar contento che abbiate portato a termine i doni nuziali. Ma non illudetevi che questa sia la prima delle tante strabilianti imprese che compirete per lui. Le promesse del Figlio del Cielo sono vuote come le nuvole che tanto lo tediano. Non sareste mai dovuto tornare.
Il ventaglio si spezz fra le mani della dama, che lasci cadere i frammenti sul mio abito. Senza concedere nemmeno uno sguardo agli altri due vestiti che avevo realizzato per lei, corse via.
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CAPITOLO 34.
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Sopravvissi ai pochi giorni seguenti immergendomi nel lavoro. Ero cos intenta a finire gli abiti per Lady Sarnai che udivo a malapena le campane che suonavano ogni mattina e ogni sera, o la pioggia che picchiettava sul tetto durante le tempeste che si abbattevano sul Palazzo d'Autunno. Quasi non prestai nemmeno attenzione quando Ammi mi raccont della miracolosa ripresa dell'imperatore dalla malattia, anche se alzai lo sguardo una volta... quando si lament del fatto che il Lord stregone non mangiava molto a cena. Qualunque magia stessi infondendo negli abiti, essa ovattava ogni rumore proveniente dall'esterno, facendomi sembrare la scadenza sancita da Lady Sarnai molto, molto lontana.
Dopo quasi tre mesi di viaggio avevo dimenticato quanto fosse elettrizzante perdermi nel lavoro. Non molto tempo prima avevo desiderato con tutto il cuore di diventare la pi grande sarta di A'landi. La vita allora era cos diversa... prima che andassi a palazzo, prima che brandissi le forbici magiche, prima che conoscessi Edan.
Non era pi venuto a trovarmi. Era doloroso, ma non potevo fargliene una colpa. L'imperatore Khanujin doveva averglielo proibito, anche se talvolta ero sicura che un falco mi osservasse dalla finestra, mentre lavoravo fino a notte inoltrata. Nel profondo, quando riuscivo a mettere da parte la rabbia nei confronti dell'imperatore, dicevo a me stessa che era meglio cos, per tutti e due. Sarebbe stato meno doloroso quando fossimo stati costretti a separarci.
E cos, con l'aiuto delle forbici magiche e dei guanti in seta di ragno, trascorrevo le giornate a tessere la luce del sole in un filo dorato abbastanza delicato da non accecare o bruciare gli occhi. Non era certo un elemento che potessi rovesciare sul tavolo da lavoro e misurare con una stecca. Cos lavoravo estraendola direttamente dalla noce, esaminando i raggi di luce sui guanti e tagliandone dei filamenti pi sottili che potevo. Poi li avvolgevo intorno alle lame e ne tessevo un filato talmente fine che passava nella cruna dell'ago. Con la luce della luna facevo lo stesso, solo che ne intrecciavo i raggi argentati per realizzare stringhe sottili e lucenti.
La notte prima del sole rosso applicai la luce del sole sul primo abito. Il sorriso dell'astro non riusc a rallegrare il mio cuore, ma quando i raggi si staccarono dalle forbici mi venne voglia di ridere... non di gioia, bens di meraviglia e sollievo. Una volta completata, la veste del sole era cos radiosa che gli occhi mi lacrimavano per il suo splendore; perfino quando distolsi lo sguardo, dei lampi di luce mi rimasero impressi nelle retine.
Sbattei le palpebre, flettendo le dita. La fiala del sangue delle stelle giaceva sul mio grembo, tiepida, e le forbici iniziarono a ronzare quando mi apprestai a ricamare le lacrime della luna sul secondo abito di Lady Sarnai. Mentre lavoravo, ricordai la prova che avevo superato al Picco della Pioggia e il tuffo nella pozza ghiacciata. Una lacrima mi rig la guancia, non per la tristezza ma per la dolceamara consapevolezza che la Maia che aveva portato a termine le vesti non era la stessa ragazza che le aveva cominciate, tre mesi prima. Quegli abiti rappresentavano il mio viaggio e ben presto avrei dovuto lasciarli andare.
Cucii il punto finale sull'abito della luna. Restava un'ultima veste: quella con il sangue delle stelle.
Le dita mi tremarono e mi asciugai gli occhi con il dorso della mano. Non dormivo da giorni; la stanchezza stava prendendo il sopravvento, facendo vagare la mente e vacillare la mia determinazione.
Esitai con l'ago sopra l'ultimo vestito. Che cosa ne sarebbe stato di me una volta terminato il compito?
L'imperatore sapeva che ero una donna. Una volta confezionati gli abiti, mi avrebbe davvero tenuta a palazzo? Era ci che la vecchia e ingenua Maia aveva sempre desiderato: guadagnarsi il favore di Sua Maest e diventare il sarto imperiale. Ma adesso non era pi cos.
Se mi avesse permesso di restare, sarebbe stato una sorta di promemoria del potere che aveva su di me. E anche di quanto avevo perduto.
L'indomani, Edan sarebbe tornato a Lapzur e sarebbe diventato un demone come Bandur.
E tutto a causa mia.
Solo il lavoro mi impediva di perdere la speranza. E adesso stavano per portarmi via anche quello. Gli abiti ormai erano completi e il mattino seguente Lady Sarnai li avrebbe reclamati.
Tirai un lungo e affannoso respiro e mi gettai sul letto. Ero stata forte per cos tanti mesi. Per la mia famiglia, per me stessa e poi per Edan.
Finalmente mi lasciavo andare. Tutto ci che con tanta fatica mi ero tenuta dentro, il dolore e la sofferenza che avevo sepolto, mi sgorg fuori dal cuore mentre singhiozzavo.
Perch non potevo essere semplicemente Maia, la figlia ubbidiente? La ragazza che amava cucire e che voleva soltanto passare il resto dei suoi giorni insieme ai tre fratelli e al padre?
Ma Finlei se n'era andato. E anche Sendo. E Keton... Il suo spirito era come il fantasma di ci che un tempo era stato.
Edan aveva riempito il vuoto lasciato dai miei fratelli. Aveva tirato fuori l'avventuriera, la sognatrice e la ribelle che avevo dentro. Ma adesso stavo per perdere anche lui.
Non potevo perdere Edan.
Non potevo permetterlo.
Rallentai i pensieri, rimettendo insieme tutti i pezzi. Se Edan fosse stato libero dal voto nei confronti dell'imperatore Khanujin... allora non sarebbe pi stato uno stregone. Non sarebbe pi diventato un demone. Non avrebbe preso il posto di Bandur come guardiano di Lapzur.
Rotolai gi dal letto e presi in mano le forbici. Usando i denti, aprii il tappo che tratteneva il sangue delle stelle nella fiala e con cautela ne rovesciai il contenuto sulle lame delle forbici. Poi con esse sfiorai la seta bianca e delicata dell'ultimo abito.
Il sangue delle stelle si sparse in modo lento e graduale, come vernice che scivolava su una tela vuota.
La notte era buia e senza stelle, ma all'interno della stanza avevo intessuto un mondo fatto di luce.
Gli abiti brillavano con un tale fulgore che il loro potere filtrava dalle porte e dalle finestre chiuse. Guardarli tutti in una volta avrebbe dovuto accecarmi, ma ero la loro creatrice e questo mi proteggeva dalla loro intensit.
Feci un passo indietro, facendo un lungo respiro mentre osservavo le mie creazioni. Uno intessuto con la risata del sole sussurrai. Un altro ricamato con le lacrime della luna. Infine, uno dipinto con il sangue delle stelle.
Cercai qualcosa da sistemare, un filo sciolto o un bottone lento, ma io e le forbici non avevamo commesso errori. Gli abiti erano perfetti. Degni di un'imperatrice. Degni di una dea.
Con un sospiro, passai la mano sull'ultimo vestito. La vernice si era asciugata incredibilmente in fretta e mentre indugiavo con le dita sulla seta delicata capii che era il pi bello dei tre, il mio capolavoro. L'abito del sole era ampio e sfarzoso, di un glorioso e incandescente color oro con i risvolti arrotondati sugli orli che sfolgoravano come raggi del sole, mentre quello della luna era lucido e argentato, con le maniche che svolazzavano lente intorno alle spalle e una sottana aderente che terminava in uno strascico. Ma la veste delle stelle... era nera come la notte, eppure quando la toccavo prendeva vita un intero spettro di colori, fatto di oro, argento e porpora brillanti e di mille altre tonalit alle quali non sapevo dare un nome. Mi appoggiai il corpetto al petto, immaginandomelo addosso.
Perch no, Maia? Hai passato la vita a cucire per gli altri, sognando abiti che non hai mai osato provare.
Prima di cambiare idea, slacciai i cento bottoni che avevo accuratamente cucito sull'abito dipinto con il sangue delle stelle, misi i piedi nella gonna e tirai su il corpetto, infilando le braccia nelle maniche. Qualunque potere racchiudessero gli abiti di Amana, avevo intenzione di scoprirlo. Quella stessa notte.
Per magia, la sottana si gonfi, i bottoni si abbottonarono a uno a uno e la fusciacca mi si leg intorno alla vita. Mi portai le mani al cuore per trattenere l'emozione. L'abito mi calzava a pennello. Mi abbracciava i fianchi con precisione e la morbida seta ricadeva verso l'esterno come i petali di una rosa. La stoffa stessa era calda e dava quasi l'impressione che fosse viva.
Sciolsi i capelli e nascosi il viso dietro un sottile velo ricavato dalle rimanenze della seta.
Poi mi avventurai fuori. Il palazzo era avvolto dall'oscurit; le lanterne che illuminavano i sentieri del giardino tremolavano, mentre la cera delle candele al loro interno iniziava a scarseggiare. Ma non mi servivano n lanterne n torce per vedere la strada. L'abito brillava, illuminandomi il cammino.
Le guardie che mi videro mi fissarono a bocca aperta. Alcune si inginocchiarono al mio passaggio, appoggiando la fronte a terra come se fossero state al cospetto di una dea. Nessuno mi domand chi fossi n dove fossi diretta.
Raggiunsi il Grande Tempio. Le spalle mi si irrigidirono, ma oltrepassai le porte di legno e avanzai verso il luogo pi sacro.
L mi attendeva un altare dedicato ad Amana, illuminato da candele e incenso tanto da far brillare le statue, nonostante il tempio fosse incustodito.
Con delicatezza, presi in mano un fascio di incenso e scostai di lato la gonna per inginocchiarmi. Amana, benedicimi e perdonami per aver realizzato i tre abiti della leggenda, dei tuoi figli: il sole, la luna e le stelle.
Conficcai l'incenso nel suo vasetto, feci un inchino e mi alzai per andarmene. Poi il vento inizi a mormorare. No, non era il vento. Quel rumore mi ricordava quello delle forbici: un flebile canto che risuonava nel profondo della mia essenza, come se soltanto io potessi sentirlo.
Mi voltai. Le statue di Amana brillavano di una luce pi intensa.
E cos hai trovato i miei figli disse una voce di donna. Era profonda e potente, eppure cordiale. E hai realizzato i miei abiti.
Caddi di nuovo in ginocchio. Dea Madre,  cos.
Possiedono un enorme potere, un potere troppo grande perch rimanga nel tuo mondo.
Chinai il capo di fronte all'ammonimento. Adesso lo capisco, Dea Madre. Mentre parlavo mi tremava la voce. Espier qualunque pena tu desideri.
Amana mi guard. Non  necessaria alcuna punizione. Hai sofferto molto e il potere degli abiti potrebbe costarti ancora di pi. Fece una pausa. Avr piet di te e ti sollever da uno dei tuoi fardelli. Chiedimi ci che il tuo cuore desidera di pi, Maia. E io te lo conceder.
Il mio cuore traboccava di emozione. Non ebbi bisogno di pensarci due volte. Ti prego, Amana, sciogli il voto di Edan nei confronti dell'imperatore Khanujin, cos che possa essere libero.
L'odore di incenso si fece pi forte, cos come l'ardore negli occhi di Amana. Il tuo desiderio avr enormi conseguenze, Maia. Edan non sar in grado di mantenere la parola data al demone Bandur. E tu dovrai pagare il prezzo per il suo giuramento infranto.
Non mi importa ribattei con fierezza. Io amo Edan.
Una pausa. Trattenni il fiato, in attesa.
Il tuo desiderio  davvero soltanto frutto dell'amore? C' rabbia in te, figliola. Rabbia, e una grande tristezza. Non c' nulla che vorresti per te stessa?
A quelle parole lasciai cadere le spalle. Era impossibile mentire alla dea madre. Per molti anni ho desiderato che la mia famiglia potesse riunirsi ancora una volta ammisi in un sussurro. Ma so che si tratta di una perdita che nemmeno tu, Dea Madre, puoi cancellare. Quanto a Edan invece... C' ancora speranza per lui.
Allora cos sia concluse Amana. Per la luce del sangue delle stelle dal quale un tempo fu legato, il tuo amore sar libero.
Grazie mormorai. Grazie, Dea Madre.
Mi inchinai tre volte, premendo la fronte contro le fredde assi di legno del pavimento del tempio. Poi corsi gi per i gradini, con il cuore carico della benedizione di Amana e le braccia spalancate in segno di speranza: la speranza che il domani avrebbe intessuto una nuova alba.
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CAPITOLO 35.
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Dormii fin dopo i rintocchi del gong che annunciavano l'alba, fin dopo lo scampanio delle campane del mattino. Quando Ammi piomb in camera mia, mi trov addormentata sopra le coperte, con i piedi a penzoloni fuori dal letto.
Mi scosse forte. Vi stanno aspettando tutti! url, facendo oscillare le trecce per l'agitazione. Dovevate essere agli alloggi di Lady Sarnai venti minuti fa.
Mi tirai su di scatto. La prima cosa che vidi fu il sole rosso. L'astro mi fissava dalla porta che Ammi aveva lasciato aperta, proiettando un alone cremisi per tutta la stanza, persino sul vassoio della colazione che la ragazza aveva appoggiato a terra alcune ore prima. Parte della zuppa si era rovesciata sul piano laccato e nella luce sembrava quasi sangue.
Vagai con gli occhi in direzione degli abiti. Le vesti del sole e della luna erano piegate in una pila composta, pronte da presentare all'imperatore Khanujin e a Lady Sarnai. L'ultimo abito, invece, era appeso alla sedia, con i lembi della sottana che sfioravano il pavimento.
Doveva essere stato un sogno.
Alzatevi. Alzatevi. Ammi mi tir per un braccio, sforzandosi di sollevarmi dal letto. Almeno avete dormito con i vestiti addosso.
Era proprio cos. Che strano: non ricordavo di averli indossati la notte precedente. C'era uno specchio alla mia sinistra, lungo e rettangolare, incorniciato da un reticolo in palissandro. Intravidi il mio riflesso, gli occhi cavi ed esausti per la preoccupazione e la mancanza di sonno, ciuffi di capelli neri sul viso e le punte aggrovigliate. Nulla che fosse fuori dall'ordinario.
Mi sistemai i capelli e raddrizzai i pantaloni. Sono sveglio.
Ammi fece un passo indietro e incroci le braccia. Non c' tempo per fare colazione. Si inginocchi per asciugare la zuppa che si era rovesciata sul vassoio. La lascer qui perch possiate mangiarla dopo.
Annuii, afferrando con le mani la cintura da sarto. Le forbici erano appese al mio fianco, con il loro peso ormai familiare.
La ragazza mi spolver il cappello e me lo porse. Avete i capelli pi lunghi.
Esitai, desiderando che l'incantesimo che Edan aveva gettato sul palazzo non avesse avuto effetto anche su Ammi. Sarebbe stato bello se un'altra ragazza avesse conosciuto il mio segreto.
Lo so ribattei, prendendo il cappello. Grazie.
Radunai gli abiti in un cesto e corsi verso gli alloggi di Lady Sarnai, dimenticando quasi di zoppicare e di usare il bastone. Come al Palazzo d'Estate, il Padiglione delle Orchidee era dall'altro lato dei terreni e, mentre attraversavo i corridoi aperti e le corti interne, evitai di guardare il cielo. Con la coda dell'occhio riuscivo a vedere che le nuvole erano del colore del fuoco e persino la mia ombra si tingeva di rosso. Ma non avevo intenzione di alzare lo sguardo, non volevo vedere il sole rosso fiammante.
Mi affrettai a salire i gradini e caddi in ginocchio dopo che le guardie mi fecero entrare, inchinandomi. Vostra Maest Imperiale. Le mie pi profonde, profondissime scuse per...
La vista dell'imperatore Khanujin mi fece dimenticare le parole.
Non c'era pi traccia del governante minuto e fragile che avevo incontrato appena cinque giorni prima. Grazie alla magia di Edan, l'imperatore Khanujin era tornato a essere il sovrano regale, amato e temuto da tutti. Aveva i capelli neri come l'ebano, nascosti sotto un copricapo fatto interamente d'oro, e gli occhi lucenti, se non proprio cordiali. L'effetto era cos impressionante che dimenticai quale fosse il suo aspetto reale.
Distolsi subito lo sguardo, rifiutandomi di lasciare che la magia giocasse con le mie percezioni e le mie emozioni. Al suo fianco c'era Edan. Serrai le labbra. Erano passati giorni dall'ultima volta che eravamo stati insieme. I suoi capelli erano pi corti, i riccioli domati e pettinati all'indietro, e indossava le vesti nere che portava sempre quando era accanto al suo padrone.
Si ergeva in tutta la sua altezza. Quasi rigido. In trappola. Il bracciale dorato gli cingeva ancora il polso e l'aura dell'imperatore si irradiava pi violenta che mai. Dovevo aver immaginato il mio incontro con Amana della notte prima. Vedendo Edan in quello stato, mi sentii come se il cuore fosse sul punto di scoppiare.
Voltai appena la testa per dare uno sguardo alle stanze di Lady Sarnai. Sembravano pi piccole di quelle al Palazzo d'Estate, forse perch c'erano cos tante persone radunate al loro interno: il ministro Lorsa e altri tre eunuchi, una sfilza di cortigiani, svariate ancelle di Lady Sarnai... e Lord Xina. Erano tutti l per vedere se ero riuscita a confezionare gli abiti di Amana.
Siete in ritardo esord l'imperatore Khanujin quando le porte si chiusero. Non mi stava guardando e impiegai un po' per accorgermi che qualcun altro era arrivato dopo di me.
Lady Sarnai si avvicin alle mie spalle. Aveva l'arco appeso alla spalla, come se fosse appena tornata dalla caccia. Nella mano stringeva una freccia, tagliente come l'acrimonia che le accendeva lo sguardo. Mi domandai se stesse pensando di scoccarla contro di me. Di certo non sembrava felice di vedermi l.
Poi consegn l'arma a uno degli eunuchi dell'imperatore e lasci cadere a terra la freccia che teneva in mano, insieme alla faretra. Se era sorpresa di vedere Lord Xina, lo nascose bene mentre si inchinava all'imperatore.
Alzatevi disse lui, accomodandosi su una delle due sedie laccate di rosso scarlatto preparate per lui e Lady Sarnai al centro della stanza, con l'incenso che bruciava ai lati. Notai l'amuleto di Edan appeso alla fusciacca. Sembrava lo stesso di sempre: antico e opaco, con l'incisione di un falco.
Il sole rosso  arrivato annunci l'imperatore Khanujin. Mastro Tamarin, abbiamo atteso a lungo il completamento degli abiti di Amana. Presentateli a Lady Sarnai affinch possa indossarne uno per onorare l'arrivo dello shansen al banchetto dei festeggiamenti di stasera.
Deglutii, tenendo la testa bassa e la mano sul pomello del bastone mentre mi alzavo. Vostra Altezza dissi rivolgendomi a Lady Sarnai, ho completato gli abiti e li presento a voi in attesa del matrimonio con l'imperatore Khanujin.
Mentre sollevavo le vesti e le spiegavo, rimasi meravigliata nel vedere che non c'era una sola piega a increspare le stoffe. Udii le ancelle di Lady Sarnai trasalire mentre mostravo gli abiti, uno alla volta. Le sottane si gonfiavano come nuvole, brillando e scintillando con una tale intensit che sembravano fatte di raggi di sole e di luna, d'oro e diamanti e di altre pietre preziose.
Un abito intessuto con la risata del sole illustrai, mentre l'ancella prendeva la veste dalle mie mani per presentarla a Lady Sarnai. E un altro ricamato con le lacrime della luna.
Lady Sarnai li guard a malapena. Era difficile ammirarli. Da vicino gli abiti erano accecanti, ma i miei occhi si erano abituati alla luce che emanavano.
Infine conclusi un abito dipinto con il sangue delle stelle.
Un momento. Lord Xina fece un passo avanti per ispezionare il vestito. Le sue ampie mani indugiarono sulla stoffa, che stranamente non luccicava n brillava. Nonostante i miei ricordi fossero confusi, avrei giurato che il tessuto avesse preso vita la notte prima, quando l'avevo indossato. Come se fossi stata io a infondergli la luce delle stelle.
E invece no: l'abito rimase nero. Nero come il carbone, come l'inchiostro... come la morte.
Un colore di cattivo auspicio per un matrimonio, non trovate? comment Lord Xina, sputando quelle parole in faccia all'imperatore. Voi insultate lo shansen.
Un angolo delle labbra di Lady Sarnai si incurv verso l'alto. Anche se il colore non mi ripugnasse, l'abito  comunque eccessivamente modesto, mastro Tamarin. Figuriamoci se  in grado di evocare la memoria della nostra grande dea.
Mi avvicinai all'ancella che sorreggeva l'abito e cercai di farla spostare sotto la luce, che per era color cremisi e non riusc affatto a fare affiorare i colori delle stelle.
Riflette la luce, Vostra Altezza commentai, cercando di nascondere quanto fossi sconcertata di fronte al vestito scialbo. Forse per via del sole rosso di oggi la luce  diversa.
L'imperatore Khanujin incroci le braccia sul petto, con le lunghe maniche di seta che strisciavano fino a terra. Non fate quella faccia cos cupa, Lady Sarnai. Io penso che il colore vi si addica molto.
Non lo indosser ribatt lei. Lord Xina ha ragione. Sarebbe di cattivo auspicio.
Forse Vostra Altezza dovrebbe provare uno degli altri due abiti propose Edan. L'abito del sole.
Gli occhi di Lady Sarnai si strinsero su di lui. Che differenza fa indossare un altro abito, se questo non abbaglia? Ho chiesto i tre abiti della dea Amana, non delle imitazioni.
Non sono imitazioni tagli corto Edan.
Certo che no si intromise l'imperatore Khanujin. Pos le mani sulle ginocchia, assumendo un'espressione stranamente calma. La notte scorsa, le guardie giurano di aver visto la dea Amana al Grande Tempio con indosso un abito fatto di stelle.
Molti degli eunuchi mormorarono l'un l'altro che anche loro avevano sentito quel racconto.
Lord Xina allora si volt verso Edan, con il viso contratto per la collera. Pensate di potervi prendere gioco di noi con la vostra magia? Di farci credere che la dea Amana camminerebbe davvero sulla Terra con indosso questo... questo volgare abito?
Mettetevi il vestito mi ordin l'imperatore Khanujin.
Non fui l'unica a voltare la testa di scatto per guardare in faccia il sovrano. Sire?
Mastro Tamarin, dimostrate il suo potere, come credo abbiate fatto la notte scorsa.
Non vedo come questo sia appropriato si intromise Lord Xina. Mastro Tamarin  un uomo. Non potrebbe mai...
 qui che vi sbagliate, Lord Xina. Un sorrisetto fece capolino sulle labbra dell'imperatore. Mastro Tamarin  il pi giovane dei discendenti di Kalsang Tamarin. Sua figlia Maia, in effetti.
Un'esclamazione di stupore mi sfugg dalle labbra e un'ondata di sconcerto attravers la stanza, passando di volto in volto. Perch mi stava facendo questo?
Un impostore! udii che mormorava la gente. Il ministro Lorsa si port la mano alla bocca e l'eunuco al suo fianco inizi a scarabocchiare furiosamente sui registri. Il ghigno di Lady Sarnai fu spazzato via da un'espressione di smarrimento, ma ero troppo impegnata a guardare Edan per godermela. Il suo viso rimase calmo e malinconico, anche se sollev un sopracciglio, segno del fatto che non aveva idea di dove volesse andare a parare l'imperatore. Nervosa, iniziai a torcermi le dita.
Maia Tamarin, indossate l'abito.
Edan si mosse per venirmi ad aiutare, ma l'imperatore sollev una mano per fermarlo.
Consapevole del fatto che tutti mi stavano guardando, presi in mano il vestito dipinto di stelle e andai dietro il paravento per cambiarmi. Riuscivo a sentire lo sguardo di Lady Sarnai che oltrepassava il pannello, in attesa che l'abito fallisse nel tentativo di portare in vita la magia di Amana.
Al pensiero che potesse avere ragione sentii una fitta di paura nelle viscere. Nessuna delle ancelle venne ad aiutarmi e i bottoni non si allacciarono da soli come avevano fatto la sera prima. Allora allungai la mano sulle forbici e questo bast a far tornare la magia. I bottoni si infilarono nelle asole, avvolgendomi nel vestito.
Senza alcuna esitazione, sollevai il cappello e i capelli mi ricaddero fin sotto le spalle. Allora sbucai da dietro il paravento.
L'abito proiett lampi di luce sfolgorante, abbastanza intensa da inondare l'intera stanza. Sbalordito, l'imperatore Khanujin sollev le mani per ripararsi gli occhi. Lady Sarnai e Lord Xina fecero lo stesso.
Edan, per, non distolse lo sguardo. Un sospiro silenzioso gli sfugg dalle labbra. Gli occhi gli brillavano di meraviglia, risvegliandolo dal torpore, e per un attimo vidi che era di nuovo il mio Edan, non il servitore dell'imperatore Khanujin. Ma non stava guardando l'abito, guardava me.
Sei splendente sussurr, cos piano che soltanto io riuscii a sentirlo.
Abbassai lo sguardo, confusa. Il vestito aveva preso vita, come la notte prima. Oggi per era di un colore diverso, pi tendente al porpora che al nero: pi sfolgorante persino delle tinture che soltanto re e regine potevano permettersi. La stoffa si increspava e brillava, irradiando il soffitto e le pareti di ogni colore immaginabile. Allora vidi il mio riflesso nello specchio. Ero davvero splendente: la pelle, i capelli, le mani e tutto il corpo irradiavano una fievole luce d'argento che si faceva sempre pi brillante via via che ne prendevo consapevolezza. Edan allung una mano verso le forbici. Le stavo stringendo cos forte che gli anelli mi stavano lasciando i segni sulle dita.
L'abito divenne ancora pi luminoso quando la sua mano sfior la mia, ma poi Edan indietreggi e l'imperatore Khanujin prese il suo posto.
Il viso del sovrano era carico di stupore, il ghigno gli era scivolato via dalle labbra. Mi tocc il mento, sollevandolo verso di s come aveva fatto nella cella della prigione.
Che magnifica trasformazione comment, studiandomi da ogni angolazione. Ora capisco perch vi hanno scambiata per Amana in persona. Camminate per me.
Sentivo le gambe pesanti, ma ubbidii, muovendo un piccolo passo alla volta, in cerchio davanti all'imperatore, in modo che tutti potessero osservarmi. Gli occhi seguivano ogni mio movimento, ammaliati dal fulgore dell'abito.
Nonostante sapessi come funzionava il potere dell'imperatore Khanujin, era difficile resistere al suo influsso. Ci che un tempo avevo scambiato per carisma era invece forza... e sgorgava da lui, pi forte quando Edan era nei paraggi. Mi feci coraggio per contrastarne l'effetto e la mia mente riusc a resistergli, ma il mio corpo no. L'imperatore mi disse di volteggiare nell'abito e cos feci. Mi disse di prenderlo a braccetto e cos feci. Mi sfior il viso e lo lasciai fare.
Edan mi osservava, con le mani strette dietro la schiena. Aveva la mandibola serrata; sapevo che era furioso con l'imperatore perch stava usando i suoi poteri per manipolarmi. E furioso con se stesso perch non era in grado di fermarlo.
Dubitate ancora che questi siano gli abiti di Amana? domand l'imperatore Khanujin. Soltanto una tale magia potrebbe trasformare una semplice ragazza come Maia Tamarin... in una dea.
Lord Xina e Lady Sarnai non dissero nulla. La luce del vestito danzava nei loro occhi. Tuttavia non li riempiva di stupore, ma solo di tormento.
Mostrateci il potere di Amana, Maia. La voce del sovrano tuon autoritaria, eppure il suo suono mi irrigid il corpo.
Vostra Maest lo interruppe Edan. Gli abiti non appartengono a questo mondo.
Zitto gracchi l'imperatore Khanujin. L'amuleto di Edan ondeggi appeso alla veste, ma ora brillava in mezzo agli altri pendenti, soprattutto alla luce del mio abito che lo sfiorava.
Per la luce del sangue delle stelle dal quale un tempo fu legato aveva detto Amana il tuo amore sar libero.
Una volta Edan mi aveva raccontato di essere diventato uno stregone bevendo il sangue delle stelle. Il bracciale che indossava era apparso dopo che aveva siglato il suo voto su Lapzur.
Indugiai con lo sguardo sull'amuleto appeso alla fusciacca dell'imperatore, poi sul bracciale di Edan. Che fosse davvero cos semplice?
Maia Tamarin ripet Khanujin. Mostrateci il potere di Amana.
Una luce inizi a cantarmi dentro. Avrei sprigionato la magia dell'abito per Edan, non per l'imperatore. Via via che la mia determinazione cresceva, la stoffa diventava ancora pi splendente e la sua luce argentata e abbagliante eclissava qualunque cosa toccasse. La mia mente vacill, vorticando con una tale intensit che non mi accorsi nemmeno di Edan che mi afferrava per le spalle, n dell'imperatore Khanujin che rideva o di Lady Sarnai che urlava.
Mi voltai per guardare in faccia Edan, intrecciando le dita alle sue. Un turbinio di luce azzurra e porpora ci avvolse, come una tempesta di luce sfolgorante. Che stai facendo? mi grid.
Invece di rispondere, gli strinsi la mano e me la posai sul cuore. La luce divenne cos abbagliante che nessuno poteva vederci, nascosti nell'occhio della tempesta. Mi alzai in punta di piedi e lo baciai, pensando a tutti i pi grandi desideri del mio cuore: che Keton tornasse a camminare, che Baba potesse essere felice. E che Edan fosse libero. Uno per uno, avrei fatto in modo di realizzarli, a prescindere da cosa mi sarebbe costato.
Sii libero, Edan. Sii libero. Schiusi le labbra e appoggiai la fronte alla sua, mentre la meraviglia gli velava gli occhi. La mano inizi ad agitarsi contro il mio petto mentre il bracciale d'oro cominciava a fumare e a sibilare e una polvere dorata pioveva a terra come se fosse nient'altro che sabbia. Il vento la spazz via prima ancora che la luce dell'abito svanisse e le pareti di legno del palazzo tornassero a circondarci.
Era tutto finito. Con tutta la calma di cui ero capace, mi allontanai da Edan. Tutti i presenti nella stanza erano svenuti. Vasi e sedie erano rovesciati, le tazze da t in frantumi e le stoffe sparpagliate sul pavimento. L'imperatore fu il primo a riprendere conoscenza. Vidi Lord Xina aiutare Lady Sarnai ad alzarsi, per poi allontanarsi a una distanza rispettabile. Aveva la mandibola serrata, la bocca ridotta a una linea sottile e infelice. Quanto mi era familiare quell'espressione! L'avevo vista cos spesso sul viso di Edan.
Ammirate lo splendore e il potere di Amana comment l'imperatore, incrociando le braccia per scuotersi la polvere dalle maniche. Le mie congratulazioni, mastro Tamarin. Nessuno pu negare che abbiate soddisfatto i desideri di Lady Sarnai e vi siate guadagnato un posto alla mia corte.
Sprofondai a terra, inchinandomi. L'amuleto appeso alla sua fusciacca era spento, con una lieve crepa al centro che tagliava in due la figura del falco. L'imperatore, per, non l'aveva notato. Avevo la sensazione che non se ne sarebbe accorto, almeno finch non avesse visto la propria gloria svanire nello specchio.
Vi sollevo dai vostri doveri per il resto della giornata.
Udii a malapena il resto delle parole dell'imperatore mentre congedava me e tutti gli altri dal Padiglione delle Orchidee. Tutto ci che riuscivo a fare era andare a fuoco sotto lo sguardo ardente di Edan. Il suo viso era esangue, gli occhi affranti e confusi, i movimenti pesanti. Cerc di attirare il mio sguardo, ma non ebbi il coraggio di guardarlo, n quando mi restitu le forbici n quando mi sfior la spalla con il mantello mentre seguiva l'imperatore fuori dalla stanza.
Le guardie spalancarono le porte, lasciando entrare una folata di aria fresca. Via via che la stanza si svuotava, le ancelle di Lady Sarnai si affrettavano a rimettere in ordine. Nessuna fu abbastanza coraggiosa da venirmi ad aiutare a togliere il vestito, cos lo feci da sola e lo lasciai sulla sedia laccata di rosso dell'imperatore, avvizzito.
Lady Sarnai mi osservava, ma il suo sguardo era privo del solito alone di minaccia; era piuttosto uno sguardo forzato, rassegnato. Dandomi le spalle, scivol in un angolo e si sedette al telaio per il ricamo, il pi lontano possibile dall'abito che avevo posato sulla sedia dell'imperatore. Non allent i pugni nemmeno quando mi voltai per lasciare i suoi alloggi.
Non indossai il cappello; lo tenni lungo il fianco mentre camminavo per tornare nelle mie stanze. Le guardie si irrigidirono quando mi videro. Mastro Tamarin mormorarono, chinando il capo in segno di rispetto. Anche il ministro Lorsa, a poca distanza, chin il capo prima di andarsene via in tutta fretta.
Avrei dovuto sentirmi trionfante. Dopotutto, io, una semplice sarta di Porto Kamalan, avevo realizzato i leggendari abiti di Amana. Ero diventata la sarta imperiale di A'landi, la prima donna a rivestire questo ruolo. E avevo liberato Edan, un Lord stregone, dal suo voto millenario.
Eppure dentro di me avvertivo un senso di vuoto. Nell'attimo in cui avevo liberato Edan un'intensa sensazione di gelo mi aveva attraversato il corpo.
 libero ricordai a me stessa mentre crollavo sul letto. Questo  tutto ci che conta.
E con quel pensiero mi addormentai con il pi triste dei sorrisi sulle labbra.
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CAPITOLO 36.
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Edan non sorrideva, quando mi svegli. Aveva le braccia conserte sul petto ed era seduto sul bordo del letto. Il cambiamento era sottile, ma lo notai immediatamente.
Le spalle sembravano pi leggere, come se qualcuno le avesse appena sgravate da un terribile peso. Anche i capelli erano di un colore pi tenue, pi simile al nero dei semi di papavero che a quello della notte, il dorso del naso era appena meno inclinato e, per la prima volta, notai delle minuscole imperfezioni sul suo viso: una lieve cicatrice sopra l'occhio che non avevo mai visto prima, un piccolo neo sulla guancia. Il cuore mi si gonfi in petto quando le vidi.
Parl in tono tirato. Hai evocato Amana.
Non era una domanda, tuttavia annuii. Mi misi a sedere. La scorsa notte. Quando ho indossato il vestito, sono andata al Grande Tempio ed  venuta da me. Mi ha concesso un desiderio.
Imprec. Maia, di tutte le cose impulsive e stupide...
Che altro avrei dovuto desiderare? domandai a bassa voce. Io ti amo.
La luce del sole accarezzava il volto di Edan, proiettando su di lui un alone rosso rubino via via che la rabbia si dissipava. L'espressione di dolore che aveva negli occhi era pi eloquente di mille parole. Avrei dovuto farti bere.
Bere?
Quella pozione per tuo padre e tuo fratello... ce n' abbastanza anche per te. Mi avresti dimenticato. Saresti stata felice.
In quel momento ricordai che cosa mi aveva detto. La mia risposta, per, non era cambiata. Come potrei mai essere felice senza di te? Le parole mi si strozzarono in gola e mi accorsi di quanto fossero vere. Quella mattina ero stata felice, per un attimo fugace, quando avevo liberato Edan dal voto. Ma non avrei potuto esserlo per sempre. Sebbene mi rifiutassi di accettare la verit, nel profondo sapevo che, liberandolo, avevo fatto in modo che non potessimo mai stare insieme.
Non capisci che cos'hai fatto? disse allora. Adesso Bandur verr a cercare te.
Per me sarebbe stato devastante se tu fossi diventato come... come lui.
Edan mi scosse per le spalle. Sar devastante per me, se Bandur prender te. Non ti importa di questo?
Mi si spezz il cuore. Non avevo mai visto Edan cos vulnerabile, cos triste. Volevo stare con lui. La mia anima lo desiderava con tutta se stessa.
Dovrai pagare il prezzo per il suo giuramento infranto aveva detto Amana. Eppure Bandur non era venuto a cercarmi. Non ancora, per lo meno.
Bandur non mi avr. Mi trem la voce. Non pu avermi.
Non capisco, Maia. Gli occhi di Edan, cos chiari e azzurri al punto che non riuscivo a ricordare che fossero mai stati di un altro colore, esitarono. Che intendi dire?
Hai detto che i vestiti non appartengono a questo mondo ribattei, formulando lentamente la bugia. Hanno liberato anche me.
Lo sguardo di Edan era penetrante. Non mi credeva.
Guarda dissi allora, scostando i capelli per mostrargli il collo. Non c' nessun marchio.
Non c' perch Bandur ha trasferito la sua maledizione su di me.
E adesso quella maledizione  spezzata spiegai. Sei libero... dal voto e da Bandur. La lingua si fece pesante; mi faceva male dovergli mentire, eppure era pi facile di quanto avrebbe dovuto. Una strana, fredda sensazione mi pervase. Lo siamo entrambi.
Un muscolo guizz sulla mandibola di Edan mentre mi guardava negli occhi. Misi a tacere le emozioni, stupita da quanto fosse facile non provare nulla... e fare in modo che Edan non lo scoprisse. Non aveva pi magie n incanti per svelare le mie menzogne. Lo giuri?
Le cuciture che mi tenevano insieme minacciarono di cedere. Mi aggrappai al gelo che sentivo dentro; ne avevo bisogno per proteggere Edan. Lo giuro risposi pacatamente.
I suoi tratti allora si rilassarono. Mi aveva creduto. Se siamo davvero liberi, allora perch ho la sensazione che non possiamo comunque stare insieme? Che la piccola bottega in riva all'oceano che sogni di aprire sia ancora cos lontana?
I tamburi iniziarono a suonare, impedendomi di rispondere.
Lo shansen arriver presto dissi. Devi andare via. L'imperatore Khanujin non impiegher molto ad accorgersi che non siete pi legati. Lui... cambier.
Edan non voleva cedere. Vieni con me.
Oh, quanto avrei voluto farlo. Ma non potevo, non avrei potuto nemmeno se non gli avessi mentito riguardo a Bandur. Non potevo rischiare che accadesse qualcosa alla mia famiglia, nel caso in cui l'imperatore Khanujin avesse scoperto che ero stata io a infrangere il voto di Edan.
Scossi la testa, triste. Va'. Pi resti, pi sei in pericolo. Era chiaro che non bastava per convincerlo, cos aggiunsi: E anch'io.
Edan apr la bocca per ribattere, ma lo zittii.
Star bene qui. La corte  in subbuglio da quando tutti sanno che sono una donna... e che ho realizzato gli abiti di Amana. Terr impegnata la curiosit dello shansen e dell'imperatore abbastanza a lungo da permetterti di sparire.
Quando sei diventata cos coraggiosa, mia xitara? Mi prese la mano e la guard. Hai la mano fredda, Maia.
...  perch ho indossato l'abito dissi, ritraendola. Mi venne un nodo in gola e dovetti deglutire dolorosamente. Altre menzogne. Ti prego. Devi andare.
Allora mi strinse forte la mano. L'urgenza della situazione spazz via il dolore e la rabbia per quanto avevo fatto; Edan sapeva che avevo ragione: non c'era tempo. Custodisci gli abiti. Hanno un grande potere e ti parlano. L'imperatore sar debole senza di me. Non posso pi proteggere A'landi. Ma forse tu puoi.
Dove andrai?
A cercare una fonte di magia che esista al di l del voto.
Ed ... possibile?
Gli stregoni sono nati con la magia. Anche quando il voto viene infranto ne rimane un po' in noi, solo che non riusciamo a riattivarla. Ma i miei insegnanti mi hanno raccontato di uno stregone liberato ad Agoria che riusciva ancora a esercitare in parte la magia. Se  ancora vivo, forse potr aiutarmi.
Edan, ho espresso il desiderio perch tu fossi libero, non...
 cos che scelgo di essere libero mi interruppe con delicatezza. Finch non sapr che sei al sicuro da Bandur e da Khanujin, devo trovare un modo per proteggerti. E quando l'avr fatto, torner a prenderti e ti porter con me. Ora sei tu il mio voto, Maia Tamarin. E non ti libererai mai di me.
Gli presi la mano e me la premetti contro la guancia. Il calore si diffuse sul mio viso, sciogliendo il gelo. Lo so.
Mi sfior la fronte, accarezzandomi la pelle con le dita. Che Amana possa vegliare su di te finch non ti avr ritrovata.
Riuscii ad abbozzare un debole sorriso. Pensavo che non credessi negli di.
Sto iniziando a farlo disse seriamente. Proprio come sto iniziando a credere che tu sia la migliore speranza per A'landi. Allung una mano verso il pavimento e mi porse il nostro tappeto. Prendi questo. Se mai fossi in pericolo, usalo per fuggire, per trovarmi.
Dovresti tenerlo tu.
Non pu pi sentirmi, ormai. Nonostante si sforzasse di nasconderlo, nella voce di Edan c'era una nota di tristezza.
Mi strinse e mi baci. Con foga, poi profondamente, come se l'intensit del suo amore potesse farmi cambiare idea e convincermi ad andare con lui. Mi lasci senza fiato. Mi aggrappai al suo collo, restando ad ascoltare il battito regolare del suo cuore.
Mi accarezz i capelli, poi mi prese il viso fra le mani e mi sollev la testa in modo da guardarmi negli occhi. Grazie, Maia, per avermi liberato.
Prenditi cura di te sussurrai. Ricorda che adesso sei mortale. Non fare nulla di stupido e non metterci troppo a tornare da me.
Un flebile sorriso gli sfior le labbra. Non lo far.
Distric le dita dalle mie; poi, con un ultimo bacio, si volt e se ne and.
Avrei voluto piangere, ma le lacrime non volevano arrivare. Una sensazione di gelo mi attanagliava il cuore, torcendolo sempre pi forte come se fosse sul punto di spezzarlo. Stordita, chiusi le tende, lasciando che le ombre inondassero la stanza.
Udii suonare i tamburi del tempio, segno che l'imperatore era arrivato per le preghiere di mezzogiorno per celebrare il sole rosso. Il suono fece tremolare l'acqua nel catino.
Affondai le dita nell'acqua e mi lavai la faccia.
Hai liberato il tuo stregone mormor una voce cupa e increspata. Hai commesso un errore, Maia Tamarin. Un grave errore. Ti avevo avvertita che, se Edan avesse infranto il voto, sarei tornato a prenderti.
Rimasi impietrita. Non riuscivo a capire da dove provenisse quella voce. Sembrava risuonare dalle pareti.
Guarda di nuovo sussurr la voce.
Deglutii, poi mi spostai nel laboratorio. Al telaio non c'era nessuno, cos come erano vuoti il tavolo e le sedie. Tornai in camera da letto... ed ecco Bandur, nello specchio.
Sapevi mi disse che un tempo si suonavano i tamburi per spaventare i demoni?
Tirai indietro le spalle e raddrizzai la schiena. Se sei venuto per me, non ho paura.
La voce tremante ti tradisce, Maia Tamarin mi schern Bandur. Voglio solo scambiare qualche parola con te. Il demone assunse le sembianze di Sendo, che mi sorrise dallo specchio. Forse questo ti aiuter.
Lascia mio fratello fuori da questa storia sbottai.
Bandur rise e i suoi tratti si modificarono fino a tornare alla forma usuale. Mi hai sorpreso, Maia Tamarin. L'anima di Edan era una grande ricompensa, ma tu, la sarta che ha evocato e portato in vita Amana, potresti essere ancora pi preziosa.
Se sei venuto per portarmi a Lapzur, allora fallo. Strinsi i pugni cos forte che le unghie mi si conficcarono nei palmi. Oppure non hai la forza per allontanarti cos tanto dal tuo regno?
Bandur fluttu sulla superficie dello specchio, con gli occhi vuoti di ossidiana che sanguinavano cenere e morte mentre mi fissavano. Non ho bisogno di portarti a Lapzur. Con la mano perfor lo specchio, e indietreggiai. Verrai di tua spontanea volont.
Non torner mai in quel posto pieno di insidie sbottai. Mai.
Lo vedremo disse allora Bandur con una risata. Ora che il tuo amato stregone  libero, non pu proteggerti da me. A tempo debito, supplicherai per prendere il mio posto come guardiano di Lapzur.
La sua sicurezza mi fece contorcere lo stomaco per il terrore. Stai delirando, demone.
Davvero? gracchi. Se fossi stata una semplice ragazza, il tuo destino sarebbe stato pi facile. Avrei sparpagliato le tue ossa sulla Terra cos che la tua anima vagasse senza tregua. E invece no: Edan aveva ragione. Non sei una semplice ragazza. Quindi adesso il prezzo che dovrai pagare sar pi alto. Amana ti aveva avvertito.
Avrebbero dovuto tremarmi le ginocchia e lo stomaco si sarebbe dovuto restringere, eppure non provavo nulla. Lo guardai con aria di sfida. Non ho paura.
Allora  gi cominciato comment Bandur. I demoni non provano paura.
Il gelo che mi sgorgava dal petto proruppe e mi lasciai sfuggire un grido soffocato. No. No.
S, a ogni secondo che passa stai diventando un po' pi come me. Presto i tamburi non faranno altro che ricordarti il cuore che un tempo possedevi. Ogni battito che perdi, ogni brivido che ti sfiora  un segno dell'oscurit che ti sta avvolgendo. Un giorno ti porter via da tutto ci che hai conosciuto e amato: i tuoi ricordi, il tuo volto, il tuo nome. Nemmeno il tuo stregone ti amer pi, quando ti risveglierai nel corpo di un demone.
No! gridai, battendo il pugno contro lo specchio. Questo non  vero.
Bandur mi afferr per il polso, graffiandomi la pelle con le unghie nere. Sii felice, Maia. Non durer.
Poi se ne and.
Lentamente, mi accasciai a terra. Bandur doveva aver mentito. Non era vero. Non poteva esserlo.
Avrei voluto piangere, ma dagli occhi non usciva una sola lacrima. E per quanto mi sforzassi di provare paura, non ci riuscivo. Nel profondo sapevo che Bandur aveva ragione. Avevo uno squarcio nell'anima, un vuoto tutto nuovo nel quale le ombre si infiltravano per posarmisi sul cuore. Ben presto mi avrebbe distrutta e sarei diventata come lui. Un demone.
Io sono Maia Tamarin dissi allo specchio. Figlia di Kalsang e Liling Tamarin, sorella di Finlei, Sendo e Keton. Deglutii. Innamorata di Edan. Lo ripetei pi e pi volte, ricordando i volti dei miei genitori, dei miei fratelli e di Edan, ricordando l'infanzia in riva all'oceano e l'amore per la seta, i colori e la luce. Ricordai ci che avevo perso e guadagnato e il dolore per il fatto che Edan se n'era andato senza sapere che l'avevo deluso. Finalmente giunsero le lacrime, soffocandomi per l'emozione mentre mi dondolavo avanti e indietro.
Mi mancavano cos tanto Baba e Keton. Cos tanto.
Sii felice mi aveva presa in giro Bandur. Non durer.
Come avrei potuto essere felice senza la mia famiglia? Avevo immaginato che andando a palazzo avrei salvato Baba e il negozio, ma mi ero sbagliata di grosso. E adesso, senza Edan...
D'un tratto ricordai il dono di Edan e le sue parole: Porter un po' di felicit nella tua famiglia.
Mi strofinai gli occhi e frugai in fretta e furia nel baule in cerca dell'ultima noce che Edan mi aveva donato. Quando la trovai, la strinsi nel pugno, aggrappandomi al suo calore.
Non avrei permesso a Bandur di prendermi l'anima senza lottare.
Avevo bisogno di rivedere la luce negli occhi di Baba, di vedere Keton camminare di nuovo. Avevo bisogno di ricordare che cosa si provasse a essere felice. Anche solo per un'ultima volta.
Afferrando le forbici, ricomposi quel che restava del tappeto magico fino a farlo vibrare e infondergli nuova vita.
A casa. Stavo per tornare a casa.
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CAPITOLO 37.
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...
Giunsi a Porto Kamalan poche ore prima del tramonto. Le strade erano deserte; tutti erano a casa a celebrare il sole rosso e nemmeno i venditori ambulanti erano in giro a smerciare le loro mercanzie. Intravidi il padre di Calu nel suo forno, intento come ogni pomeriggio a mescolare farina, olio, zucchero e acqua per l'impasto dei panini dell'indomani, ma lui non mi vide. Nessuno mi vide.
Il negozio era chiuso, ma sapevo che Baba era distratto e che doveva aver dimenticato di chiudere a chiave. Con il tappeto arrotolato sotto il braccio, entrai in silenzio.
Non era cambiato niente: pile di camicie di lino giacevano piegate sul bancone, le ragnatele si tendevano negli angoli e il tegame per il carbone di Baba era appoggiato contro uno sgabello basso.
Chi ? gracchi una voce da qualche parte dietro il bancone: se avessi dovuto tirare a indovinare, avrei detto che proveniva dal piccolo altare accanto alla cucina. Baba entr lentamente nella parte anteriore del negozio, trascinando i piedi.
Vedere mio padre mi tolse quasi il fiato per l'emozione. Baba!
Riconobbe la mia voce ancora prima della mia figura; poi spalanc gli occhi.
Santi numi, Maia!. Ebbe un sussulto. Avresti dovuto scrivere che stavi per tornare.
Non posso restare a lungo dissi, cercando di rimanere nell'ombra. Avevo gli occhi rossi per il troppo pianto e non volevo che se ne accorgesse.
Baba mi accompagn dentro. L'imperatore ti ha concesso una vacanza?
S.
Non pensavo che l'avrebbe fatto, ora che sei la sarta imperiale. Baba mi strinse le spalle. Mia figlia, il sarto dell'imperatore.  stato difficile mantenere il segreto, soprattutto perch sono cos fiero di te.
Non devi pi farlo. L'imperatore ha detto a tutti che sono una donna.
Davvero? Baba si raddrizz. Allora, sia lode ad Amana,  davvero magnificente come dicono.
Strinsi le labbra invece di rispondere. Il sole rosso era basso nel cielo, ma la sua luce filtrava dalla finestra della cucina e mi riparai gli occhi dal riflesso. Dov' Keton?
Sei a casa in tempo per la cena? giunse una voce alle mie spalle. Grazie agli di. Baba mi ha incaricato di occuparmi della cucina. Ma adesso che sei tornata...
Keton sussurrai. Feci scivolare la mano dentro la tasca in cui tenevo la noce che mi aveva dato Edan e la strinsi mentre osservavo mio fratello che arrancava in avanti, trascinandosi mentre si sorreggeva alla parete. Mi precipitai ad aiutarlo, infilandomi sotto la sua spalla e avvolgendogli un braccio intorno alla vita in modo che potesse appoggiarsi a me.
Attenta, Maia mi rimprover scherzosamente. Queste ossa stanno ancora guarendo. Me le spezzerai, se mi stringi cos forte.
Gli angoli degli occhi mi si inumidirono e la gola mi si gonfi. Lo lasciai andare. Puoi camminare?
A fatica rispose Keton, appoggiandosi stancamente al muro.
Avevi detto che avresti fatto un passo per ogni giorno in cui sarei stata via.
Maia mi rimbrott Baba in tono severo.
Al mio fianco, Keton chin il capo. Ci ho provato. Ci ho provato davvero, Maia.
Il cuore mi sprofond in petto, ma sorrisi in modo che Keton non potesse leggere la tristezza nei miei occhi.
Appoggiai il tappeto al muro e mi guardai intorno. Il negozio era pi ordinato di prima, ma di poco. Vidi le mie lettere sparpagliate sul tavolo da taglio, con i bordi consumati, e per un attimo mi domandai se la sabbia che avevo racchiuso fra le pieghe della carta fosse riuscita ad arrivare fino a Porto Kamalan. Non ebbi cuore di controllare.
Sul tavolo della cucina c'erano una fila di candele consumate per met e un mucchio di seta cucita solo in parte. Accarezzai la seta; era satinata e lucente, di quella che potevi comprare solo dai mercanti sulla Strada.
Hai ricominciato a cucire mi meravigliai, sentendo la scatola degli spilli tintinnare nella tasca di Baba mentre mi seguiva. Il denaro che ti ho mandato non  bastato?
Ci hai mandato troppi soldi mi rimprover Baba. Ho dovuto darne via la met in modo che le vicine la smettessero di domandare da dove venissero e dove fossi andata. Sono astute, le mogli dei pescatori, ma non fanno la spia... almeno non dopo aver ricevuto un centinaio di jen.
Ero preoccupata che non aveste abbastanza cibo dissi, sollevata.
Preoccupati di pi delle abilit di cucito di Keton.
Sto migliorando protest mio fratello.
S, finalmente adesso sa cucire i bottoni.
Keton fece una smorfia. Che mi dici di te, Maia? chiese, studiandomi in viso. Sembri... diversa.
Indossavo i suoi vecchi abiti: quelli che avevo preso la notte in cui avevo deciso di andare via di casa. Ma sapevo a cosa si riferiva. Ero davvero diversa.
Avevo combattuto contro i fantasmi e toccato le stelle. Scalato una montagna fino alla luna e soggiogato la furia del sole. Come potevo essere la stessa ragazza che un tempo sedeva tutto il giorno in un angolo a rammendare strappi e a fare esercizi di ricamo?
Tuttavia non raccontai nulla di tutto ci mentre aiutavo Keton a raggiungere la sedia e gli stendevo una coperta sulle gambe. Dei tamburi tuonarono in lontananza e il loro suono mi fece trasalire. Che cos'?
Provengono dal tempio rispose Keton, aggrottando la fronte nel vedermi turbata. Maia, stai bene?
Sono solo stanca tagliai corto. Ho affrontato un lungo viaggio.
Era la prima bugia che avessi mai detto a mio fratello. Non stavo affatto bene e, quando guardai Baba, capii che lo sapeva anche lui. Strinsi la noce di Edan nella mano. In un certo senso mi dava la forza di sapere che, se quella era l'ultima volta che avrei visto i miei familiari, almeno avrei fatto loro del bene.
Allora disse Keton. Raccontami tutto.
Mi sedetti sullo sgabello accanto alla sua sedia, ancora turbata dai tamburi. Il loro rintocco era un continuo contrappunto al battito irregolare del mio cuore. Che c' da raccontare?
Andiamo, Maia. Sei stata via per mesi. Sei la sarta imperiale. Hai incontrato l'imperatore e la figlia dello shansen. Devi pur avere una storia da raccontare.
Gli sfiorai le ginocchia e guardai di nuovo la pila di abiti di Baba da rammendare. Sarebbe stato cos facile restare l con loro, prendermi cura del negozio e dimenticare tutto l'accaduto. Se solo avessi potuto. Non so nemmeno da dove cominciare.
Comincia dal principio mi esort Baba. Raccontala come se fosse una storia, come quelle che Sendo inventava per te. Allora saranno le parole a venire da te.
S, Sendo mi raccontava sempre delle favole. Quanto avrebbe amato la mia, se fosse stato ancora vivo: la storia di una ragazza che aveva intessuto il sole, la luna e le stelle in tre abiti, una ragazza che un demone aveva giurato di possedere.
Ed era anche la storia di un ragazzo che sapeva volare ma non nuotare. Un ragazzo con i poteri di un dio ma con le catene di uno schiavo. Un ragazzo che mi amava.
Era una storia ancora da scrivere.
Feci un respiro profondo, poi raccontai loro delle prove, dei mastri sarti che avevo conosciuto e contro i quali avevo gareggiato, e della richiesta di Lady Sarnai di confezionare per lei i tre abiti del sole, della luna e delle stelle. Narrai del mio viaggio con Edan nelle terre di A'landi, attraverso il deserto di Halakmarat e Agoria, fino alle Isole Dimenticate di Lapzur, e dell'incantesimo che circondava l'imperatore Khanujin quando Edan gli stava accanto. Tuttavia, man mano che mi avvicinavo alla fine della storia, vedevo che il viso di Baba si faceva sempre pi cupo. Per quanto tentassi di nascondere le emozioni, lui riusciva sempre a leggermi dentro. Sapeva che stavo tralasciando qualcosa, e aveva ragione.
Via via che il giorno invecchiava le ombre mi avvolsero e sprofondai nel loro abbraccio per nascondermi dallo sguardo indagatore di Baba. Non potevo dirgli che mi ero innamorata dello stregone dell'imperatore, n che il potere degli abiti di Amana l'aveva liberato... o che ero stata maledetta da un demone.
 una bella storia, Maia comment Baba quando ebbi terminato. Dunque  grazie a te se l'imperatore e Lady Sarnai convoleranno a nozze.
Dimmi di pi dei fantasmi e dei demoni mi incalz Keton. E di questo stregone.
Pi tardi, Keton. Baba mi guard e aggrott la fronte. Maia, non hai un bell'aspetto.
Sono solo stanca. Forzai un sorriso, ma avevo i pugni stretti. Una folata di vento si intrufol da una delle finestre. Keton, stai tremando. Ti preparo del t.
Non sto tremando protest mio fratello, ma ero gi in piedi.
Infilai la mano in tasca e tirai fuori la noce. Con destrezza la spaccai come un uovo: un liquido dorato, denso come il miele, scintill davanti a me e il profumo di zenzero perme l'aria. Cominciai a svuotarne il contenuto nella teiera, ma all'ultimo momento vacillai. Avevo assistito a molti prodigi di Edan, abbastanza da avere fiducia, eppure... non era per via della magia che Baba mi aveva sempre definito quella forte. Essa mi aveva cambiato, ma non mi aveva mai resa pi forte... n pi felice. Come avrebbe potuto funzionare per Baba e Keton?
Mi stavano aspettando, cos nascosi la noce dietro una delle nostre piante in vaso. Afferrai la tazza pi vicina e la riempii. Il peso del t me la premette contro il palmo e il calore mi raggiunse un secondo pi tardi. La pelle mi solletic per il tepore e porsi la tazza a Keton, poi ne versai un'altra per Baba. Infine presi una tazza per me.
Festeggiamo la mia investitura come sarta imperiale dissi, sperando che la voce non mi uscisse di bocca strozzata. Brindiamo al matrimonio dell'imperatore Khanujin con la figlia dello shansen. E preghiamo che il suo successo mi permetta di tornare pi spesso a casa.
Alla pace brind Baba. Scol la tazza, poi anche Keton bevve il t in un solo sorso e si asciug la bocca con il dorso della mano.
Li osservai entrambi, sperando con tutto il cuore di aver fatto la scelta giusta.
Mi stai fissando, Maia. Ho delle foglie di t sul naso?
Mi accovacciai al suo fianco, stringendogli le mani, e sorrisi. No, sono solo felice di vederti. E di vedere Baba. E di essere di nuovo a casa.
Mi strinse a s. Ricordi la nostra ultima mattina a Gangsun? domand Keton a bassa voce. Mi rifiutavo di andare via e mi arrampicai su un albero per nascondermi, cos nessuno mi avrebbe trovato.
Me lo ricordavo. Cadesti e ti rompesti un braccio.
Faceva cos male che temevo che non sarei pi stato in grado di usarlo, ma avevo pi paura di Finlei. Keton rise sommessamente. Mi rimprover fino a farmi fischiare le orecchie. Poi per mi stecc il braccio e, una volta guarito, mi aiut a fare esercizio per riacquistare la forza.
Le mani di Keton si fermarono e il respiro torn a essere regolare. Per anni avevo dimenticato il ricordo di quella mattina, eppure, dopo che te ne sei andata, ci ho ripensato ogni giorno. Infine, confess: Credo di avere avuto paura anche di te. Non che mi rimproverassi. Ma che ti avrei delusa.
Ero lieta che mi stesse tenendo le mani, perch per un istante persi l'equilibrio quando indietreggiai per la sorpresa. Keton...
Ci ho provato continu, zittendomi mentre mi raddrizzava. Ogni mattina, ogni sera. Certi giorni erano meglio di altri, ma ogni volta finivo per cadere. Non volevo cadere quando fossi tornata. Prima che Baba potesse dire qualcosa, si scost la coperta. Le ginocchia tremarono e allung le mani per fermarle.
Sei stata via a lungo, sorella disse, e ti avevo promesso un passo per ogni giorno, ma non ti avevo promesso che quei passi li avrei fatti tutti in una volta. Inspir, si trascin fino all'orlo della sedia e piant saldamente i piedi per terra. Fatic ad alzarsi senza appoggiarsi alle pareti o a Baba, ma non accett il mio braccio quando glielo porsi.
Stringendo forte le dita intorno al bastone, lo piant a una distanza di sicurezza di fronte a s, trascin un piede in avanti e colm la distanza con un passo. Poi un altro. E un altro ancora, finch non sentii Baba trasalire mentre Keton avanzava traballante verso di lui.
Tre passi e mio fratello croll sulla sedia accanto a lui. Lo abbracciai.
Per ora sono tre disse Keton, sorridendo mentre mi scompigliava i capelli. Ne terrai conto, Maia?
Preferirei contare i tuoi sorrisi che i tuoi passi, caro fratello risposi. Ci che mi importa di pi  essere qui, a casa con te e Baba.
Baba allora ci raggiunse e ci abbracciammo. Era passato cos tanto tempo da quando eravamo stati insieme in quel modo che non avrei pi voluto lasciarli andare. Quando mi inginocchiai accanto a mio fratello, Baba inizi a raccontarci storie di quando eravamo bambini, di come Keton mi mettesse sempre i vermi fra i capelli e di quanto Baba si preoccupasse che non sarei mai stata riconosciuta come una vera sarta, come era mio diritto. E rideva. Sentii ridere mio padre per la prima volta dopo anni.
Il crepuscolo ci raggiunse troppo in fretta. Baba cerc di accendere le candele, ma le sue palpebre si abbassarono, appesantite dal sonno. Lo accompagnai a riposare, poi, con delicatezza, aiutai Keton a mettersi a letto.
Recuperai la noce dove l'avevo lasciata, ancora tiepida e lucente. Ancora l in attesa che io ne bevessi il contenuto. Che fossi felice, come mi aveva detto Edan. Ma per me era troppo tardi. Vedere mio padre ridere e mio fratello camminare e vedere Edan finalmente libero: quella era tutta la felicit che mi serviva. Sarei rimasta aggrappata a essa il pi a lungo possibile... finch Bandur non avesse preso la mia anima, un pezzo alla volta.
I tamburi tuonarono ancora, in lontananza, ma pi svelti. Il cuore ebbe un sussulto. Forse, se fossi rimasta, la profezia di Bandur non si sarebbe compiuta. Forse, se non fossi tornata indietro, avrei potuto salvare ci che ero.
No. Amana mi aveva avvertito sul prezzo che avrei dovuto pagare per salvare Edan. E neppure in altre mille vite avrei fatto una scelta diversa.
Rovesciai il contenuto della noce sopra un germoglio di bamb in vaso, sul davanzale della finestra. La pianta si fece pi verde via via che assorbiva la magia di Edan. Uno spettacolo che da una parte mi trafisse il cuore e dall'altra lo gonfi di gioia.
Mi sedetti accanto alla branda di Keton. I suoi occhi erano gi chiusi per met e un sorriso gli sfior le labbra. Lo baciai sulla fronte e premetti la guancia sulla sua. Dormi, caro fratello.
 tutto reale? mormor, stringendomi la mano. Sei davvero qui? Baba ha davvero riso?
S, s risposi. Sono qui. E Baba ha riso. E lo far, ancora e ancora, finch non saremo pi in grado di dimenticarne il suono... perch siamo insieme. E lo saremo di nuovo molto presto. Ora dormi.
Ascoltai il suo respiro rallentare. Si snodava dentro e fuori, dentro e fuori... con quel ritmo regolare che indicava un sonno ormai profondo. Avvolsi una coperta intorno alle spalle di Baba e tirai su quella di Keton per coprirlo fino al petto. Poi, attenta a non fare rumore, uscii dal negozio.
Gli ultimi strascichi del sole rosso tingevano l'orizzonte di un colore cremisi. Mi riparai gli occhi dalla luce e mi sedetti sul mio tappeto. Nella vetrata del negozio di Baba, un'ombra attravers il riflesso dei miei occhi, facendoli scintillare di un rosso sanguigno.
Un brivido mi corse gi per la schiena.  soltanto un gioco di luce dissi fra me e me. Causato dal sole rosso.
Rimasi a guardare il cielo finch gli ultimi sprazzi di luce svanirono, spazzati via dal nero della notte. Tuttavia, mentre veleggiavo sulle acque scintillanti di Porto Kamalan per tornare a palazzo, quel brivido mi si insedi nelle ossa. Sapevo di aver concluso il racconto a Baba e a Keton con un tocco di meraviglia. Avevo avuto paura di dire la verit, cio che il mio ritorno a casa non era la fine della mia storia.
Ma un nuovo, terribile inizio.
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FINE.
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RINGRAZIAMENTI.
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Il mio libro non sarebbe fra le vostre mani senza Gina Maccoby, la mia coraggiosa agente. Grazie, Gina, per aver visto qualcosa di speciale nel mio modo di scrivere e per avermi dato una chance, per avermi aiutata a perfezionare la scrittura nel miglior modo possibile e aver creduto in me attraverso gli alti e bassi del mio percorso verso la pubblicazione. Sei la mentore che ho sempre sognato di avere.
Grazie a Katherine Harrison, straordinaria editor. Ho capito fin dall'inizio che Maia aveva trovato in te la sua casa e sono grata che il destino abbia fatto in modo che il mio libro finisse nelle tue mani. Grazie per aver reso la sua storia ancora pi tenace con le tue correzioni acute e per aver sostenuto Spin the Dawn in modi che non credevo nemmeno possibili.
Un ringraziamento di cuore alla squadra di Knopf BFYR: Alex Hess, Alison Impey, Julia Maguire, Mary McCue, Jaclyn Whalen, Alison Kolani, Tracy Heydweiller, Jake Eldred, Artie Bennett, Janet Renard, Amy Schroeder e Barbara Perris per l'incredibile entusiasmo, il tempo e lo sforzo che avete investito nel far s che questo libro diventasse non solo una realt, ma anche un'opera d'arte da leggere, stringere e amare.
Grazie a Tran Nguyen, per l'incredibile copertina che ha dato vita a Maia Tamarin. Ho perso il conto di quante ore ho trascorso ad ammirarla. Non avrei potuto immaginarne una pi adatta e mi piace da impazzire. A Virginia Allyn, grazie per la tua mappa sbalorditiva; il mio cuore palpita ancora ogni volta che noto un nuovo dettaglio.
Ringrazio Doug Tyskiewicz e Leslie Zampetti, i miei compari di critica: sono convinta che una delle cose pi difficili della scrittura sia trovare un solido gruppo di critica fatto di autori amici di cui poter apprezzare il lavoro e la compagnia. Sono cos fortunata ad aver trovato voi due, e ancora pi fortunata a potervi chiamare entrambi amici.
A Patti Lee Gauch, grazie per i suoi consigli sulla voce (non guardatemi male!), che mi hanno cambiato la vita, e per avermi ispirata ad accendere la scintilla della mia passione per la scrittura. A Gregory Maguire e a Patricia McMahon, grazie per avermi ricordato di disfare le fila delle mie favole preferite e mantenere salda la tenacia di Maia. Inoltre, sarebbe una mancanza da parte mia non includere Nancy Sondel e i meravigliosi adolescenti e adulti del Pacific Coast Children's Writers Workshop, che mi hanno dato un prezioso riscontro su Spin the Dawn durante le fasi iniziali.
Un grazie ai miei amici scrittori Liz Braswell, Kat Cho, Bess Cozby, Suzi Guina, Joanna Ruth Meyer, Lauren Spieller, June Tan e Swati Teerdhala, per l'amicizia e i consigli, oltre che per essersi emozionati insieme a me per ogni aggiornamento letterario e per aver sofferto con me sopra ogni bozza e revisione. Ho imparato moltissimo da tutti voi. Grazie anche a Roselle Lim, per l'approfondimento sulle scuole di ricamo cinesi e la conoscenza in fatto di cucito; a Sarah Neilson, per il suo riscontro puntuale, che nella maggior parte dei casi ha contribuito a rafforzare la storia di Spin the Dawn; a Heidi Heilig, una vera e propria macchina di incoraggiamento per gli aspiranti scrittori; e a Jen Gaska di Pop! Goes the Reader, per aver cortesemente ospitato l'annuncio della copertina di Spin the Dawn.
Una grande menzione per gli Electric 18s, per essere stati il gruppo di debuttanti pi incredibile che una ragazza potesse desiderare. Mi avete fatto sentire come se fossi parte di una grande famiglia felice. Voglio inoltre prendermi un momento per ringraziare gli insegnanti e i professori con cui ho avuto il privilegio di studiare durante il mio viaggio per diventare un'autrice: grazie per avermi incoraggiato a rischiare e a essere creativa.
E, naturalmente, grazie a tutti gli amici scrittori, lettori, librai, bibliotecari di Goodreads e blogger che ho conosciuto negli ultimi due anni - in modo virtuale o nella vita reale - e che hanno fatto cos tanto per farmi sentire la benvenuta nella comunit della letteratura per ragazzi. Grazie a voi, il futuro dei libri e dell'arte del racconto - il nostro futuro -  pi brillante che mai.
Un ringraziamento di cuore (insieme a grandissimi abbracci) a Diana Link, Joyce Lin, Eva Liu, Evelyn Lu e Amaris White - alcune delle mie pi care e vecchie amiche - per aver letto i miei romanzi d'esordio, per avermi incoraggiata negli anni e aiutata a non impazzire nel corso di innumerevoli scambi di messaggi di testo e telefonate quando desideravo disperatamente diventare un'autrice pubblicata, oltre che per avermi prestato i vostri occhi e le vostre orecchie critici (e, cosa non meno importante, per avermi raccontato cosa si provi davvero a cavalcare un cammello e a scalare una montagna con le piccozze).
Questo libro non sarebbe mai esistito senza il sostegno della mia famiglia. Grazie alla mia po po, per avermi messa seduta accanto a lei mentre lavorava alla macchina per cucire, quando ero piccola, e avermi raccontato tutte le sue storie. Sei una delle donne pi forti che conosca, nonna.
Ai miei genitori, grazie per avermi insegnato il valore della perseveranza fin da quando ero bambina. A pap, per aver acceso in me l'amore per le favole, per essere fiero di me a prescindere da quale strada io abbia scelto di percorrere... pur consigliandomi sapientemente di lavorare sodo e di dare il meglio di me nel perseguire i miei sogni. Tutto ci che ho realizzato  stato possibile grazie alla tua saggezza. Alla mamma, il cui talento per le arti e i mestieri non ha mai smesso di stupirmi: grazie per avermi incoraggiato a essere creativa. Non sarei la musicista o la scrittrice che sono oggi senza il tuo aiuto.
A mia sorella Victoria, grazie per avermi spinto a dare al libro una piega pi romantica (come sempre, ah, ah!), per essere la mia cassa di risonanza ogni volta che ho bisogno di un'opinione onesta e per avermi consigliata in fatto di design e moda. La mia vita sarebbe molto pi solitaria (e meno divertente) senza di te.
Ma soprattutto, grazie a Adrian, mio marito, amore e migliore amico. Grazie per avermi nutrito con innumerevoli colazioni e cene e per avermi ricordato di mangiare a pranzo quando ero cos immersa nella stesura del testo da dimenticare di farlo, per aver passato ore a leggere le bozze e avermi suggerito modifiche radicali (e fornito un non meno prezioso incoraggiamento) quando ne avevo bisogno, per avermi abbracciato durante i momenti no e per aver riso con me in quelli s, e per avermi comprato una sedia da ufficio pi comoda. Sei la mia ispirazione e la mia gioia.
Grazie alla nostra bambina, Charlotte, i cui contagiosi sorrisi e risatine mi rendono ansiosa di alzarmi ogni mattina per passare del tempo insieme. Non vedo l'ora di leggere, cantare, ballare... e scrivere insieme a te.
E infine, grazie a te, caro lettore. Per aver scelto questo libro e avergli dato una chance, per avermi seguito nelle terre lontane della mia immaginazione ed essere arrivato (almeno spero) fino in fondo. Alla prossima!
...
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...
FINE.